Il giorno triste dell’addio a Luciano De Crescenzo

Focus

Il maestro che ha saputo raccontarci la filosofia con parole semplici

Dopo l’addio ad Andrea Camilleri, ci lascia un altro grande intellettuale del mondo della cultura. Luciano De Crescenzo, filosofo napoletano, prima ingegnere dell’Ibm e poi diventato attore e scrittore, è morto a Roma all’età di 91 anni. Soffriva da tempo di una malattia neurologica degenerativa e le sue condizioni erano precarie.

Il grande scrittore e maestro lascia un’eredità immensa fatta di oltre cinquanta libri, 18 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi.

Era un grande appassionato e studioso di filosofia, e per questo lasciò a vent’anni lasciò il posto da dirigente per cominciare a scrivere. Esordì con il suo primo e più famoso libro nel 1977: Così parlo Bellavista.

E poi i film indimenticabili “32 dicembre” e lo stesso “Così parlò Bellavista” raccontando Napoli con filosofia ed ironia. Un grande successo lo ebbe anche in tv con programmi come “Zeus – Le Gesta degli Dei e degli Eroi” sui miti e sulle leggende degli antichi greci. Per non parlare del successo cinematografico, immortalando sullo schermo il personaggio napoletanissimo del professor Bellavista e recitando persino con Sophia Loren in “Sabato domenica e lunedì” della Wermuller.

Sul grande schermo aveva però esordito come attore ne Il pap’occhio” (1980) nel ruolo del Padreterno, al fianco dell’amico Roberto Benigni e diretto da Renzo Arbore. De Crescenzo era nato a Napoli il 20 agosto 1928 nel borgo di Santa Lucia (abitò al civico 40 di via Generale Orsini, nello stesso stabile in cui era nato il suo storico amico Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer), viveva ormai da tempo a Roma ed è stato assistito fino all’ultimo dalla figlia Paola, dal genero, dai nipoti e dal suo storico agente Enzo D’Elia.

“Con la scomparsa di Luciano – scrive in una nota l’amico e collega Renzo Arbore – perdiamo tutti un grande amico. Era un maestro per tutte le cose belle che c’ha fatto conoscere. E’ una gravissima perdita per la cultura italiana e per la città di Napoli di cui era un esponente fiero ed orgoglioso”.

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