I giornali di oggi / Orban tifa Salvini, il resto del mondo no

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Il vertice Trump-Kim, la vicenda Aquarius, le nomine del governo: sono le principali notizie che compaiono sulle prime pagine dei quotidiani

Il vertice di Singapore tra il presidente americano Trump e il dittatore nordcoreano Kim, la vicenda dell’Aquarius e le polemiche tra Francia e Italia, le nomine di vice ministri e sottosegretari: sono queste le principali notizie che compaiono sulle prime pagine dei quotidiani oggi in edicola.

Orban a Salvini: “Finalmente!”

Il taglio alto del Corriere della Sera è dedicato ancora alla vicenda migranti e alle nuove tensioni con i paesi vicini: dopo la Tunisia, è ora della Francia. “Alta tensione tra Italia e Francia. Da Macron accuse di «cinismo» sui migranti. Conte: ipocrisie. E ora il vertice è a rischio”.
Nelle pagine interne, Fabrizio Caccia così ci racconta la crisi: “Tra 48 ore, a Parigi, ci sarebbe in calendario il primo incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte. Il condizionale, però, è d’obbligo. La visita, per adesso, non è cancellata ma a Palazzo Chigi, si sottolinea, «c’è irritazione» dopo l’aspro scontro di ieri sulla questione Aquarius. Macron, infatti, ha definito irresponsabile» e «cinica» la decisione italiana di negare un porto alla nave di Medici Senza Frontiere e Sos Méditerranée con 629 migranti. Addirittura «vomitevole», secondo Gabriel Attal, portavoce di «En Marche», il partito fondato dal presidente francese. Parole giudicate «sorprendenti» da Palazzo Chigi che ha subito replicato duramente all’Eliseo: «L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte». Alle accuse francesi si è poi aggiunta la Spagna, che aspetta a Valencia l’arrivo di Aquarius: «Ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani da parte dell’Italia», ha detto la ministra della Giustizia, Dolores Delgado. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che stamattina riferirà in Senato, ha twittato: «La Spagna ci vuole denunciare, la Francia dice che sono vomitevole. Io voglio lavorare serenamente con tutti, ma con un principio: #primagliitaliani». Ha invece esultato per il no di Salvini all’Aquarius il premier ungherese Viktor Orban: «Finalmente!».

Voti in vendita

Il titolo centrale del Corriere della Sera è per lo storico incontro tra il presidente americano e il dittatore nordcoreano: “Kim e Trump, stretta di mano storica per la pace. Faccia a faccia di 40 minuti, firmato un accordo contro Il nucleare”. Dai grandi accordi alle piccole miserie: nell’ultima colonna della prima pagina, un titolo sulla malapolitica,”Latina, clan rom vendeva i voti per il Comune”.

Il servizio è di Giovanni Bianconi e nel richiamo di prima si legge: “Vendeva droga. E voti per il Comune. Arrestato ieri in un blitz a Latina un pregiudicato. In cella con lui altre 21 persone. Il clan Rota avrebbe fatto campagna anche per la Lega”.
A pagina 25 si legge: Secondo l’accusa il trentaduenne Gianfranco Mastracci procurava cocaina a consumatori abituali, minacciando ritorsioni nei confronti di chi non pagava, ma anche consensi elettorali in favore del candidato sindaco Orlando Angelo Tripodi e di un aspirante consigliere comunale della città pontina. Erano le elezioni del 2016, e Tripodi non ce l’ha fatta. A marzo, però, è entrato al consiglio regionale del Lazio e ora è capogruppo della Lega di Matteo Salvini. Nell’inchiesta della Procura di Roma lui non è direttamente coinvolto e ieri ha rivolto «un plauso a magistratura e forze dell’ordine», mentre Roberto Bergamo (che alle Comunali ha guidato una delle liste a suo sostegno, ma senza successo) è indagato per corruzione elettorale”.

Kim e Trump, una stretta di mano

Su La Repubblica l’ordine gerarchico è rovesciato rispetto al Corsera: titolo e foto di apertura sul vertice di Singapore: “Trump e Kim, cosa manca per la pace vera” e taglio centrale sulla questione migranti (La Francia all’attacco di Salvini).
Il servizio in seconda pagina sull’incontro Trump – Kim è di Federico Rampini: “Tredici secondi di una stretta di mano calorosa siglano il vertice più improbabile della storia. «Presidente Kim, è un onore essere con lei. Insieme avremo un successo formidabile, risolveremo un grosso problema che nessuno era riuscito a eliminare». «Presidente Trump, abbiamo superato scetticismo e speculazioni su questo summit, è un buon preludio per la pace». I due leader che si promettevano missili, atomiche e distruzione reciproca sul finire del 2017, sono tutti pacche sulle spalle e sorrisi”. Il problema, e non è l’unico, è che “Il documento finale che hanno firmato parla di «completa denuclearizzazione della penisola». Non ci sono date né impegni precisi sulle ispezioni internazionali”.

Fondi padani: 3 milioni sospetti dal Lussemburgo

Nel taglio centrale di Repubblica anche un box che riguarda la Lega: “Fondi padani. Rogatoria dei pm: 3 milioni sospetti dal Lussemburgo”. Cerchiamo di capirne di più e a pagina 14, dal servizio di Marco Lignana e Marco Preve, apprendiamo che “Da mesi la procura e la guardia di Finanza di Genova erano impegnate in una ricerca – quella dei 48 milioni della truffa dei rimborsi elettorali della Lega Nord, epoca Bossi-Belsito – sul cui esito nessuno si sarebbe sentito di scommettere qualche spicciolo. E invece pochi giorni dopo la tornata elettorale di marzo, ecco arrivare proprio da uno dei più celebri paradisi fiscali l’assist che non ti aspetti: il Lussemburgo segnala alle nostre autorità dell’antiriciclaggio alcune operazioni sospette riconducibili a conti vicini alla Lega”.

Invece dell’apriscatole per aprire il Parlamento, 5 Stelle e Lega usano il Manuale Cencelli per dividersi le poltrone

Anche Il Messaggero apre coi migranti: “Migranti, l’insulto della Francia. Macron: «Italia cinica e vomitevole». L’ira di Conte: «Non accettiamo esempi ipocriti». A rischio il vertice di venerdì”, mentre a centro pagina troviamo “Kim e Trump, lo stop al nucleare: la stretta di mano è già nella Storia”.

Rischia, invece, di passare quasi inosservata la notizia delle nuove nomina al governo, un po’ nascosta nel taglio centrale: “Nomine e deleghe. Di Maio tiene le Tlc. I Servizi al premier”. Ne scrive a pagina 8 Marco Conti: “Sei viceministri e trentanove sottosegretari. Così il governo di Giuseppe Conte ha completato ieri sera il governo, permettendo di fatto di sbloccare anche la partita delle commissioni parlamentari. Gestazione faticosa e spartizione eseguita con il bilancino”.

La stessa notizia la troviamo in prima pagina anche sulla Stampa, che sotto il titolo di apertura “Aquarius, la crisi divide l’Europa. Lite Italia-Francia, vertice in bilico”, informa che le nomine sono state fatte e rimanda ai servizi delle pagine interne. Andrea Carugati osserva: “Manuale Cencelli rispettato (60% di nomine al Movimento e 40% al Carroccio), così come il criterio della fedeltà ai due leader”, mentre in un altro articolo, intitolato “Scontro su Copasir e Vigilanza. Il Pd potrebbe restare a secco”, Carlo Bertini scrive: “Ora il Pd rischia di restare fuori da tutto e minaccia fuoco e fiamme. Chiamando in causa i presidenti di Camera e Senato contro «il grave vulnus di lasciare il secondo partito più votato alle urne fuori dalle cariche istituzionali». Perfino le commissioni strategiche destinate da prassi alle opposizioni, Vigilanza Rai e Copasir, possono infatti essere precluse ai Dem, schiacciati dalla tenaglia Forza Italia-Fratelli d’Italia, in sponda con la Lega”. Il Pd “chiede ai presidenti di Camera e Senato di giungere «ad un accordo tra le opposizioni senza ingerenze della maggioranza», dice Ettore Rosato. «Speriamo che non facciano follie, sarebbe una cosa di una gravità inaccettabile»”.

Per approfondire l’argomento, riprendiamo in mano La Repubblica e andiamo a pagina 12, dove Annalisa Cuzzocrea, dopo aver evidenziato che rispetto al governo Gentiloni qui le poltrone sono 4 in più, informa che “AI ministero per il Sud, con Barbara Lezzi, arriva infine la salviniana napoletana Pina Castiello, ex Pdl in buoni rapporti con Nicola Cosentino e con la famiglia Cesaro. Con lei un altro reduce, consigliere dei governi Berlusconi: Luciano Barra Caracciolo agli Affari europei”.

Berlusconi ‘tradito’: Di Maio si prende Mediaset

La prima del Giornale di Alessandro Sallusti riporta un titolo, a centro pagina, che in qualche modo potrebbe fornire una chiave di lettura anche per ciò che succederà sulle nomine che spettano alle minoranze: “Di Maio si prende Mediaset. Berlusconi irritato con la Lega”.

Berlusconi e Forza Italia, insomma, si sentono penalizzati e Fabrizio De Feo sintetizza così la vicenda: “La delega ai Servizi resta a Giuseppe Conte mentre Luigi Di Maio mantiene quella sulle Telecomunicazioni. Una casella quest’ultima che inizialmente sembrava destinata alla Lega. Una decisione accolta con una certa amarezza dalle parti di Arcore dove si teme che dopo l’arretramento elettorale i pentastellati possano riaccendere la fiamma dell’antiberlusconismo”.

Anche il Corriere della Sera, a pagina 15, affronta la questione, e Francesco Verderame ne racconta i retroscena: “«Gli avevo chiesto solo una cosa… Adesso quello se potrà ci farà chiudere le televisioni». Il tono millenarista di Berlusconi sulle sorti di Mediaset accompagna la sequenza di epiteti verso Salvini, reo di non aver tenuto la parola sul tema di governo che al Cavaliere premeva (e preme) più di ogni altra cosa: la delega sulle Telecomunicazioni, che in base ai patti stipulati tra i due alleati di centrodestra sarebbe dovuta andare a un esponente leghista. (…) E invece per Berlusconi si è materializzato il peggiore degli incubi. La sua descrizione del Biscione che finisce soffocato dalle norme punitive di Di Maio è una forma di difesa preventiva, un modo per prepararsi a denunciare un conflitto d’interessi del capo grillino, se davvero il ministro per lo Sviluppo economico decidesse di accanirsi contro l’azienda dello storico avversario politico. Per il Cavaliere inoltre questa è la prova del «tradimento» di Salvini, la dimostrazione che il segretario della Lega non lo considera più un partner strategico, che nei suoi piani il destino di Forza Italia è di essere annessa o al più ridotta a un ruolo ancillare”.

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