Giornalisti che non ci azzeccano mai

Focus

Il vizio di non ammettere mai quando si sbaglia. Il cortocircuito giornalismo-politica nel Transatlantico di Montecitorio

Questo è un articolo autocritico. Nessuno si senta offeso. È un articolo sul giornalismo politico. Premessa dovuta. Iniziamo.

Uno dei vizi del giornalismo politico è far finta di avere sempre ragione. Quasi mai un giornalista politico ammetterà di aver sbagliato previsione. Con la stessa sicumera, lo stesso cronista la sera dice che la crisi è governo è sicura (“Me l’ha detto lui…”) e la mattina dopo rivendica di aver previsto che non ci sarebbe stata (“ma ti pare che fanno la crisi…”).

I giornalisti a dire il vero godono della complicità dei peones che affollano il Transatlantico. Loro non sanno nulla di quel che realmente bolle in pentola – d’altra parte non lo sanno bene nemmeno i leader – ma orecchiando qua e là per darsi importanza rilanciano i boatos dei giornalisti, così che questi ultimi a loro volta si sentono autorizzati a ripeterli e così via finché il soufflé non si sgonfia.

Noi ricordiamo bene quando tanti ann fai un autorevole esponente del centrosinistra, oggi ai vertici della vita politica, mise in giro per scherzo che nel consiglio d’amministrazione della Rai sarebbe entrato Giovanni Rana, l’imprenditore dei tortellini: un paio di agenzie di stampa ci cascarono con tutte le scarpe. Evitando poi di scusarsi per l’evidente infortunio. Mai ammettere l’errore.

In queste circostanze poi fioriscono i luoghi comuni. Negli ultimi giorni il più gettonato è stato “Salvini rompe e passa all’incasso”. Può darsi. E può darsi di no (più probabilmente). Ora, si può dire tutto. Magari senza quell’assertività che non ammette repliche, perché  poi le repliche della storia arrivano eccome. “Il Pd è morto” andava forte, prima che lo stesso Pd superasse nettamente il M5S. “Renzi se fa(i giornalisti politici sono per lo più romani) il partito suo” regge ancora, anche se c’è subito un altro cronista che chiede: “Ma ‘ndo va?”. Finora non ve n’è traccia ma la canzone funziona sempre. 

Svettano in questo cortocircuito alcuni (non tutti certo) grandi commentatori. Quelli che “ne hanno viste tante”. Che spiegano la rava e la fava e mettono le brache al mondo. Ce ne sono alcuni che non ci azzeccano mai, e mai ne prendono atto. Molti sono volti noti, la gente si fida di loro.

Poi però piombano fastidiosamente le notizie vere: Salvini non apre la crisi eccetera eccetera. E il nostro collega? Eccolo, pronto a sbuffare: “Ma a me l’avevano detto che non c’era la crisi…”. Tutto a posto, la coerenza è salva, la professionalità pure, la coscienza tranquilla. E così un altro giorno è andato, la sua musica è finita, come cantava Guccini. Alla prossima analisi, colleghi.

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