Giusta retribuzione, la proposta del Pd contro la propaganda grillina

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In conferenza stampa, il Pd ha lanciato il suo ‘giusto approccio’ ad un tema di fondamentale importanza

Quando si parla di lavoro e lavoratori bisogna avere ben chiaro il quadro complesso del mercato in cui viviamo. Per questo la proposta del Movimento 5 Stelle, che si basa semplicemente sull’assunto di garantire un livello salariale minimo uguale per tutti, appare come un obiettivo velleitario e astratto dalla realtà. In poche parole un’altra bandiera pre elettorale che può addirittura danneggiare i lavoratori e destabilizzare il modello contrattuale.

La proposta del Pd, presentata oggi in conferenza stampa al Senato alla presenza del segretario Zingaretti, del presidente del gruppo del PD al Senato Andrea Marcucci,  dei membri della Commissione Lavoro Edoardo Patriarca, Mauro Laus, Tommaso Nannicini e Annamaria Parente, è invece più complessa e articolata e ha l’obiettivo di garantire, oltre ad un salario dignitoso, anche tutele e diritti acquisiti.

Zingaretti ci ha tenuto a specificare che quella del Pd “è una proposta importante” ma da sola non basta “perché servirebbe voltare pagina sulle politiche del lavoro e sullo sviluppo, ci vorrebbe un cambio di passo del governo sulla crescita ma questo non è all’orizzonte”. “Gli occupati a rischio povertà – ha detto ancora Zingaretti- sono circa il 12% contro il 9% dell’area euro. Parliamo di lavoro povero, con categorie particolarmente esposte come i giovani fino a 29 anni e tra questi soprattutto le donne. Parliamo di bassi livelli di retribuzione, lavoro irregolare, precarietà. E questa proposta di legge è importante perché fa chiarezza ed è frutto dell’ascolto di sindacati e datori di lavoro”.

Inutile girarci intorno sui temi economici il governo è in affanno: “Che il governo cadrà sulla economia è una cosa quasi certa. Questa mattina il ministro del Tesoro ha annunciato che aumenterà l’Iva e che ci sarà una drammatica stagione di tagli e questo è inaccettabile”, ha commentato Zingaretti. “I selfie e i sorrisi diventano quasi irritanti perché non si accordano con la sofferenza di questo Paese”, ha aggiunto il segretario dem.

Bisogna quindi proporre un’idea di Paese diversa e mettere in luce tutte le contraddizioni di questa maggioranza. “Il salario minimo – denuncia Marcucci- è sparito dal calendario di questo governo. Perché? Anche su questo Lega e M5S sono divisi”. Rincara Patriarca: “Andate a vedere gli emendamenti della Lega alla legge Catalfo. Sono emendamenti molto interessanti e tutti in linea con le nostre proposte”.

Ma quali sono le caratteristiche della proposta del Pd?

Il testo di legge dei democratici, innanzitutto non fissa una cifra di salario minimo (per i grillini deve essere 9 euro lordi all’ora) ma stabilisce un meccanismo in base al quale assumono valore legale i minimi dei contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni più rappresentative. Sono quindi i contratti a stabilire il trattamento minimo tabellare che andrà applicato a tutti i lavoratori di tutti i settori. “Vogliamo prevedere – spiega Nannicini- un salario minimo garantito laddove la coperta della contrattazione collettiva è troppo corta”. Per elaborare queste regole, il Pd propone di istituire una commissione ad hoc con le parti sociali, una sfida da scrivere insieme. Secondo i democratici, il rischio a cui la proposta grillina porta è che le aziende escano dai contratti nazionali e si limitino a pagare il minimo fissato per legge. Ma i contratti non tutelano soltanto dal punto di vista salariale ma anche sul fronte dei diritti, dalle pause ai benefit fino al welfare aziendale ma anche gli scatti di anzianità e la maternità. Un aspetto a cui il Pd non vuole rinunciare: “Nel contratto collettivo c’è la parte economica ma poi ci sono anche altri diritti” dice Zingaretti, “questo tema va aggredito nel modo giusto”.

 

Guarda qui la conferenza stampa integrale

 

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