La povertà non si abolisce per decreto

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Senzatetto poverta

Giornata mondiale per la lotta contro la povertà: in Italia gli anziani in miseria sono il doppio della media europea. Caritas e associazioni di volontariato: il reddito di cittadinanza segua il REI del governo Pd

La povertà, purtroppo, non si abolisce per decreto legge e nemmeno con gli slogan d’adunanza o con gli appelli al popolo. Nella Giornata mondiale per la lotta contro la Povertà, proclamata dalle Nazioni Unite, i dati italiani sono da terzo mondo, non da paese industrializzato dell’Occidente. Due report, uno della Caritas, l’altro dell’Unione delle cooperative europee, ci sbattono davanti la realtà che non guarda in faccia nessuno, né partiti, né leader, né ideologie.

 

Lo spread della miseria

Nonostante le roboanti dichiarazioni  del governo Lega- 5 Stelle sui risultati raggiunti – che tanto assomigliano ai bollettini del vecchio Pcus sovietico sugli esaltanti esiti dei piani quinquennali, mentre il popolo moriva letteralmente di fame – gli anziani in miseria in Italia sono al 10,9%: il doppio della media dell’Unione Europea.
E, come sottolinea l’agenzia di stampa 9Colonne, «lo “spread della miseria” per gli anziani fra Italia e Germania tocca gli 810 punti base, con quasi 1,4 milioni di persone sopra i 65 anni che da nord a sud della Penisola si trovano in uno stato di grave deprivazione materiale, senza potersi pagare un pasto completo o le bollette di luce e riscaldamento».

I dati emergono dall’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop e sono contenuti nella Relazione 2018 della Commissione europea per gli Affari sociali.
«In Italia – spiega Uecoop – dall’inizio della grande crisi del 2008 gli over 65 in miseria hanno fatto un balzo del 4,2% arrivando nel 2016 a rappresentare il 10,9% di una popolazione di 13,5 milioni di persone, registrando un’incidenza di quasi 4 volte superiore rispetto alla Germania ferma al 2,8% e quasi doppia rispetto alla media Ue che è del 5,8%».

«Dei 5,5 milioni di anziani in miseria che risiedono in Europa – sottolinea Uecoop – più di 1 su 4 vive in Italia che registra la situazione più drammatica tra i Paesi fondatori dell’Unione visto che la Francia è al 2,9%, il Belgio al 2,1%, l’Olanda all’1,2% e il Lussemburgo addirittura allo 0,2%. Mentre fanno peggio solo alcuni Stati dell’Est entrati di recente nella Ue come ad esempio la Bulgaria che ha il 37,5% degli over 65 in uno stato di grave deprivazione materiale, la Romania che ha il 22,5%, la Lituania al 17,3% o la Croazia con il 14,5%. Mentre sempre oltre l’ex Cortina di ferro si posizionano meglio dell’Italia l’Ungheria di Orban con il 10,2%, la Slovacchia con l’8%, la Polonia con il 5,9% o la Repubblica Ceca con il 3%».

 

Poveri in Italia, +182% dall’inizio della crisi

Che le più penalizzate siano le persone più anziane, lo evidenzia anche il rapporto della Caritas italiana 2018 su povertà e politiche di contrasto, presentato oggi.
In Italia, insomma, cresce un esercito di poveri, e la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età.
Si legge nel rapporto: «In Italia il numero dei poveri assoluti (cioè le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700mila del 2016 a 5 milioni 58mila del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico e occupazionale. Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero di poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto per effetto della recessione economica».

 

Associazioni e volontariato: il Reddito di cittadinanza segua il REI

Secondo la Caritas italiana, «l’annunciata introduzione del Reddito di Cittadinanza è destinata a portare con sé novità di rilievo che ci si augura tengano conto dell’esperienza maturata nell’attuazione del REI di cui si parla nel rapporto».

La misura introdotta dal governo Gentiloni, ammonisce la Caritas, rappresenta «sia nei suoi punti di forza così come nelle sue criticità, un prezioso patrimonio di sapere concreto, che merita di essere valorizzato. Un patrimonio, si spera, dal quale il legislatore non vorrà prescindere al momento di disegnare le prossime tappe della lotta alla Povertà nel nostro Paese».

Stessa linea per l’Alleanza contro la Povertà – che raggruppa decine di associazioni ed enti locali italiani, la quale chiede di rafforzare la lotta alla povertà tramite uno strumento che sia in linea con il Reddito d’Inclusione e che sappia dare continuità al lavoro iniziato.
Già nelle scorse settimane l’Alleanza aveva evidenziato «la necessità di incrementare sostanzialmente il fondo povertà, anche gradualmente nei prossimi anni, con altri 5,8 miliardi di euro; di ampliare la platea dei beneficiari della misura di sostegno al reddito in modo da raggiungere tutte le famiglie in povertà assoluta; di potenziare il beneficio economico per tali famiglie fino ad un importo medio di 400 euro; di rafforzare i Centri per l’Impiego ed i Servizi Sociali volti all’inclusione, senza disperdere le risorse a loro destinate; di coinvolgere nel nuovo processo tutti gli attori impegnati nella lotta alla povertà sia al livello centrale che sul territorio, includendo Regioni, Comuni, parti sociali, Terzo settore ed associazioni».

 

Mattarella: Gli interventi contro la povertà devono tradursi in un investimento sulle persone

Anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, in una dichiarazione uscita stamattina, ha rimarcato la priorità dell’impegno contro il disagio economico: «Nel ventiseiesimo anniversario della Giornata delle Nazioni Unite dedicata alla lotta alla povertà, desidero esprimere il mio apprezzamento a coloro che si battono per liberare il mondo da una piaga inaccettabile per il nostro tempo, ancora contrassegnato da squilibri planetari. Gli impegni assunti con la Dichiarazione del Millennio, e il rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile approvati dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel settembre 2015, hanno portato alcuni significativi miglioramenti nella vita di milioni di persone».

«In Italia – avverte il presidente della Repubblica – sia i casi di povertà assoluta, sia i casi di povertà relativa sono aumentati. Per questo è indispensabile, a tutti i livelli, continuare con politiche di sostegno a quanti vivono in povertà o vi sono fortemente esposti. Gli interventi devono avere la capacità di tradursi in un investimento sulle persone, sulle loro abilità e la loro formazione, al fine di promuovere un percorso di crescita individuale e di evitare che la povertà si traduca in crescente marginalità sociale».

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