Giornalisti sotto attacco. Di Maio insiste

Focus

La stampa non ci sta e da giorni si susseguono note ufficiali, post sui social e ora anche querele

Infimi sciacalli, pennivendoli, prostitute, cani da riporto, verginelle. I Cinquestelle proseguono ad attaccare la stampa, rea di aver raccontato le vicende giudiziarie della sindaca di Roma Virginia Raggi, recentemente assolta dalla Procura di Roma.

In particolare il vicepremier Di Maio dopo aver dichiarato “presto faremo una legge sugli editori puri”, evocando in modo minaccioso metodi di selezione utilizzati in epoche buie della storia, non ha ripensamenti. “Quando ce vò ce vò”, ha detto a Massimo Giletti a Non è l’Arena su La7  quando gli ha chiesto se volesse fare retromarcia sui detestati giornalisti.  “Ho detto che troppi giornalisti peccano di disonestà intellettuale, nel giornalismo in questi anni io ho visto un comportamento troppo corporativistico, tutti i giornalisti scattavano a difesa di quel titolo a volte davvero ignobile…”. Ma i giornalisti non ci stanno e da giorni stanno replicando all’attacco con note ufficiali, post sui social e ora anche querele.

Vittorio Feltri, Sebastiano Messina, Mario Calabresi, Enrico Mentana, Federica Angeli, Lirio Abbate , Corrado Formigli: sono tantissimi i volti noti sia della carta stampata che della tv che hanno risposto in modo puntuale ai grillini. E c’è anche chi ha presentato un esposto-querela ai carabinieri contro “dichiarazioni e affermazioni che offendono la categoria e me personalmente quale giornalista”. E’ il caso di Francesco Viviano, ex giornalista di Repubblica ora in pensione, che ha invitato i colleghi a fare lo stesso.

Domani, inoltre, dalle 12 alle 13 ci sarà una prima risposta pubblica lanciata dalla Federazione nazionale della Stampa italiana. Il flashmob #GiùLeManiDallInformazione a cui ha aderito il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti si terrà in contemporanea, nelle piazze dei capoluoghi di regione.

Ma bisogna chiedersi ora più che mai perché tutto questo livore? Proviamo a rispondere. I Cinquestelle perdono ogni giorno più consensi, con la Lega sta fagocitando in termini di popolarità ciò che rimane dell’alleato grillino. Il nervosismo, si sa, gioca brutti scherzi. E la voce a volte critica dei media non è tollerata. Forse ci si aspettava che una volta al governo, nessuno appunto sarebbe stato più mosso al movimento e alle sue contraddizioni. A questo poi si aggiunge un pizzico di furbizia. Dipingere il sistema dei media come il cattivone che è sempre pronto a puntare il dito contro chi vuole cambiare l’Italia è una strategia antica ma sempre efficace: il problema è che l’informazione non è un nemico da delegittimare, ma è una delle colonne portanti della democrazia. E sarebbe bene, per chi ci governa, tenerlo bene a mente.

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