I giornali di oggi / Governo diviso sui migranti, unito contro l’autorità anti-corruzione

Focus

Gli sbarchi, le nuove regole sugli appalti che abbassano le difese anti-corruzione, l’allarme sull’euro lanciato da Savona, sono alcuni degli argomenti delle prime pagine dei quotidiani in edicola.

I bimbi thailandesi salvati nella grotta e l’arrivo di Ronaldo alla Juve sono gli argomenti presenti su quasi tutte le prime pagine dei quotidiani, che danno poi spazio anche al vertice della Nato e all’arrivo di Trump in Europa; alle vicende legate all’emigrazione, in particolare il caso del mercantile Vos Thalassa, e a questioni di politica interna e di economia. L’allarme “pronti a uscire dall’euro” lanciato dal ministro Savona, i voucher e il decreto dignità, le nuove regole sugli appalti, le nomine in Rai e nelle commissioni che dividono il governo.

 

Migranti, lite continua

Tra Salvini e i pentastellati al governo, il tema migranti continua ad essere motivo di scontro, anche per la visibilità mediatica che esso continua ad offrire al leader della Lega.
Ne dà conto Marco Ludovico sul Sole 24 Ore: “Migranti tra strappi e rammendi nel governo. La linea ufficiale proclama unità d’intenti, chiarimenti e assenza di contrasti. Il clima nell’esecutivo sembra tutto il contrario: dissapori, prese di distanza, dispetti. Ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha riunito i ministri assenti lunedì: Elisabetta Trenta (Difesa), Enzo Moavero Milanesi (Affari Esteri), Danilo Toninelli (Infrastrutture). Non c’era invece il titolare dell’Interno, Matteo Salvini: ufficialmente impegnato in Calabria, nel pomeriggio però ha ricevuto al Viminale il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salame, insieme all’ambasciatore in Libia Giuseppe Perrone. A Innsbruck oggi Salvini arriva annunciando – dopo il vertice a palazzo Chigi di ieri una «linea della fermezza» che «non è solo mia». In serata, una stoccata di Moavero al Senato: «Noi non siamo nel gruppo di Visegrad, neanche un po’. Neppure nella percezione e nella linea politica del ministro degli Interni». Stamane prima di partire il responsabile del Viminale rivedrà Conte. Tra Salvini e Toninelli c’è stata maretta. Nave Diciotti della Guardia Costiera aveva soccorso davanti alle coste della Libia Vos Thalassa, un rimorchiatore italiano dove si sono scatenati disordini tra alcuni dei 67 migranti presi a bordo contro l’equipaggio della Vos: i naufraghi non volevano essere raccolti dalla Guardia costiera libica. «In acque libiche devono soccorrere i libici» rimarca Salvini. Secondo Toninelli «c’è totale allineamento tra me e il ministro dell’Interno, si è chiarito che c’è stato un intervento di ordine pubblico da parte della Guardia Costiera». Piccolo particolare: nave Diciotti fino a ieri in serata navigava in acque vicine a Lampedusa ma non aveva ancora avuto l’ok dell’Interno per l’attracco in porto”.

La cronaca di Libero è ancora più chiara, per quanto riguarda lo scontro in atto nel governo: “ Va in archivio un’altra giornata complessa per il governo. Con Matteo Salvini che impone la linea sui migranti e i, ministri grillini che inseguono provando a smarcarsi. Ieri Giuseppe Conte ha riunito a Palazzo Chigi il vertice degli scontenti. (…) Il clima è elettrico. Ogni giorno ce n’è una. A metà pomeriggio il premier Conte diffonde una velina per giustificare i continui scazzi tra i suoi ministri. (…) Stamattina è previsto un nuovo incontro tra il presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno. Sul tavolo la «linea comune» da decidere in vista del vertice di Innsbruck. In realtà, Salvini continua a giocare la sua partita personale. Ora cerca sponda negli omologhi Horst Seehofer (Germania) e Herbert Kickl (Austria) per provare a trovare una soluzione che accontenti tutti e tre i Paesi. Il problema sono i «movimenti secondari». Cioè gli spostamenti dei migranti che, sbarcati in Italia e in attesa di vedersi riconosciuto il diritto d’asilo dal nostro Paese, si spostano in Austria e Germania I teutonici minacciano di chiudere il valico del Brennero. E questo è un problema serio. Perché potrebbe portare una serie di effetti a catena tali da mettere in dubbio gli accordi di Schengen. «Con Roma ci saranno colloqui molto difficili. Ma possono riuscire», lascia aperto uno spiraglio Seehofer, che alla vigilia del vertice tirolese avrà un bilaterale con Salvini. «Nel dossier italiano non c’è l’ipotesi di far rientrare chi è andato all’estero. È l’ultima cosa che può accadere», mette in chiaro Salvini. Che però non chiude del tutto la porta: «Proveremo a trovare un accordo».

 

Savona ci riprova: fuori dall’euro

«Mi dicono, tu vuoi uscire dall’euro? Badate che potremmo trovarci in situazioni in cui sono altri a decidere. La mia posizione è di essere pronti a ogni evenienza»: le parole del ministro Savona le troviamo citate a pagina 10 del Corriere della Sera, nell’articolo firmato da Lorenzo Salvia intitolato “Savona evoca il rischio ‘cigno nero’: prepararsi anche all’uscita dall’euro”.
“Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, – prosegue Salvia sul Corsera – parla davanti alle commissioni parlamentari sulle politiche Ue di Camera e Senato. Presenta le sue «linee programmatiche», quello che ha intenzione di fare nel corso del suo mandato. E torna sul famoso piano B per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica, -che tanto fece discutere nei giorni in cui si stava formando il nuovo governo e lo stesso Savona sembrava destinato alla poltrona di ministro dell’Economia. Pronti a ogni evenienza, dunque. In che senso? «Una delle mie case, Banca d’Italia – dice Savona – mi ha insegnato a essere pronti non ad affrontare la normalità ma il cigno nero, lo choc straordinario».
La teoria del cigno nero è quella secondo cui un evento inaspettato viene compreso e razionalizzato solo a posteriori, quando è più difficile correre ai ripari. L’uscita dall’euro, dunque, non è un obiettivo da perseguire. Ma un’eventualità alla quale prepararsi comunque”.

Proprio ieri, Il Sole 24 Ore aveva pubblicato una “lettera aperta di otto economisti per non rimettere in discussione l’euro per la difesa del risparmio e del lavoro degli italiani”. E oggi nell’articolo intitolato “Dagli economisti no all’Italexit e preoccupazioni sul deficit”, si riportano nuove adesioni a quell’appello che fanno anche riferimento alle parole del ministro Savona.
Scrive Gianni Trovati a pagina 16 del quotidiano economico: “Carlo Cottarelli, Massimo Bordignon, Franco Bruni, Michele Bagella, ma anche Pier Carlo Padoan, Antonio Patuelli, Ernesto Auci, Giuseppe Pennisi, Alberto Pera. La lettera-appello degli otto economisti che chiedono di non rimettere in discussione l’euro «per la difesa del risparmio e del lavoro degli italiani» raccoglie adesioni trasversali nell’accademia, ma anche nella politica e nelle professioni. Adesioni animate da un filo rosso comune: archiviare nel dibattito pubblico il fantasma dell’Italexit è un passo indispensabile per far scendere la febbre dei mercati intorno al debito italiano. (…) «Tria sta facendo un ottimo lavoro – riflette per esempio Pier Carlo Padoan, che l’ha preceduto nelle stanze di Via XX Settembre – ma i mercati si aspettano che tutti i membri del governo lo facciano. Ci sono analisi internazionali che mostrano come lo spread attuale intorno ai 240 punti base incorpori un elemento di rischio di ridenominazione aggiuntivo al rischio sovrano ordinario. E finché un ministro come Paolo Savona continua a parlare di piano B il rischio non è superato»”.

 

Codice appalti: il rischio è un aumento della corruzione

Il servizio pubblicato ieri con grande evidenza da Repubblica sul un nuovo codice degli appalti che diminuirebbe il potere dell’autorità anti-corruzione guidata da Raffaele Cantone, trova rilevanza anche oggi. Ecco un passo dell’intervista che Paolo Griseri fa a Graziano Delrio, pubblicata a pagina 10 di Repubblica: «Vogliono cambiare il Codice degli appalti sostenendo che complica le procedure, ma non è vero». (…) Qual è la differenza tra la vostra legge e quella che vogliono leghisti e grillini? «Il problema, me lo lasci dire da medico, è la diagnosi. Noi siamo partiti dall’idea che il controllo dei progetti deve rimanere alla struttura pubblica mentre le imprese devono realizzare le opere. L’altra impostazione è quella dei governi Berlusconi, quella di affidare alle imprese anche la progettazione esecutiva nell’idea che lasciando tutto in mano ai privati si snelliscano le procedure. L’esperienza ha dimostrato che non è così». 5Stelle e Lega stanno tornando all’impostazione di Berlusconi? «Il rischio in effetti è quello. Il rischio di tornare alla logica della legge obiettivo, dei general contractor che avevano mani libere e poi allungavano i tempi di consegna dei lavori e facevano lievitare i prezzi» Quando avete proposto il vostro Codice degli appalti, qual è stato l’atteggiamento dei 5Stelle? «Erano inflessibili. Contestavano le posizioni delle associazioni dei costruttori. Erano favorevoli al tetto massimo del 30 per cento di lavori in subappalto, una norma che abbiamo in effetti introdotto anche se non faceva parte delle richieste dall’Europa». Ora quindi hanno cambiato idea? «Mah, leggo dichiarazioni non suffragate dalla realtà. Il presidente del Consiglio Conte parla di difficoltà, blocchi di procedure. I numeri li avete pubblicati su Repubblica di ieri e smentiscono questa tesi. Il presidente Conte dovrebbe informarsi prima di ripetere frasi di telegrammi che riceve da chissà chi».

Su Repubblica e sul Fatto Quotidiano, sono riportate anche le dichiarazioni di Cantone. Ecco quel che si legge nell’articolo di Conchita Sannino, pubblicato sul quotidiano diretto da Mario Calabresi, dove alle parole di Cantone si aggiungono quelle del sindaco di Napoli: «Tornare alla Legge Obiettivo per il via libera agli appalti? Spero proprio che la strada indicata non sia quella: anche perché quella normativa è stata una delle peggiori mai fatte», alza le mani Raffaele Cantone. (…) «Non so se l’idea è andare verso un meccanismo di privatizzazione. Ho parlato a lungo con il premier Conte, c’è una preoccupazione del governo – spiega Cantone a Omnibus, su La7 – sul fatto che il sistema sia bloccato e c’è l’idea del ministro Tria di mettere in moto gli appalti. I nodi però non sono sciolti, spero la strada non sia quella indicata dalla stampa». Quanto alla Legge Obiettivo, ricorda il magistrato, «ha creato tanti problemi sul piano dei controlli, un “libro dei sogni” su cui si inserivano opere pubbliche, ma ne sono state fatte 1’8%. Non so se la chiave di lettura della riforma sia in questo senso, però la direttrice non è chiara». Ad esprimere «serie perplessità» è anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ragiona soprattutto da vicepresidente nazionale dell’Anci (l’Associazione dei Comuni) con delega alla legalità e sicurezza. «Fin da quando ero pm, poi da amministratore, penso che la prima questione del Paese non sia quella meridionale, della sicurezza o dei migranti: il problema numero uno è la questione morale, legata alla corruzione in politica e all’intreccio con le mafie». Ecco perché, continua, «non mi convince affatto che Lega e M5s invece di migliorare il groviglio di norme che possono creare ostacoli, si mettano a fermare i manovratori. Noto l’ insofferenza verso leggi e controlli: basta vedere come si reagisce al pronunciamento della Cassazione sui 49 milioni di curo sottratti. L’Anci è convinta che si debba semplificare: ma con rigore. Quindi, invece di puntare contro Cantone o l’Anac, alla quale anche noi non abbiamo risparmiato talvolta rilievi, i ministri ascoltino al tavolo sindaci e operatori».

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