I giornali di oggi / Libia, allarme profughi. Lega supera i 5Stelle

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Prime pagine dedicate alla crisi libica. Politica italiana: sondaggi shock per i 5Stelle in calo costante e il dibattito Fico-Delrio alla Festa di Ravenna, gli argomenti principali

La notizia principale con cui i quotidiani aprono oggi le prime pagine, riguarda la situazione in Libia: Libia, ora è allarme profughi. A rischio l’accordo sugli sbarchi. L’Italia accusa la Francia per la gestione della crisi, titola il Corriere della Sera, mentre su Repubblica si legge: Libia, i ribelli avanzano a Tripoli. Salvini: la colpa è dei francesi. Il governo Serraj raduna le forze fedeli. Mediazione Onu. Il vicepremier: no ad azioni militari.

Stessi toni sulla Stampa: Libia, l’Italia tratta con i miliziani ribelli per salvare Al-Sarraj. Salvini: Macron mette a rischio Europa e Nord Africa per i suoi interessi, sul Messaggero: Caos Libia, rischia l’intesa con l’Italia sui migranti. Tripoli sotto assedio. Roma non interverrà: dure accuse a Macron, e su Avvenire: Vulcano Libia. Il premier Sarraj sotto assedio, ribelli verso Tripoli. L’Italia non invia soldati. Salvini accusa Macron.

Interessante il taglio che offre Il Sole 24 Ore: in prima pagina titola Libia ostaggio di milizie e incertezze Ue e pubblica una mappa delle zone di influenza delle varie milizie in rapporto ai giacimenti e alle infrastrutture energetiche.

Il Tempo e Il Giornale titolano, invece, sul medesimo argomento: l’annunciato provvedimento sul condono per i contenziosi fiscali, anche se hanno opinioni opposte in merito. Per Il Giornale: Altro che «meno tasse». Addio pace fiscale. I grillini boicottano il piano di condono dei contenziosi, mentre per Il Tempo il provvedimento è imminente: Arriva il condono su multe e tasse.

Il Fatto Quotidiano sceglie di aprire sulla legge Bonafede: II Daspo contro i corrotti. “Così il poliziotto infiltrato scoprirà più tangentisti”, mentre l’articolo di spalla è sulla politica italiana: I sondaggi confermano: la Lega scavalca il M5S. Fico alza il tiro su Salvini.

Il sorpasso della Lega sui 5 Stelle – notizia presente anche su altri quotidiani – costituisce l’apertura del fascicolo nazionale di GiornoNazione e Resto del Carlino: Lega Il sorpasso. Esclusivo: Primo sondaggio dopo l’estate Matteo Salvini (34%) batte Luigi Di Maio (27%).

Fra le notizie principali, naturalmente, anche il dibattito che ieri, alla Festa nazionale de l’Unità di Ravenna, ha visto di fronte il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e Graziano Delrio. Fico conquista la festa del Pd. E attacca l’alleato leghista: il M5S non andrà troppo in là titola il Corriere della Sera, Festa dell’Unità, Fico star: “Dalla Diciotti dovevano scendere il primo giorno”. Pd, applausi per Fico anti-Salvini è il titolo di Repubblica, Il popolo della Festa dell’Unità incorona il compagno Fico, quello della Stampa.

 

Crisi libica: allarme profughi

Qual è la situazione, e quali sono i rischi connessi per l’Italia, lo spiega una delle migliori firme degli esteri: Lorenzo Cremonesi che, sul Corriere della Sera (pagina 3), scrive:

Adesso il rischio forte è che possa saltare l’intesa sui flussi migratori. L’accordo siglato dal governo Gentiloni è stato di fatto rinnovato dopo l’arrivo a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte con la decisione di inviare a Tripoli le motovedette destinate alla Guardia Costiera locale. Ma la guerra civile per ora ha messo all’angolo il capo del governo libico Fayez Sarraj e la situazione appare ormai fuori controllo, anche perché sono saltati i presìdi che consentivano il pattugliamento della costa e le vie di accesso al mare.
(…) Le notizie giunte dalla Libia nelle scorse settimane parlavano di almeno 50mila migranti in attesa di salpare e ciò basta a rendere fin troppo chiaro che cosa potrebbe accadere se non si riuscirà a fermare lo scontro tra le varie fazioni.
Anche tenendo conto che dai centri di detenzione sono fuggite centinaia di persone e nessuno al momento è in grado di sapere se tra loro possano esserci pure fondamentalisti islamici.

Sul Messaggero, a pagina 3, Valentina Errante aggiunge altri particolari sul futuro scenario che potrebbe toccare direttamente il nostro paese:

I numeri delle partenze dalla Libia, ridotti di più dell’80 per cento rispetto allo scorso anno, potrebbero tornare ad essere quelli dei primi sei mesi del 2017. E i problemi potrebbero riguardare anche la questione sicurezza, perché nel disordine totale non si esclude che a lasciare il paese e approdare in Europa possano essere anche persone vicine agli ambienti della jihadisti. Due giorni fa dalle carceri sono evasi in 400. Proprio in un momento in cui è in corso il cambiamento ai vertici della nostra intelligence.
Nessuno degli interlocutori dell’Italia è più in grado di controllare il territorio. E anche le intese che puntavano ad arginare il flusso di ingressi a sud della Libia, dal Niger, adesso, sembrano sfumare del tutto. Non solo le partenze potrebbero riprendere, ma è a rischio anche quell’intesa che, tra le critiche, già in epoca Minniti, ha portato alla Guardia costiera libica a intervenire bloccando i barconi e che, da giugno, con l’ok dell’agenzia dell’Onu ha riconosciuto al paese nordafricano competenza su una zona Sar (search e rescue). Se l’Europa ha negato che in Libia ci fossero porti sicuri, sarà impossibile che adesso, con le milizie già a Tripoli, chi fugga possa essere riportato indietro.

 

Libia, l’Unione Europea, il ruolo italiano e il rapporto con Parigi

La nostra linea d’ombra è il titolo dell’interessante analisi che Goffredo Buccini fa sul Corriere della Sera (pagina 24), eccone l’incipit e alcuni stralci:

Forse non è ancora l’ultima chiamata. Ma la crisi libica è certo un bivio assai importante nella storia dell’Europa unita. Un defining moment, direbbero gli americani: di quelli, cioè, in cui passi la linea d’ombra e si vede di che pasta sei fatto. Di quale pasta è fatta, dunque, questa Europa?
(…) Quando ne racconteremo la storia, ci diremo che la partita libica aperta nel 2011 con l’eliminazione di Gheddafi (fortemente voluta dalla Francia) non s’è mai chiusa, provocando effetti assai gravi soprattutto sul nostro Paese in termini di migrazioni e contraccolpi sociali. Oggi, al finale di quella partita, i partner europei pongono in questione l’essenza stessa dell’Unione: che o è cooperazione o non è.
(…) in Libia il sangue scorre ora. E scorre nella capitale, vicino alla nostra ambasciata, all’aeroporto: i morti sono decine, i feriti più di cento. Questo nuovo carnaio e le immagini che hanno inorridito anche papa Francesco sui campi di tortura dei migranti basterebbero a giustificare un intervento occidentale (europeo) che prenda in mano il Paese per ragioni umanitarie non meno pale si di quelle che valsero l’egida dell’Onu all’intervento contro Gheddafi, ne controlli spiagge e porti (filtrando in loco i flussi migratori che, in caso di crollo del simulacro di statualità ora in piedi, potrebbero sommergerci); e, soprattutto, ponga fine al famelico balletto di statisti fasulli o dimezzati, capi tribù camuffati da sindaci, capibanda spacciati per poliziotti, guardie costiere fratelli degli scafisti, generali con medaglie di latta.
Ammettiamolo: è un’idea naif riportare ordine in quell’inferno per ragioni di banale umanità o per offrire un ubi consistam politico alla triste Europa dei Pil cui ci siamo assuefatti.
Facciamolo allora per interesse economico (ce n’è a iosa attorno ai pozzi di petrolio) o per strategia securitaria (i jihadisti già sguazzano nel caos). Francia e Italia invece competono per interposta fazione alimentando la crisi. O meglio, sia detto senza ombra di sciovinismo, Emmanuel Macron ha deciso di portare a termine, sponsorizzando il generale Haftar e le sue mire di potere, l’operazione iniziata sette anni fa da Nicolas Sarkozy con il primo intervento.
A nostre spese. E a spese della legalità formale, tutta dalla parte del premier Al Sarraj, il quale, sostenuto da noi assieme alla comunità internazionale, resta a tutt’oggi il nostro unico successo diplomatico nella regione. Così si spiega la marcia della famigerata Settima Brigata verso Tripoli.
E l’assedio non solo diplomatico al nostro ambasciatore Giuseppe Perrone di cui Haftar ha chiesto la cacciata mal sopportandone il prestigio a sostegno di Sarraj e il sacrosanto scetticismo su elezioni da tenersi in Libia il lo dicembre.

Analisi e conclusioni diverse per Ugo Tramballi che, sul Sole 24 Ore, a pagina 18, osserva l’assenza di Unione Europea nella crisi libica; l’unica soluzione possibile, dunque, è quella suggerita dal titolo dell’articolo: Serve un asse con Parigi:

(…) tenere aperta a ogni costo la nostra sede diplomatica, è bello ma non basta per affermare di avere una politica per la Libia. Fino a ora la nostra è stata una nemesi più che una strategia. Per noi è sempre colpa della Francia: perché nel 2011 aveva bombardato il regime e fatto cadere Gheddafi; perché l’anno scorso ci hanno rubato la scena, convocando nel castello di La Celle-Saint-Cloud, Fayez Sarraj e Khalifa Haftar, contro la nostra partecipazione; perché hanno preteso di organizzare elezioni in Libia contro la nostra volontà.
Oltre che controllare e pacificare la Libia, Gheddafi era anche un brutale dittatore. Il vertice dell’anno scorso ha dimostrato che noi ci eravamo fissati forse troppo sul solo Sarraj, mentre i francesi erano riusciti a mettere insieme i due protagonisti. Anche per una questione di autorevolezza.
Questa prerogativa non la costruisce un governo di centro-sinistra né uno giallo-verde in un’intera legislatura: occorrono decenni, forse secoli, e una politica estera bipartisan, consistente con un’idea d’interesse nazionale.
In ogni caso le nostre critiche all’arroganza francese erano più che giustificate: gli eventi di Tripoli dimostrano il velleitarismo anche della loro idea di portare i libici a votare in autunno. Ma rimane il fatto che una gran parte della nostra politica sulla Libia si fondi sul quel mantra auto-giustificativo: è colpa dei francesi. Sta accadendo anche sulla questione dei migranti.
Stabiliti i nostri peggiori difetti – l’arroganza dei francesi e il vittimismo degli italiani – cosa si può fare affinché la Libia non esploda del tutto e non riprendano massicci gli sbarchi dei profughi, già torturati dai loro aguzzini: ora anche tra due fuochi del governo e delle milizie libiche? Perché è evidente che oltre all’Egitto che è di parte (quella di Haftar), Francia e Italia possono fare qualcosa, se la fanno insieme. I margini per trasformare da divergenti in comuni i nostri interessi, ci sono. Inutile attenderci iniziative dall’Europa. Sulla Libia non c’è la Ue, ma alcuni Paesi della Ue. La partecipazione dei membri dell’Unione ai problemi mondiali è una questione più geografica che di solidarietà.

 

Crollo 5 Stelle

Le percentuali che le testate indicano non sono tutte uguali (dal 32 al 34 percento), ma tutti i sondaggi che oggi troviamo sui quotidiani concordano su un fatto: il problema migranti sta facendo salire le quotazioni di Salvini e della Lega.

Sulla seconda pagina del Fatto Quotidiano, di area 5 Stelle, Luca De Carolis tratteggia così l’influenza del sondaggio sui comportamenti dei partiti:

Il premio per il cattivo che vuole esserlo è servito, pochi giorni dopo il dramma della nave Diciotti. E racconta che la Lega di Matteo Salvini sfonda il 30 per cento nei sondaggi. E che il prezzo lo paga innanzitutto l’alleato che rifiuta di dirsi tale, il M5S, lasciato a quattro-cinque punti di distacco. E che non a caso ora pretende il reddito di cittadinanza (quasi) tutto e subito e celebra l’imminente disegno di legge anticorruzione come “una rivoluzione”, perché sa di essere troppo dietro. (…)
Anche perché secondo il sondaggio della Swg diffuso ieri dal Tg de La 7, la Lega lievita al 32,2 per cento, sopra di quattro punti rispetto ai 5 Stelle, “fermi” al 28,3. Mentre quasi non esiste il resto, con il Pd al 17,7 per cento e Forza Italia che sprofonda al 6,9.

Esulta il vice direttore di Libero Pietro Senaldi, che offre una interpretazione semplice ed evidente: Salvini vince sulla questione migranti. Ecco cosa scrive a pagina 4:

Se il dato è vero significa che, rispetto al 17,5% ottenuto il 4 marzo, Salvini ha quasi raddoppiato i consensi, mentre i grillini hanno perso parecchio. Ci si potrebbe dilungare in dotte analisi sulle ragioni del sorpasso, dal diverso carisma dei due leader, alla fronda di Fico e dei pentastellati rossi, allo svuotamento di Forza Italia e del resto del centrodestra a opera del Carroccio, ai ministri e agli amministratori dei due partiti, diversamente credibili, al maggior realismo della Lega.
Tutto verosimile, ma a noi di Libero piace il ragionamento terra-terra, siamo gente pratica: Salvini è cresciuto perché ha risolto il problema dell’immigrazione irregolare, o almeno ci si sta mettendo d’impegno per farlo. Piaccia o no, gli italiani temono l’invasione e hanno mandato a casa il Pd che prometteva ius soli e porte aperte a tutti.

Ancor meglio va alla Lega sulle pagine del Quotidiano Nazionale (Giorno-Nazione-Carlino), dove sono pubblicati, in esclusiva, i dati non della Swg, ma della Noto Sondaggi, con un commento del direttore Antonio Noto:

I fatti di agosto hanno inciso in maniera significativa nell’opinione pubblica tanto da far segnare un notevole distacco tra Lega e MSS. Il vantaggio del partito di Salvini, che a luglio era minimo sul MSS e quotato nell’ordine dell’1-2%, nel corso dei primi giorni di settembre è aumentato in maniera vertiginosa e per la prima volta arriva a +7%.
Non solo. La Lega raggiunge il massimo storico del 34% mentre il M5S crolla al 27%, perdendo il 5,7% rispetto alle elezioni politiche del 4 Marzo (1 proprio elettore su 5). Prima la gestione della tragedia del ponte Morandi a Genova, poi la vicenda della nave Diciotti, con il relativo pressing sulla tematica dell’immigrazione, probabilmente sono i fattori che hanno inciso in una maggiore aggregazione del consenso verso la Lega, con una flessione netta dei pentastellati. (…)
Tra l’altro, leggendo i numeri del sondaggio è anche abbastanza chiaro quello che con il tempo potrebbe diventare il ‘tallone di Achille’ del Movimento: la gestione del tema immigrazione.
Accade infatti che una parte di elettori 5 Stelle guardano con sempre più simpatia a Salvini, mentre chi non condivide la posizione del governo sui migranti lascia il M5S per rifugiarsi in parte nell’astensione e in minima quota in Potere al Popolo.
(…) il Pd non sembra essere in grado al momento di calamitare quella parte di elettori del MSS che non condivide le scelte portate avanti dal governo sull’immigrazione e rimane ancorato tra il 17-18%, così come era già nello scorso luglio. Da notare infatti che, rispetto alla questione della nave Diciotti, il 66% dei votanti 5 Stelle ha condiviso la posizione politica di Salvini, ma i critici, comunque, non sono attratti dai dem.

 

Fico alla Festa de l’Unità

Che il confronto Fico-Delrio, moderato dal direttore dell’Espresso Marco Damilano, sia stato un vero e proprio evento politico, non c’è dubbio. Giudizi e commenti su com’è andata, sono necessariamente eterogenei, ma tutti concordano sul successo dell’iniziativa. Scrive Monica Guerzoni a pagina 9 del Corriere della Sera:

«Se mi sono portato la claque? Ma scherza? Non l’ho mai fatto in vita mia, è una cosa fuori dalla mia portata intellettiva…».
Il confronto con Graziano Delrio è appena finito e Roberto Fico si libera (a fatica) dai selfie, dai baci e dagli abbracci per offrire una birra ai suoi sostenitori: «Io sono contento se i militanti del Pd sono felici di avere il presidente della Camera qui». L’accoglienza per la terza carica dello Stato, primo dirigente del M55 a una Festa nazionale dell’Unità, va ben oltre il rispetto istituzionale e di certo interroga i vertici di un Pd alla disperata ricerca di un leader.
«Presidente io la stimo davvero tanto», gli porge la mano un volontario della Protezione civile, iscritto ai Giovani democratici. E il signor Carlo Fabri, 8o anni e «un viaggio premio in Russia avuto da Berlinguer» gli va incontro sotto al palco commosso: «E proprio bravo, lei». Erano 15 anni che Fico non prendeva parte a una Festa dell’Unità e la rentrée davanti a 800 persone è un evento mediatico. Il battimani è fragoroso e anche se le prime tre file sono occupate da simpatizzanti e consiglieri del Movimento, la sintonia con la base dem è forte. Ma se i militanti rimpiangono il mancato accordo di governo tra M5S e Pd, Delrio ne parla come di «un compagno che sbaglia» e non si fa illusioni su alleanze future con l’ala di lotta e di governo che fa capo a Fico: «Ha sensibilità e rappresenta un’anima diversa, ma oggi tra noi le distanze sono enormi e non si colmano con una stretta di mano».
Eppure, a parte qualche contestazione sulla scelta di governare con la Lega, ogni risposta del presidente alle domande di Marco Damilano è accolta dall’entusiasmo della platea.

Visto da un quotidiano di area di centrodestra come Il Giornale, l’incontro deve interrogare le forze di sinistra. Gian Maria De Francesco a pagina 7:

Altro che Zingaretti contro Renzi! I simpatizzanti del Pd hanno trovato un leader nel quale si riconoscono e al quale di certo non dispiace il ruolo di guida di una sinistra vecchio stampo. Si tratta del presidente della Camera, Roberto Fico. L’esponente pentastellato ieri è stato accolto molto calorosamente alla Festa del Pd a Ravenna. Appena entrato, ha fatto un giro tra gli stand, prendendo un caffè e firmando il libro degli ospiti del bar al centro della kermesse, abbracciando alcuni volontari e ricevendo un’ottima accoglienza.
Ha visitato anche lo stand dei deputati Pd, che ha al centro il tema dei migranti. «Sono contento se i militanti, i partecipanti del Pd sono felici di avere il presidente della Camera qui e poter parlarci perché sono anche il presidente loro e di tutti gli italiani» (…)
Il successo di Fico, però, è un campanello d’allarme per tutta la sinistra che sta cercando di riprendersi dalle recenti batoste elettorali. I militanti e i simpatizzanti hanno mostrato una chiara preferenza per un personaggio slegato dalla solita nomenklatura e addirittura esponente di un partito «concorrente». Un segno dei tempi che cambiano e delle vecchi ancoraggi che vengono sostituiti dai nuovi.

Una lettura, forse più realistica, sulle distanze tra Pd e Movimento 5 Stelle la dà Annalisa Cuzzocrea a pagina 4 di Repubblica:

Ci sono calore e distanza insieme. Nessuno qui pensa che un’alleanza con i 5 stelle sia possibile, lo spiegano bene gli applausi a Graziano Delrio quando dice di apprezzare le prese di posizione di Fico, ma di veder bene come le cose non cambiano di una virgola: le politiche del governo restano di destra, pericolose – secondo l’ex ministro dei Trasporti – per il futuro del Paese.
Il presidente della Camera scambia sorrisi abbracci e selfie come fosse a casa, ma sa di non esserlo.

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