I giornali di oggi / Trump anti-europeo. Come Salvini

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I quotidiani in edicola si occupano del vertice Nato, ma in prima pagina ci sono anche la vicenda dei migranti sulla nave Diciotti, la proposta di legge sulla legittima difesa, l’elezione di Davigo al Csm.

Le apertura dei giornali di oggi si occupano del vertice Nato di Bruxelles, alla presenza del presidente americano Trump che ha chiesto agli alleati di aumentare il contributo per le spese militari, ma ci sono anche altri argomenti come la vicenda dei 67 migranti a bordo della nave militare Diciotti che oggi dovrebbe attraccare a Trapani, la proposta di legge sulla legittima difesa, l’elezione al Consiglio Superiore della Magistratura di Piercamillo Davigo.

 

Vertice Nato, Trump l’anti-europeo

La visita di Trump in europa in occasione del vertice Nato la racconta il corrispondente da Bruxelles di Repubblica, Alberto D’Argenio: “Donald Trump non allenta la presa, attacca ancora gli europei e al summit Nato di Bruxelles arriva a chiedere ai partner di raddoppiare le spese militari, di portarle dal 2 al 4% del Pil. In una capitale belga blindata, la giornata scorre sulla falsa riga degli affondi del presidente Usa, in particolare contro la Germania di Angela Merkel. (…) Dopo la sfida all’Unione con i dazi, dopo lo scontro che ha portato al fallimento del G7 in Canada, continua il rodeo di The Donald. Ora tocca alla Nato. Varcando le porte del nuovo quartier generale dell’Alleanza, ha subito rimarcato le distanze con gli europei: mentre Stoltenberg guidava la visita al gigantesco complesso di vetro e acciaio alle porte di Bruxelles, a beneficio delle telecamere con aria annoiata Trump è rimasto ben lontano da Merkel e Trudeau, intrattenendosi solo con Erdogan e qualche noto euroscettico come il ceco Milos Zeman. Quindi le nuove stoccate a Merkel: «La Germania è totalmente controllata dalla Russia per via del gas». Pronta la risposta della Cancelliera, «il mio è un Paese libero che decide senza interferenze», spalleggiata da Macron: «Non sono d’accordo con Trump». Infine l’affondo durante la riunione dei 29 leader Nato, con la sparata sul 4% del Pil di contributi alle spese militari”.

Dai quotidiani del gruppo Riffeser, Il Giorno- Il Resto del Carlino – La Nazione, prendiamo due risposte dall’intervista che Giorgio Caccamo fa allo storico ed americanista Massimo Teodori, poiché ci aiutano a inquadrare il ruolo e le convinzioni del presidente statunitense: «Beh, Trump è istintivo e contraddittorio in tutto quello che fa. Non possiamo attribuirgli una politica ben delineata e coerente. Ma non c’è dubbio che le sue simpatie vadano ai Paesi che hanno leader forti e semi-autoritari, come Russia, Turchia o Egitto». (…) «La Nato era più di un’alleanza militare: era il perno di una unione di principi delle democrazie liberali. Trump distrugge proprio la concezione di alleanze tra Paesi democratici. Ha una visione mercantile dei rapporti internazionali. Infatti insiste sui soldi…».

Vertice Nato: cambia la geopolitica, l’Europa più marginale che mai

Interessante anche l’analisi che fa Alessandro Campi sul Messaggero: “(…) la grave crisi che si sta profilando all’interno del blocco euro-atlantico non è solo una questione di budget (sui soldi al dunque ci si mette sempre d’accordo). E nemmeno un problema di cattivo carattere: il fatto cioè che Trump sia irruento, imprevedibile e poco rispettoso delle convenzioni diplomatiche. La questione è politica, ha una valenza per certi versi epocale e dunque trascende la buona o cattiva volontà dei singoli. Siamo infatti alle prese, ormai da anni, con un cambiamento degli equilibri geopolitici mondiali talmente radicale da aver reso largamente obsoleto e inefficace il sistema di relazioni tra Stati che ha governato il mondo per decenni. Un cambiamento che l’Europa, più di altri, fatica a riconoscere e accettare visto che è proprio l’indebolimento del suo ruolo sulla scena internazionale il segnale più vistoso delle trasformazioni in atto”.

 

Nave Diciotti: Salvini contro le regole internazionali

Il caso del mercantile Vos Thalassa che salva i migranti e poi sarebbe stato costretto a chiamare in aiuto la nave Diciotti della Guardia Costiera italiana proprio a causa del comportamento minaccioso di coloro che erano appena stati salvati, continua dividere il governo. Ecco il resoconto di Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera: “la posizione del ministro dell’Interno, il leader della Lega Matteo Salvini, non cambia: «Prima di concedere qualsiasi autorizzazione attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori, dei finti profughi, che invece che in un albergo finiranno in prigione per le loro azioni a bordo della Vos Thalassa. Dovranno scendere dalla nave Diciotti in manette…». Così, ieri sono già saliti sulla Diciotti in navigazione agenti di polizia per fare luce sulle presunte minacce rivolte da alcuni migranti all’equipaggio dell’altra nave italiana, la Vos Thalassa, che li aveva salvati domenica. (…) Sul «caso Diciotti», però, il ministro ha tutti contro. Da Di Maio: «Non è immaginabile che noi chiudiamo i porti ad una nave italiana». Per il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin: «La chiusura dei porti non è certamente la soluzione». Eppoi Gregorio De Falco, il comandante che apostrofò Schettino, oggi senatore 5 Stelle: «Una nave della Guardia Costiera è una nave istituzionale. Impedire che entri in un porto dello Stato è inaccettabile». Infine, Nicola Fratoianni, di Liberi e Uguali: «Salvini nel suo ruolo di ministro dell’Interno-Difesa-Giustizia-Trasporti vuol vedere i migranti della nave Diciotti in manette. Manco avessero truffato 49 milioni di euro agli italiani…». L’allusione è ai rimborsi che la Cassazione ha ordinato alla Lega di restituire”.

 

Migranti e lavoro: le divisioni dei giallo-verdi

Nave Diciotti a parte, “c’è un ragionamento condiviso – scrive Annalisa Cuzzocrea a pagina 3 di Repubblica, nell’articolo intitolato: “Realismo, non slogan” Di Maio ora smarca i 5Stelle dalla Lega – dai vertici del Movimento 5 stelle. Quelli di Salvini sull’immigrazione sono slogan, spesso irrealizzabili. «Non è immaginabile che chiudiamo i porti a una nave italiana», ha detto il vicepremier M5S ieri mattina a Omnibus. Per poi aggiungere quanto aveva già dichiarato nell’intervista a Repubblica: «I porti sono chiusi solo per le Ong che non rispettano le regole» (dichiarazione subito contestata dal ministro dell’Interno). La comunicazione ufficiale di Palazzo Chigi continua a dire che non ci sono differenze, se non nei toni. Che «gli obiettivi sono comuni». (…) Le differenze però ci sono. E al Movimento – in questa fase non conviene nasconderle. E non perché Di Maio o Conte abbiano improvvisamente sposato la linea più attenta ai diritti umani del presidente della Camera Roberto Fico (che ha visto Trenta solo una volta e non può quindi essere considerato l’ “ispiratore” della sua linea). Ma perché Salvini, oltre a essere un alleato, è un competitor interno alla maggioranza. È il segretario del partito che sta raggiungendo i 5 stelle nel consenso elettorale, almeno stando ai sondaggi. È l’esponente di governo che più di tutti ha fatto passare messaggi forti, beneficiandone in termini di consenso. Smontare quei messaggi, mostrarne la fragilità, non è secondario per il Movimento. «Bisogna che le persone capiscano – ha detto Di Maio nel vertice di due giorni fa, quello disertato dal leghista – che per i trattati vigenti nessuna imbarcazione internazionale può fare respingimenti. Li deve fare la guardia costiera libica». Insomma, non possono essere le navi italiane a riportare i migranti indietro in quello che non è considerato «un porto sicuro». E non può essere Matteo Salvini da solo a cambiare regole che vanno contrattate con tutta l’Unione”.

 

Legittima difesa: Forza Italia batte sul tempo la Lega e incassa il sì dei 5 Stelle

Tutti i quotidiani danno evidenza alla proposta di legge presentata dall’ex ministro di Forza Italia Mariastella Gelmini e subito appoggiata dai pentastellati: Forza Italia ha battuto sul tempo la Lega e Alessandro Giuli su Libero così commenta: “Mossa intelligente, perché testimonia la consapevolezza di dover sfidare Salvini senza apparire rinunciatari o, peggio ancora, schiacciati sulla narrazione debole e conformista d’un mondo in ritirata: quello delle sinistre angelicate e dei moderati (sempre se esistano ancora) che hanno perso il contatto con un elettorato esasperato e pugnace. La cronaca dice che la maggioranza si apprestava a riperticare un provvedimento leghista (autore Nicola Molteni) sulla legittima difesa ma all’improvviso si è vista scavalcare da Gelmini, che adesso pungola soddisfatta su Twitter: «A poche ore dalla presentazione della nostra proposta di legge, il ministro Bonafede fa sapere che la riforma del diritto alla difesa è una priorità del governo. Coincidenza? Non credo, ma meglio tardi che mai!»”.

In effetti, sottolinea Stefania Piras sul Messaggero, “la legittima difesa che era cavallo di battaglia della Lega e di FI ed è diventata una priorità anche per il ministro stellato. Vanno eliminate «le zone d’ombra», perché «il cittadino costretto a difendersi deve sentire che lo Stato è al suo fianco», dice Bonafede mentre Forza Italia ha presentato un ddl che inverte l’onere della prova dal cittadino che ha sparato per difendersi allo Stato”.

 

Eletto Davigo al Csm

“Soffia il vento giallo-verde anche sul Csm” titola La Stampa e a pagina 10 Paolo Colonnello mette in evidenza come l’elezione di Piercamillo Davigo “ridisegna la geografia delle toghe italiane nei confini del nuovo potere grillo-leghista. (…) Lo spostamento tellurico nel mondo (mica tanto) felpato delle toghe, dopo anni di trionfi della sinistra con Magistratura democratica, non a caso vede al secondo posto per la Cassazione Loredana Miccichè, della corrente di destra Magistratura indipendente, che in 28 anni non aveva mai ottenuto un seggio ai vertici della piramide togata e taglia fuori i moderati centristi di Unicost e quelli di sinistra di Area. La magistratura insomma sceglie la destra con un occhio al corporativismo, così come sembrano indicare anche i primi risultati delle schede scrutinate”.

Titoli simili li troviamo anche negli altri quotidiani: Svolta grillina al Csm. Davigo, boom di voti. Sconfitta la sinistra (Giorno – Carlino – Nazione), Davigo superstar: cambia tutto anche nella magistratura (Il Fatto Quotidiano), Csm, il «vaffa day» dei magistrati. Davigo eletto col pieno di voti (Il Giornale).

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