Google, Apple, Amazon e Facebook: i colossi Usa nel mirino del fisco italiano

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È di oggi l’accordo tra il più potente motore di ricerca e l’Agenzia delle entrate: Google dovrà pagare 306 milioni di euro. Ecco tutte le altre aziende che devono milioni alle casse italiane

Google dovrà versare al fisco italiano 306 milioni di euro. L’accordo è stato raggiunto oggi con l’Agenzia delle entrate sotto il profilo tributario. Con l’accordo il colosso Usa ha chiuso tutte le questioni fiscali dal 2002 al 2015. Per Google resta ancora aperto, però, il fronte penale, anche se non si esclude che l’intesa di oggi abbia anche degli effetti da quel punto di vista. Dall’indagine del pm Isidoro Palma, conclusasi nel febbraio del 2016, risulta, secondo i calcoli del Nucleo tributario della Guardia di Finanza, che Google avrebbe sottratto all’erario italiano, tra il 2009 e il 2013, redditi imponibili per circa 227 milioni di euro, grazie a uno schema elusivo che coinvolgeva una serie di società dislocate tra Irlanda, Paesi Bassi e Bermuda. Gli indagati sono cinque manager ed ex manager di Google: John Thomas Herlihy, Graham Law, Ronan Aubyn Harris, John Kent Walker jr e Daniel Lawrence Martinelli. Le cifre, poi, contestate nell’atto di chiusura indagini a carico dei manager, però, sono diverse da quelle accertate dalla Gdf. Nell’atto firmato dal pm Palma, infatti, si faceva riferimento a 98,2 milioni di euro di imponibili Ires (l’imposta sui redditi d’impresa) non dichiarati nel quinquennio considerato e non ai 227 milioni.

L’intesa per il maxi versamento al fisco italiano da parte di Google segue quello del dicembre 2015 tra Apple e la stessa Agenzia delle entrate: quella volta la cifra pattuita era di 318 milioni di euro. La Procura di Milano, guidata da Francesco Greco, negli ultimi anni, infatti, sta portando avanti o ha già chiuso sul piano penale (mentre in parallelo corre quello tributario) tutta una serie di procedimenti per evasione fiscale sui colossi del web, tra cui Google e Apple appunto. Nel caso di Apple, il procedimento penale si è poi chiuso con un manager della sede irlandese che ha patteggiato una multa, mentre altre due posizioni sono state archiviate.

Ma anche altri colossi sono nel mirino del fisco italiano. Nei giorni scorsi, è emerso che, stando ai calcoli della Gdf, Amazon avrebbe evaso circa 130 milioni attraverso un meccanismo – la contabilizzazione in Paesi a regime fiscale piu’ favorevole di profitti in realta’ realizzati in Italia – che e’, in sostanza, lo stesso gia’ individuato dalla Procura nelle inchieste sugli altri colossi dell’hi tech.

Intanto, i pm milanesi indagano anche su Facebook. Tutte queste grandi società infatti dispongono di una struttura che prevede che la loro filiale italiana non fatturi la pubblicità raccolta o le vendite realizzate in Italia ma registri come ricavi i servizi prestati a un’altra società del gruppo, collocata in uno stato a fiscalità più morbida: l’Irlanda, per quanto riguarda Facebook e Google, e il Lussemburgo per quanto riguarda Amazon. In questo modo vengono sottratte ingenti quote di imponibile al fisco italiano e spostate in Paesi con tassazioni più leggere, in modo legale secondo i colossi del web.

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