I giornali di oggi / Salvini fa il duro con i più deboli

Focus
Matteo Salvini

Il ministro dell’Interno invia una circolare ai prefetti in cui invita ad applicare il diritto d’asilo con la massima rigidità. Nelle prime pagine torna anche la vicenda dei soldi alla Lega. Tensioni nel governo sui voucher.

Salvini è anche oggi sulle prime pagine di tutti i giornali con la sua circolare ai prefetti in cui invita ad applicare il diritto d’asilo con la massima rigidità. Le prime pagine dei quotidiani, però, fanno di Salvini un protagonista anche sulla vicenda dei soldi alla Lega: al leader leghista non è piaciuta l’uscita del pentastellato ministro della Giustizia e fra gli alleati la tensione cresce, anche sul decreto dignità e sulla facilitazione nell’introduzione dei voucher, chiesta dai leghisti ma contrastata dai 5 Stelle. In prima pagina anche il rinvio deciso a Strasburgo della riforma sul copyright.

 

Meno diritti d’asilo: ecco il diktat della Lega. Critiche dalla Caritas

“Il ministro dell’Interno Matteo Salvini invia una circolare alle prefetture, stretta sul diritto di asilo: risposte più veloci e criteri più severi sui permessi. Dirottati 42 milioni dall’accoglienza ai rimpatri”: così Il Messaggero sintetizza in prima pagina uno dei temi principali della giornata. A pagina 2, troviamo il servizio di Michela Allegri che riporta la dichiarazione del ministro dell’Interno: «Ho personalmente richiesto velocità e attenzione nel dare accoglienza a chi scappa veramente dalla guerra, ma anche nel bloccare tutti coloro che non ne hanno diritto. Donne incinte e bambini resteranno in Italia – ha commentato Salvini – Il senso dell’iniziativa è limitare un abuso che va a discapito dei rifugiati veri». La protezione umanitaria – prosegue il ministro – «rappresenta il 28 per cento dei casi che poi arriva al 40 con i ricorsi. E spesso diventa la legittimazione dell’immigrazione clandestina». Non è tutto. Salvini annuncia anche 42 milioni euro dei fondi destinati all’immigrazione sono stati spostati dall’accoglienza alla voce rimpatri”.

“In realtà – spiega Alessandro Mantovani sul Fatto Quotidiano, a pagina 4 – la stretta è già in atto: negli ultimi cinque anni la percentuale di rigetto totale delle domande di protezione internazionale è passata dal 39% del 2013 e del 2014 (su rispettivamente 23 mila e 36 mila domande esaminate) al 58 del 2015 (su 71mila: è l’anno in cui i Paesi confinanti chiusero le frontiere a Nord dell’Italia), al 60 del 2016 (su 81mila), al 58 del 2017 (su 91mila), mentre la protezione umanitaria si aggira tra il 20 e il 28 per cento, ovviamente al netto delle sentenze che ribaltano le decisioni delle Commissioni”.

Su Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, il commento della Caritas: “La questione è che diminuire le opportunità di ottenere la protezione umanitaria che è tipica del nostro Paese significa anche avere più persone irregolari sul nostro territorio. Fino ad ora era stata concessa come forma di protezione per le persone più vulnerabili che non avevano diritto allo status di rifugiato proprio anche per evitare l’irregolarità diffusa”.

 

Soldi alla Lega, il ministro 5Stelle: “Le sentenze si rispettano”

La sentenza della Cassazione che chiede alla Lega di restituire allo Stato 49 milioni di rimborsi elettorali percepiti illecitamente, tra il 2008 e il 2010, quando alla guida del partito c’era Bossi, è fonte di tensione fra gli alleati di governo, come riferisce Dino Martirano sulla seconda pagina del Corriere della Sera: “Per il Guardasigilli Alfonso Bonafede (M5S), la sentenza va rispettata come tutte le altre: «Tutti devono potersi difendere fino all’ultimo grado di giudizio poi, però, le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere alla Seconda Repubblica». Ma il ministro dell’Interno Salvini, davanti alle parole del collega grillino che arrivano dopo i forti malumori espressi dal Csm e dall’Anm, reagisce con stizza: «Bonafede? Con tutte le cose importanti a cui sto lavorando, onestamente questa è quella che mi interessa di meno». E pure tra i parlamentari della Lega cresce l’irritazione nei confronti dei grillini: «Ecco, dopo averli difesi nel caso Lanzalone…»”.

Del resto anche l’appello di Salvini per un intervento del presidente della Repubblica sembra essere solo strumentale: “Il pressing sul Colle che va avanti per due giorni, si fa asfissiante – scrive Carmelo Lopapa a pagina 6 di Repubblica – (…) È a quel punto che da Vilnius – dove il capo dello Stato è impegnato nella missione che si chiuderà oggi nelle repubbliche del Baltico – fonti del Quirinale intervengono per scardinare la morsa. (…) Così, quando la Lega lascia trapelare la notizia di presunti contatti in corso per fissare perfino una data dell’incontro, dalla delegazione quirinalizia fanno notare che Mattarella «è all’estero ed è all’oscuro di qualsiasi contatto». L’irritazione è evidente”.

 

Decreto dignità: sui voucher è scontro Lega -5Stelle

Il cosiddetto ‘decreto dignità’, che l’ex ministro Calenda giudica in un’intervista alla Stampa, a pagina 7, “Un mix di incompetenza e populismo (…) Che comporterà la perdita di contratti a termine e non produrrà un aumento di quelli a tempo indeterminato. Aumenterà solo i disoccupati”, continua a creare attriti fra pentastellati e leghisti. Ne dà conto Il Messaggero in quinta pagina: “Le tensioni Lega-M5S restano comunque forti. Gli esponenti del Carroccio risentono della pressione della base composta al Nord da piccoli e medi imprenditori che poco digeriscono il dirigismo pentastellato. Dovrebbero essere quindi modificate la norme transitorie contenute nel provvedimento, approvato nell’ultimo consiglio dei ministri, facendo scendere da 36 a 24 i mesi dei contratti a tempo e riducendo a quattro le possibili proroghe. Tensioni forti restano però sui voucher che la Lega vorrebbe reintrodurre. Il ministro dell’Agricoltura e del Turismo Gian Marco Centinaio li vuole per i settori di sua competenza e ha annunciato un incontro con Di Maio prima del dibattito in Parlamento. Sulla necessità di considerare la stagionalità del lavoro agricolo e di quello legato al turismo le posizioni sono ancora distanti e ieri si sono scatenate le associazioni di categoria, da Federalberghi alla Fipe sino alla Confesercenti. Il rischio che il governo corre è che la cancellazione dei voucher, e il complessivo irrigidimento dei contratti porti ad una valanga di mancati rinnovi degli accordi in essere e di un ritorno al lavoro nero di molti di coloro che non possono essere riassunti. La reintroduzione dei voucher rischia però di costare non poco al M5S che negli anni precedenti hanno costantemente attaccato il governo “colpevole” di aver realizzato «la Repubblica dei voucher. Ora Di Maio e Di Battista sono al governo, ma sembrerebbe paradossale una loro reintroduzione”.

 

Copyright, il voto dell’Europarlamento tra bugie e minacce

Alberto D’Argenio su Repubblica: “«Negli ultimi giorni gli eurodeputati hanno ricevuto gravi minacce, anche di morte». È Udo Bullmann (Spd), capogruppo dei Socialisti e democratici a Strasburgo, a spiegare la portata della battaglia – e dei mezzi utilizzati per vincerla che si è consumata ieri all’Europarlamento. Con 318 voti a 278 (31 gli astenuti) l’aula ha rinviato a settembre la riforma del copyright, la direttiva europea scritta per obbligare le multinazionali americane del web (Google, Facebook e Youtube) a riconoscere un giusto compenso a editori e produttori per usare i loro contenuti grazie ai quali realizzano lauti profitti in pubblicità e raccolta dati”.

Oscar Giannino sul Messaggero, in prima pagina, nel commento intitolato “La grande bugia sul copyright che ha vinto a Strasburgo”, scrive: “La bagarre che è stata scatenata da moltissimi accademici, associazioni per la libertà della rete, e politici come il Movimento 5 Stelle in Italia, ha dunque avuto la meglio. Ha prevalso l’idea che la direttiva fosse un attentato alla libertà degli utenti della rete e al confronto senza filtri tra pari, tanto nel pubblicare quanto nel leggerli, rilanciarli, sostenerli o criticarli. Peccato che la libertà dei singoli o della rete non fosse minimamente toccata dalla direttiva. (…) l’intento era quello di dettare i principi almeno minimali di una tutela del diritto d’autore, in capo a imprese o soggetti individuali, che oggettivamente nel mondo contemporaneo incontrano asperrime difficoltà a vederselo riconosciuto nel mondo digitale di internet. La libertà degli utenti e il libero confronto in rete non c’entrano nulla. E nella polemica è stato anzi fatto ampio ricorso a formule volontariamente svianti, al fine di far credere a qualunque internauta che si trattava di chiedergli soldi, o di oscurare ai suoi occhi contenuti sgraditi. Un ottimo esempio di artificio improprio è aver chiamato col nome di link tax quando disposto dall’articolo 11, facendo deliberatamente intendere che la direttiva volesse istituire una tassa per chi sfoglia pagine in rete. Ma non è affatto così, non si prevedeva in alcun modo alcuna tassa sui collegamenti intertestuali, e tanto meno che a pagarla fosse l’utente. La direttiva proponeva invece a quell’articolo il diritto degli editori di vedersi riconosciuta una giusta e proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle loro pubblicazioni da parte dei provider d’informazione digitale. In che cosa si lede la libertà e di chi, se Yahoo, Google e consimili giganti sono chiamati a corrispondere alle imprese editoriali qualcosa di analogo a quanto esse sono già sempre più costrette a chiedere ai propri lettori online di pagare, per potervi direttamente accedere? Che cosa c’entra la libertà in pericolo, quando quelle notizie e quelle analisi vengono elaborate da dipendenti e collaboratori di imprese che a questo fine investono, e che vedono sempre più erosi i propri margini di raccolta pubblicitaria inevitabilmente proprio dalla rete? E che per di più sulle proprie attività, sul proprio reddito, sui propri asset e immobilizzi pagano imposte nazionali assai più elevate di quanto non sia consentito alle grandi piattaforme digitali dal libero arbitraggio internazionale, alla ricerca di ordinamenti dalle più moderate richieste fiscali?”.

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