I giornali di oggi / L’incertezza regna sovrana

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La notizia del giorno è il contratto giallo-verde che, però, non convince i mercati. Da Bruxelles, preoccupazioni per lo ‘scenario greco’

“Salvini – Di Maio, ecco il patto” titola in apertura il Corriere della Sera, e nel richiamo alle pagine interne spiega: “Chiuso il contratto tra Movimento Cinque Stelle e Lega: si tratta a oltranza per decidere il nome del premier. Tra i punti condivisi la ridiscussione dei trattati con la Ue e un freno alle sanzioni contro la Russia. Nella bozza sono contenute aperture a No Vax e No Tav. Il presidente Sergio Mattarella si è riservato la possibilità di valutare il testo finale. Trai sei temi da rivedere la gestione dei flussi migratori, sulla quale la distanza non appare incolmabile. Di Maio e Salvini si sono entrambi detti pronti a un «passo di lato» per agevolare la nascita di un nuovo esecutivo. Anche Grillo si è detto ottimista sulla nascita del governo”.

 

Il contratto

Anche La Repubblica titola sul contratto, e dal servizio di Annalisa Cuzzocrea in seconda pagina ne apprendiamo i punti forti: “Flat tax, superamento della legge Fornero, revisione del progetto Tav, riconversione dell’Ilva, riammissione dei voucher, stop alla vendita di Alitalia. Sono alcuni dei 29 punti del contratto di programma per un governo M5S-Lega, chiuso ieri dagli sherpa e rivisto dai leader per il via libera definitivo. Nel fine settimana sarà votato nei gazebo del Carroccio e dagli attivisti 5S su Rousseau. Un contratto che spaventa i mercati, con lo spread che sale a quota 150. Mattarella, però, esige da Salvini e Di Maio il nome del premier. E il leader pentastellato punta ancora a ottenere l’incarico a Palazzo Chigi.

Sulla Stampa, che pubblica quella che sembra essere una delle ultime versioni del documento (“è datato 16 maggio e come orario indica le 19”, specifica il quotidiano torinese), troviamo anche il resoconto di Francesca Schianchi: “Fuori i riferimenti all’uscita dall’euro, dentro i vaccini, con la raccomandazione di garantire «il giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e diritto alla salute». Nelle 39 pagine del «contratto di governo» – definito dagli sherpa di Lega e M5S, ma ancora in sospeso su alcuni punti, i più spinosi, affidati alla mediazione dei due leader in un vertice serale – spuntano nuovi argomenti e ne vengono esclusi altri, come lo studio delle procedure per abbandonare la moneta unica o lo sconto di 250 miliardi di debito pubblico, proposte capaci, solo a ventilarle, di mandare in fibrillazione mercati ed Europa”.

 

Il premier ai grillini

Sul Messaggero, a pagina 3, Marco Conti informa sullo stato della trattativa sul punto più discusso: a chi toccherà la poltrona di Palazzo Chigi: “Un presidente del Consiglio targato M5S. Nella nebbia che avvolge la formazione del nuovo governo, qualche punto meno instabile del solito si comincia ad intravvedere. (…) il nome del possibile premier, oltre a dover superare i reciproci veti, deve passare il vaglio di Sergio Mattarella. I problemi potrebbero nascere proprio al Quirinale. Perché un governo politico avrebbe bisogno di un leader altrettanto forte politicamente e quindi potrebbe nuovamente tornare l’opzione Di Maio-premier che però Salvini non vuole anche per non essere accusato da FI e FdI di essersi consegnato ai grillini per una buona dose di poltrone ministeriali”.

 

I timori del mondo economico: lo spettro dello ‘scenario greco’

Il contratto giallo-verde sembra non far bene all’economia. Sale lo spread, ma non è solo l’Unione Europea a essere preoccupata. Scrive l’ex direttore del Carlino Giancarlo Mazzuca sul Giornale, a pagina 6, così delinea il quadro: “Non è un problema di sola Europa. A sentire certe dichiarazioni di Di Maio & C. sembra quasi che soltanto la Ue abbia preso di mira il governo ancora «in fieri» e ci penalizzi, quasi in risposta al fuoco concentrico di Lega e M5s contro i trattati comunitari da rivedere (…) In realtà le preoccupazioni sul fronte economico sono sempre più diffuse: un vero e proprio allarme rosso per l’esecutivo gialloverde anche se Di Maio sprizza ancora ottimismo nonostante lo spread in rialzo. I riflettori puntati su Piazza Affari e sui mercati finanziari illuminano, invece, pesanti nuvoloni. E la stessa Confindustria, che finora era stata alla finestra in attesa degli eventi, ora prende le distanze dall’attuale impasse: un documento sul Dpef di viale dell’Astronomia ha sottolineato il fatto che l’attuale stallo politico rischia di vanificare quanto di buono è stato realizzato per consolidare la ripresa”.

E non basta. Sul Sole 24 Ore, a pagina 2, Beda Romano apre a nuove, più inquietanti preoccupazioni: “La fuga di notizie che ha rivelato martedì sera una controversa bozza di programma di coalizione tra la Lega Nord e il Movimento Cinque Stelle ha scosso non poco Bruxelles. Il timore è che l’Italia possa seguire l’esempio della Grecia, mettendo però questa volta seriamente a rischio il futuro stesso dell’unione monetaria. (…) La preoccupazione di molti qui a Bruxelles è che l’Italia possa affrontare in un modo o nell’altro una parabola non dissimile da quella che subì la Grecia nel 2015. In un primo tempo, l’attuale premier Alexis Tsipras si mostrò combattivo, pronto a rivedere le regole della moneta unica. Dinanzi alla reazione ferma dei partner e negativa dei mercati, oltre che a una drammatica fuga dei depositi, egli fu costretto non solo a fare marcia indietro, ma anche a chiedere nuovi aiuti in cambio della promessa di riforme economiche. L’Italia non è la Grecia, in termini di debito pubblico e di peso economico: una parabola simile potrebbe mettere a rischio l’intera zona euro. In questo senso, un diplomatico comunitario ha definito «irresponsabile» la bozza di programma, per via dell’impatto negativo che già ha avuto ieri sui mercati”.

 

Il commento del giorno / “Fragilità (e difetti) di un’intesa”

Sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista, inquadra il contratto fra Lega e 5 Stelle come un “problematico parto” nato dalla fretta. Ecco un estratto del suo editoriale, pubblicato a pagina 10: “Un colpo per accontentare gli uni, la deriva securitaria e d’ordine sul tema dell’immigrazione che è la carta d’identità leghista, e un altro per non inquietare la base Cinque Stelle, introducendo non solo il reddito di cittadinanza, come era scontato vista la sua centralità nel trionfo grillino specialmente al Sud, ma anche la legge sul conflitto di interessi, il drappo rosso da agitare per accontentare la platea. Eppure, emana da quelle pagine qualcosa di irresistibilmente artificioso, poco convincente. I due contraenti di Lega e Cinque Stelle richiamano legittimamente l’esperienza tedesca, la lunga negoziazione tra il partito di Angela Merkel e dei socialdemocratici. Ma dovrebbero chiedersi perché a nessuno verrebbe in mente di dubitare della serietà del programma tedesco, mentre è così facile dubitare della serietà di quello italiano”.

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