I giornali di oggi / Malaffare e politica a 5 Stelle

Focus

I quotidiani dedicano grande spazio all’inchiesta romana sulla corruzione che vede coinvolti esponenti di primo piano del Movimento grillino

La vita è dura anche per i vincitori. La crisi con la Francia e gli arrestati per corruzione legati alla progettazione e costruzione del nuovo stadio della Roma si dividono equamente le prime pagine dei giornali. La Repubblica ha una grande immagine di Salvini a mani giunte e sopra il titolo: “Macron non si scusa, Salvini ordina: niente vertice”. A centro pagina c’è il titolo con maggior evidenza: “Roma, lo stadio della corruzione. Sotto accusa il sistema Raggi. Arrestati il costruttore Parnasi e il superconsulente M5S. Nell’inchiesta pure fondi alla Lega”. Il Corriere della Sera dedica il titolo di centro pagina alla crisi sui migranti: “Congelato il vertice di Parigi”, mentre la spalla di prima pagina è tutta per l’affaire romano “«Spenderò qualche soldo sulle elezioni». La rete del costruttore dello stadio di Roma. L’imbarazzo M5S. Di Maio da Raggi”. Il Messaggero apre con “Stadio, la cupola” di Parnasi” e nel sommario spiega: “Soldi e favori, nove arresti: dal costruttore a Lanzalone (consulente Raggi) all’ex assessore pd. Indagati esponenti M5S e FI. I pm: «Corruzione sistematica». Timori cinquestelle per il governo”. E sotto il titolo dedicato ai rapporti Italia-Francia: “Macron: niente scuse all’Italia. Conte rinvia il vertice di Parigi”. Il Tempo, altro quotidiano della Capitale, gioca con le parole e titola “Onestadio” e nel sommario scrive: “I 5 stelle nella maxi-retata per corruzione. C’è l’uomo di Grillo, il capogruppo Ferrara. Nelle carte spuntano altri. La Raggi trema”.
Il Giornale sceglie un titolone a piena pagina: “Arrestato l’uomo di Grillo”, mentre La Stampa titola su due righe in prima pagina: “Roma, tangenti ai politici per lo stadio. Adesso l’inchiesta spaventa il governo” e nella riga di sommario aggiunge: “La rete del costruttore Parnasi con l’uomo di fiducia di Di Maio: “Pago, per me è un investimento”. Il Fatto Quotidiano apre con “La retata del cambiamento” e nel sommario: “In manette per corruzione e altro il costruttore parnasi (che finanziò pure la onlus leghista), il ‘Mr Wolf’ 5Stelle Lanzalone, consiglieri Pd e Fi”.

Tangenti, favori e assunzioni

«Luca è stato messo a Roma da Grillo per il problema dello stadio insieme al professor Fraccaro e a Bonafede». Luca è Luca Lanzalone, finito ieri in manette, e a pronunciare queste parole, intercettate dai magistrati, è Parnasi, durante una cena con l’imprenditore Pietro Salini e il faccendiere Luigi Bisignani. Ecco cosa scrive Fiorenza Sarzanini a pagina 3 del Corriere della Sera, nell’articolo intitolato “Tangenti, favori e assunzioni. «Senza di me problemi per Raggi»”: “L’imprenditore Luca Parnasi ormai era lanciato: «Dobbiamo capitalizzare il super rapporto con il Comune di Roma». E parlando con i collaboratori elencava i nuovi progetti da realizzare grazie alle ottime relazioni personali create con alcuni esponenti dei 5 Stelle”.

“Spenderò qualche soldo per elezioni”: il ‘manifesto politico’ del malaffare

Sul Messaggero, le giornaliste Valentina Errante e Sara Menafra spiegano come si ungeva il sistema per farlo andare nella direzione ‘giusta’: “Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma raccontano come l’imprenditore sarebbe riuscito a superare gli ostacoli alla costruzione dello stadio della Roma, avvicinando le “nuove forze politiche”, pagando contributi elettorali, distribuendo consulenze, promettendo posti di lavoro. Nell’impresa impossibile di superare l’opposizione Cinquestelle alla costruzione del nuovo stadio arriva grazie a un personaggio centrale, Luca Lanzalone, presidente di Acea ma, soprattutto, consulente per il Campidoglio sul dossier stadio”.
Ma per comprendere bene la ‘filosofia’, molto anni 80, che c’era dietro al sistema, non c’è nulla di meglio delle parole intercettate dell’imprenditore Luca Parnasi. Sono un vero e proprio “manifesto politico” del malaffare. Leggiamole dal Messaggero: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni, che poi vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici. Anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare…Adesso è un investimento moderato, prima spendevo cifre che manche te le racconto», dice l’imprenditore nell’intercettazione che il gip Maria Paola Tomasello definisce «il manifesto programmatico» di una associazione a delinquere…”.

Incubo a 5 Stelle

“Si sono risvegliati in un incubo – scrive Valeria Di Corrado sul Tempo – Dopo aver fatto della legalità e dell’onestà il proprio vessillo, la cifra che li differenziava dai tradizionali partiti incrostati al potere, i Cinque Stelle ieri, guardandosi allo specchio, hanno scoperto drammaticamente di non essere diverso da chi li ha preceduti”. E Giovanni Orsina sulla Stampa: “È evidente però che, in questa vicenda, il coinvolgimento del capogruppo del M5S al Campidoglio, e soprattutto l’arresto di un uomo di fiducia del sindaco Raggi e dei vertici pentastellati, il presidente di Acea Lanzalone, rappresentano il fatto politico di maggior rilievo”.
Ancora dal servizio di Errante e Menafra sul Messaggero già citato: Parte dal basso Luca Parnasi e per arrivare al capogruppo pentastellato in Campidoglio, Paolo Ferrara, avvicina l’assessore allo sport del X municipio Gianpaolo Gola, al quale Parnasi promette un’assunzione nella As Roma o al Coni. Così arriva a Ferrara e poi tenta di salire e finanziano la campagna elettorale di Roberta Lombardi. Così l’imprenditore, scrive il gip «rafforza i suoi legami con Ferrara e con Marcello De Vito che gli hanno avanzato tale richiesta e che, in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina». Si legge ancora nell’Ordinanza: «La Lombardi oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei Cinque Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale di tale compagine nelle elezioni politiche, a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto». Al consigliere Gola che gli chiede un appuntamento a quattr’occhi perché aspira ad un posto di lavoro, dopo aver parlato dei progetti su Coni e As Roma dice che se lavorasse con lui: «Mi serve una persona come te, che abbia conoscenza del mondo cinque stelle» (…) E Parnasi dopo avere incassato il risultato stadio non intende fermarsi: «Noi fatto lo stadio, dice intercettato, dobbiamo decidere cosa fare a Roma, dobbiamo capitalizzare il super rapporto che abbiamo con questo qua», dice a un collaboratore riferendosi a Ferrara. E i progetti da fare approvare sono un centro commerciale in località “Pescaccio” e la valorizzazione dell’immobile ex Fiat collocato in Roma viale Manzoni. Ma in programma c’è anche altro. Lanzalone gli assicura che Acea acquisterà un immobile presso il Business Park dello stadio e lì trasferirà la sede della società”.

Lanzalone, uomo chiave del Movimento: prima dell’arresto, la cena con Casaleggio

Annalisa Cuzzocrea sulle pagine di Repubblica, così tratteggia il ruolo dell’avvocato Lanzalone all’interno del Movimento 5 Stelle: “Otto ore prima di essere arrestato, il presidente di Acea Luca Lanzalone era a cena in un ristorante di Corso Vittorio. Vicino al Senato, a 8 minuti a piedi dal quartier generale dell’associazione Rousseau a Roma, con lui c’era Davide Casaleggio. L’uomo per cui stava curando i rapporti con le società partecipate dallo Stato, nei giorni in cui il Movimento sceglie i nomi per il cambio dei vertici di Cassa depositi e prestiti, Rai, Gse. Per capire quanto l’avvocato genovese – presentato da Alfonso Bonafede a Grillo e Casaleggio – fosse entrato nel cuore dei 5 stelle, basta citare un fatto. Rimasto sconosciuto alla maggior parte degli eletti, ma ben noto al cerchio ristretto di Luigi Di Maio. È stato Lanzalone a scrivere il nuovo statuto del Movimento. È stato lui ad avere l’idea della seconda associazione, che tanti problemi sta creando dal punto di vista legale (basti pensare alla causa intentata a Genova dai vecchi iscritti che reclamano nome e simbolo). A lui, insomma, erano stati affidati i codici che – subito prima delle elezioni – hanno cambiato la struttura del M5S. Lanzalone è un uomo di fiducia. Un consigliere ascoltato da Grillo e Casaleggio, che gli hanno affidato molti incarichi e molto potere.

Il Mr Wolf dei 5 Stelle

Per comprendere meglio la figura di questo avvocato pentastellato e molto trendly, è utile leggere il ritratto che ne fa sulla terza pagina di Repubblica Lorenzo D’Albergo: “Abiti sartoriali, slim fit. Tre studi a Genova, New York e Miami, una passione sfrenata per il golf e una discreta attitudine salottiera. Luca Lanzalone, l’avvocato di Crema arrivato nella capitale per occuparsi dello stadio della Roma a titolo gratuito e ricompensato dalla sindaca Virginia Raggi con la presidenza di Acea, è una figura ibrida. Legale, ma pure manager. Tecnico asettico e poi ambizioso grand commis. Basta chiederlo agli amici: «Lui è fatto così. Ghe pensi mi… e poi si è tradito da solo. Deve aver esagerato. Peccato per lui. Da giorni diceva di essere a un passo dalla guida di Cassa Depositi e Prestiti». Poi la scalata del problem solver si è interrotta bruscamente. «Quando c’è Lanzalone… c’è Wolf», ripeteva al telefono il costruttore Luca Parnasi, paragonando il legale al personaggio di Pulp Fiction. La cinepresa, però, si è fermata all’alba di ieri, quando i carabinieri hanno bussato alla porta del suo appartamento in via della Lupa. Lì, a due passi da Montecitorio, il 49enne si era trasferito dopo qualche notte passata al Nerva. Un albergo a due passi dall’hotel Forum di Beppe Grillo e dalle stanze dei bottoni di palazzo Senatorio, dove ormai si muoveva da padrone. «A presentarcelo è stato Bonafede (prima tutor di Raggi e ora ministro della Giustizia, ndr) dopo l’esperienza di Livorno. Ha portato a Roma tutti i suoi fedelissimi», raccontano ora assessori e consiglieri del Campidoglio grillino”.

Il commento / Ecco perché la sindaca deve dimettersi

Sergio Rizzo, giornalista e autore con Gian Antonio Stella del famoso saggio-inchiesta “La Casta”, nell’editoriale di oggi su Repubblica, osserva che coerenza vorrebbe che le dimissioni della sindaca della Capitale arrivassero a breve: “La reazione di Virginia Raggi a ruoli invertiti è facilmente intuibile: avrebbe chiesto le dimissioni immediate del sindaco. Una richiesta sacrosanta. Il consigliere più stretto ai domiciliari con l’accusa di essere un corrotto nell’affare dello stadio della Roma. Il capogruppo in consiglio comunale indagato, insieme a un assessore municipale e altri due esponenti del Movimento 5 Stelle già candidati alle politiche del 2018. Come potrebbe affrontare tale sfacelo politico un sindaco eletto dopo aver giurato «onestà», se non rimettendo il mandato?”.

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