I giornali di oggi / Dopo gli applausi, la rabbia

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Le prime pagine dei quotidiani sulla rabbia degli sfollati di Genova. Lite Toti-Di Maio. Pd: “Toninelli denunci chi ha fatto pressioni”

Molti quotidiani oggi dedicano le notizie principali delle prime pagine alle proteste degli sfollati per il crollo del ponte Morandi a Genova, nonché alla polemica che ne è seguita fra il ministro del Lavoro Di Maio e il presidente della Regione Toti e del relativo dibattito parlamentare in aula, dove il ministro Toninelli ha dichiarato di aver ricevuto “pressioni interne e esterne” per bloccare la pubblicazione dei dettagli economici della concessione ad Autostrade, senza tuttavia dire chi aveva esercitato tali pressioni.

Il Corriere della Sera ha questa apertura: Scontro politico su Genova. Toninelli in Aula: pressioni per non rivelare il contratto di Autostrade. Pd e FI: vada dai pm. Lite Di Maio-Toti per la gestione dell’emergenza. La protesta degli sfollati, mentre sulla prima pagina di Repubblica si legge: Genova, la protesta degli sfollati. I lavori sul ponte rinviati dal 2015. Toti contro Di Maio: servono fatti non tweet. Concessioni, Toninelli contestato alla Camera.
Il quotidiano genovese Il Secolo XIX titola: La protesta degli sfollati fa litigare Di Maio e Toti. Il vice premier: hanno ragione. Il governatore: da lui meno tweet e più soldi. Dossier Autostrade, Toninelli denuncia pressioni. L’opposizione: faccia i nomi.

 

La rabbia della città

La rabbia degli sfollati del ponte Morandi la racconta Emanuele Rossi, sulla Stampa e sul Secolo XIX:

Genova chiede a gran voce una legge speciale per chiudere la ferita del Ponte Morandi: procedura rapida (senza gare) per il nuovo viadotto, sospendere mutui e tributi agli sfollati, cassa integrazione straordinaria nelle aziende in crisi. E una zona economica speciale per il suo porto. Lo fa con una movimentata seduta di Consiglio regionale e comunale insieme, all’unanimità, senza distinzioni
tra i partiti. Durante la seduta, un gruppo di sfollati delle vie sotto il ponte ha protestato e alzato cartelli in segno di protesta chiedendo rispetto: «Veniamo prima noi delle aziende».
Il governo risponde a distanza: Luigi Di Maio annuncia un decreto urgente «per tutti gli sfollati, dai terremotati del Centro Italia e di Ischia a Genova». Il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, in audizione alla Camera, parla di aiuti per le rate dei mutui e «anche per le imprese a riprendere i cicli produttivi con forme di agevolazione fiscale o incentivi alla delocalizzazione».
Di Maio rincara la dose provocando la dura reazione del presidente della Regione e commissario perremergenza Giovanni Toti. «Gli sfollati hanno perfettamente ragione. Non si può lasciare la gente in balia delle elemosine di Autostrade».
Fumo negli occhi per il commissario-governatore, che ribatte furioso: «Mentre noi stiamo qui a mediare, lui se la cava con i tweet. Sinora le famiglie sfollate stanno avendo tutte un alloggio pubblico a tempo di record, i soldi che ricevono sono quelli decisi dal governo. Se pensa che siano pochi… li aumenti subito, noi siamo d’accordo».

Il servizio che troviamo a pagina 4 di Repubblica dà conto dell’esasperazione dei cittadini e della tensione che c’è:

Una contestazione che segna una svolta, dopo gli applausi al governo e alle istituzioni durante i funerali di Stato di alcune delle vittime della tragedia di Genova. «Fateci rientrare,
prima di buttarci giù la casa», si alzano le voci, fuori dalla sala, insieme ai cartelli “Nessuna demolizione, senza per noi una soluzione”. La tensione è altissima così come la disperazione di comprendere che l’abbattimento delle case di una vita è ormai quasi inevitabile.
Riesce a calmarli solo il sindaco Marco Bucci, che esce dalla sede del consiglio e parla pacato. Da tempo ha fissato un incontro settimanale con chi ha dovuto abbandonare le proprie case, in via Porro e in via del Campasso, ogni martedì.
«Prima di firmare, e farvi rientrare, devo essere certo che non vi accada nulla. I tecnici lo accerteranno entro la prossima settimana», spiega. La situazione rientra quando, a scaglioni, gli sfollati vengono ammessi alla sala. Ma gli animi si riaccendono dopo l’intervento del presidente Toti: «Rispetto. Rispetto. Veniamo prima noi, della viabilità. Veniamo prima noi, dell’Ansaldo». La seduta si conclude con l’approvazione, all’unanimità, di un documento che elenca tutte le azioni urgenti per Genova: un testo da cui il centrodestra ha cancellato, in fretta e furia, la parola “Gronda”, altrimenti il M5S, contrario all’infrastruttura, non l’avrebbe votato.

 

Governo in difficoltà

Nel suo ‘Taccuino’, Marcello Sorgi sulla Stampa (pagina 5) evidenzia come questo sia il vero primo segnale di difficoltà del governo:

Per quanto approssimativamente silenziata dagli interventi alla Camera del ministro delle Infrastrutture Toninelli e a Genova del governatore Totti e del sindaco Bucci, la rabbia degli sfollati delle case evacuate per il crollo del ponte Morandi è un primo segnale di difficoltà del governo rispetto al disastro di cui era riuscito a scaricare le colpe sui Benetton concessionari di Autostrade e sui precedenti esecutivi. Nel giro di pochi giorni si è passati dagli applausi ai ministri giallo-verdi (e dai fischi ai rappresentanti del Pd, di cui tanto si è discusso nel vuoto agostano) nel giorno dei funerali delle vittime, ai cartelli di ieri. L’annuncio della demolizione dei resti del ponte che potrebbe distruggere in parte anche le case sottostanti e attualmente evacuate ha esacerbato gli animi dei cittadini genovesi che rischiano di perdere per sempre le loro abitazioni.
Genova è un esempio di come una forte comunicazione, in parte anche fondata, come quella praticata dal governo, possa anche funzionare nell’immediato, ma poi si scontri inevitabilmente con i disagi quotidiani e con la necessità di delineare progetti plausibili per alleviare le pene dei superstiti.

Sul Corriere della Sera, Marco Imarisio commenta così la vicenda, partendo dagli applausi agli esponenti del governo lo scorso 18 agosto:

In un Paese che a parole odia la politica, i gli applausi ai politici avevano oscurato il dolore di una intera città. (…) E infine (…) siamo arrivati a ieri. Alla rabbia e alla manifestazione spontanea degli sfollati, che hanno problemi magari più pressanti dei delicati equilibri dell’esecutivo, come la necessità di recuperare i propri effetti personali dalle case evacuate sotto al viadotto, di sapere dove finiranno a vivere una volta che quelle abitazioni verranno abbattute. Sono persone che meritano attenzione.
(…) Il crollo del ponte Morandi e le sue conseguenze invece non devono finire nel calderone delle polemiche quotidiane, una nota a margine tra flat tax o parametri di Bruxelles, una bella dichiarazione forte e poi vediamo cosa succede, quanti like ottiene il post del ministro o del sottosegretario. Sono passati 23 giorni da quella tragedia incredibile (…) Ancora nessun provvedimento, per gli sfollati e per una città prigioniera dell’angoscia sul proprio futuro. Servono fatti, non parole. Più concretezza, meno realtà virtuale. Onorate quegli applausi.

 

Toninelli accusa ma senza rivelare chi

Mentre a Genova gli sfollai protestavano, ecco quel che succedeva in parlamento. Partiamo dal Corriere della Sera, a pagina 2 , l’articolo firmato da Paolo Foschi:

Alta tensione alla Camera nel dibattito sul crollo del Ponte Morandi, proprio nel giorno in cui a Genova è esplosa l’ira degli sfollati, la cui protesta davanti alla sede della Regione ha innescato una lite fra il vicepremier Luigi Di Mario e il governatore della Liguria, Giovanni Toti.
Danilo Toninelli, ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, ieri è intervenuto a Montecitorio ribadendo la linea dell’esecutivo. «Non sarà Autostrade a ricostruire il ponte, il governo è compatto.
La ricostruzione sarà affidata a un soggetto pubblico, ma a pagare i costi sarà Autostrade ed è solo una minima parte del risarcimento dovuto» ha detto, aggiungendo di aver ricevuto «pressioni interne e esterne» per cercare di bloccare la pubblicazione (poi avvenuta) dei dettagli economici della concessione.
Le parole del ministro hanno scatenato la reazione compatta delle opposizioni nel dibattito seguito alle comunicazioni del governo: «Se ha subito pressioni, faccia nomi e cognomi». Il Pd ha chiesto al presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico, di inviare alla procura i verbali con le rivelazioni del ministro. «Toninelli denunci chi ha fatto le pressioni, altrimenti è colluso» ha sottolineato Matteo Renzi. «I verbali sono atti pubblici, se vuole la magistratura può acquisirli»
ha replicato Fico

Giovanna Casadio, sulla seconda di Repubblica, ne scrive così:

Il ministro Danilo Toninelli la butta lì: un’accusa tra le altre. Dice di avere desecretato gli atti sulle concessioni a Autostrade dopo il crollo del Ponte sul Polcevera a Genova, «nonostante le pressioni interne ed esterne» subite. Parole che non possono scorrere via nel rumore della polemica politica.
Le pressioni, forse le minacce, comunque gli avvertimenti sono un reato e come tale il ministro dovrebbe denunciarlo ai magistrati.
(…) è Andrea Orlando, l’ex ministro dem della Giustizia, a infiammare gli scranni del Pd: «Solidarietà a Toninelli però la magistratura se ne occupi». Pressing del forzista Francesco Sisto e, a seguire, di Vittorio Sgarbi.
Il ministro non risponde. Non lo fa neppure nella replica che precede il voto finale sulle risoluzioni per aiutare Genova a rialzarsi. L’aula rumoreggia. Ai j’accuse di Toninelli al centrosinistra e a Graziano Delrio, suo predecessore al ministero, rispondono le contestazioni dem. Dell’unanime cordoglio per le 43 vittime del crollo, che ha accompagnato il minuto di silenzio iniziale chiesto dal presidente Fico (il quale si scusa a nome dello Stato), non resta più nulla.

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