Giustizia e conti pubblici, una doppia fiducia per testare la tenuta del governo

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Riforma penale alla Camera e manovrina al Senato. Test per il Governo

Come era facile immaginare dopo la débâcle della legge elettorale e le potenti scosse nella maggioranza, il governo Gentiloni riparte all’insegna del voto di fiducia con due provvedimenti delicati e urgenti che mettono subito alla prova la tenuta dell’esecutivo. Anche se pare di capire che il trasversale partito del non voto ha già avuto la meglio su quello che voleva correre alle urne, mandando la legge elettorale a farsi benedire.

Doppia fiducia, dunque: domani sera sul ddl penale alla Camera e con ogni probabilità giovedì sulla manovrina al Senato.
Il troppo Vietnam di questi ultimi tempi, con lo showdown sulla legge elettorale, la rottura del patto a 4 e ancor prima le piccole scosse di pezzi che fin qui sostenevano apertamente l’esecutivo, come Mdp e i centristi, hanno convinto il governo che per evitare che lo scontro politico-elettorale facesse saltare riforme e provvedimenti della massima urgenza, fosse necessario prendere la via breve della questione di fiducia.

Troppi regolamenti di conti tradotti in voti segreti. Bastava vedere questo dato: di oltre 600 emendamenti presentati alla riforma penale e un centinaio approvati, ben il 70% erano a scrutinio segreto. Mettici il pressing del guardasigilli che dopo mille giorni di ping pong Camera-Senato-Camera (il primo voto sul ddl Orlando è datato agosto 2014) e la concomitanza di un probabile e imminente giudizio negativo dell’Ocse sui tempi troppo stretti per la prescrizione, ed ecco che si è arrivati alle 15.20 di oggi pomeriggio quando la ministra per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro poneva la fiducia sul ddl penale.

La ragione è chiara: “Siamo in dirittura d’arrivo di questa legislatura e poniamo la fiducia perché se la riforma venisse modificata alla Camera tornerebbe al Senato e finirebbe su un binario morto”, dice Walter Verini, parlando a Montecitorio.

Soddisfatto il ministro Orlando che passeggia sul tappeto rosso del Transatlantico: “La fiducia è  la condizione per arrivare all’approvazione di un provvedimento che era partito più di tre anni fa”, dice il ministro della Giustizia che certamente porta a casa un buon risultato personale. Con due punti fondamentali: l’aumento dei tempi per la prescrizione ma soprattutto la delega al governo sulle intercettazioni.

E’ quest’ultimo il tema che più fa litigare la politica, visto che la riforma penale prevede limiti più stringenti all’utilizzo non solo e non tanto delle conversazioni telefoniche, ma del potentissimo Remote Access Trojan, un tipo di malware che permette a chi indaga di entrare letteralmente nei telefonini e nei computer di chi è sotto inchiesta, per poter accedere a ogni informazione contenuta nei dispositivi e finanche manovrarli, ad esempio inviando mail. Nella legge delega sarebbero previsti alcuni paletti all’utilizzo del Rat, come il tipo di reato e l’esclusione dalla pubblicazione di materiale non inerente alle indagini, come le foto private.

Un minuto dopo la richiesta del voto di fiducia va in scena la protesta dei Cinquestelle che espongono cartelli in aula sui bavagli al Parlamento. Un vero e proprio show che la deputata del Pd Giuditta Pini racconta così: “È una messinscena a favore di like: hanno urlato e alzato cartelli sul processo penale, nel tentativo di sviare il discorso dei media sul risultato amministrativo”. Un giochino che ormai si conosce bene, spiega ancora Pini: “Funziona così: preannunciano la diretta Facebook e poi, invece di utilizzare il canale istituzionale della Camera, organizzano un live via smartphone. Peccato che una volta che il governo ha posto la fiducia, questo tipo di iniziativa non possa più incidere sulle decisioni della Camera.Serve solo a moltiplicare i like e le condivisioni sui social network”.

Ora, che il M5S voti contro il governo pare abbastanza scontato, ma che lo faccia Mdp, che pare intenzionato a non votare la doppia fiducia appare molto più strano. Non tanto sul provvedimento di correzione finanziaria che contiene gli odiatissimi nuovi voucher, su cui già il 31 maggio scorso gli scissionisti dem uscirono dall’aula, quanto sulla riforma del processo penale, visto e considerato che Mdp aveva invece votato la fiducia in commissione al Senato allo stesso, identico testo che verrà sottoposto allo scrutinio dell’aula nelle prossime ore.

Vedremo se i rumors che danno Mdp uniti a M5S e alle altre opposizioni contro la riforma penale saranno confermati domani, quando, dopo il dibattito che avrà inizio alle 11 e le successive dichiarazioni di voto arriverà il voto finale, atteso in serata.

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