Giornata mondiale contro l’omofobia, i numeri della discriminazione

Focus

C’è ancora bisogno di celebrarla? Certo che sì. Se è vero che tanti passi avanti sono stati fatti in questi decenni, troppe sono ancora le discriminazioni.

Oggi, 17 maggio, si festeggia la giornata mondiale contro l’omofobia, una ricorrenza molto rilevante, e quantomai necessaria. Perché si celebra proprio oggi? Lanciata nel 2004, la giornata è giunta alla sua sedicesima edizione. E’ stata scelta questa data per commemorare la decisione adottata nel 1990 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle psicopatologie.

C’è ancora bisogno di celebrarla? Certo che sì. Se è vero che tanti passi avanti sono stati fatti in questi decenni, troppe sono ancora le discriminazioni. Nel 2019 ci sono ancora 70 stati nel mondo in cui l’omosessualità è considerata illegale. Si tratta del 36% dei Paesi riconosciuti dall’Onu, vale a dire più di un terzo del totale. Rispetto al 2017, c’è stato solo un piccolo miglioramento e il numero di luoghi in cui gli atti omosessuali sono puniti dalla legge è ancora decisamente troppo alto. Così come drammaticamente alte sono le pene. In alcuni posti – come il Sudan, l’Iran, lo Yemen o l’Arabia Saudita – si può arrivare fino alla morte (in tutto sono undici i Paesi Onu in cui gli atti omosessuali consenzienti possono essere punti con la sentenza capitale). In altri Paesi – cinque in tutto, tra cui Uganda, Zambia e Guyana – si rischia invece il carcere a vita.

La battaglia all’omofobia non passa solo per specifiche norme anti-discriminazione ma anche attraverso il riconoscimento di diritti, come il riconoscimento di forme di unioni civili tra le persone dello stesso sesso. A livello globale, questi diritti sono ancora prerogativa di una piccola quota di Paesi (il 14% del totale per le unioni e il 13% per i matrimoni). Diversa la situazione in Europa, dove le unioni civili o i matrimoni tra individui omosessuali riguardano ormai la maggioranza degli stati. Da questo punto di vista, all’interno del Vecchio Continente si possono notare delle differenze tra macro-aree. L’Est europeo ancora in ritardo nel riconoscimento di questi diritti, l’area mediterranea (Italia, Grecia, Croazia) che si muove più timidamente e il Nord Europa decisamente più avanti.

In Italia

“La tredicesima Giornata Mondiale contro l’Omofobia la Bifobia e la Transfobia, istituita dal Parlamento Europeo nel 2007, costituisce l’occasione per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea contro ogni forma di discriminazione inerente all’orientamento sessuale o alla identità di genere”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Inammissibili e dolorosi episodi di aggressività e intolleranza continuano a verificarsi causando sofferenze nelle vittime. Pertanto, la denuncia e la lotta all’Omofobia deve costituire un impegno deciso e costante per le istituzioni e per ciascuno di noi”, ha aggiunto. “Come più volte affermato, occorre promuovere la cultura dell’inclusione e del rispetto di ogni differenza con iniziative adeguate e idonee nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali ed in ogni forma di comunicazione, e far sì che questa cultura si traduca in comportamenti quotidiani – ha concluso il capo di Stato – Solo attraverso un percorso di legalità non disgiunto dai principi di solidarietà propri della nostra tradizione civile potremo sconfiggere ogni forma di intolleranza e di violenza. Su queste basi va proseguita la ricerca delle misure sempre più adeguate ed efficaci per abbattere i più diversi fenomeni di esclusione sociale, consolidando i valori ideali e morali su cui si fonda una civile convivenza democratica”.

Una dichiarazione perfettamente in sintonia con quella del Partito Democratico e del suo segretario

 

 

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