Le mani del governo sulla Consob

Focus

Cosa si nasconde dietro l’ennesimo attacco gialloverde nei confronti delle isitituzioni?

Se qualsiasi struttura indipendente o corpo intermedio diventa il nemico da abbattere a tutti costi ogni volta che esprime un parere critico al governo, ci si dovrebbe forse porre qualche domanda. Dopo aver messo sotto accusa nei giorni scorsi Ragioneria dello Stato, Mef e Inps, l’esecutivo gialloverde torna oggi ad accanirsi contro un’altra struttura dello Stato che dovrebbe godere di autonomia, la Consob.

L’attacco frontale è al neo presidente dell’Autority, Mario Nava, accusato di “incompatibilità con l’attività di vigilanza”, perché reo, secondo Lega e M5s, di essere “in distacco” alla Commissione europea per la quale ricopriva il ruolo di dirigente prima di passare all’autorità di vigilanza. Ma la domanda è: se tutti i passaggi sull’iter di quella nomina sono stati superati nei mesi scorsi, perché tornare sulla vicenda? Oltretutto mettendo in discussione anche Quirinale e Corte dei Conti, che avevano avallato la nomina di Nava con il loro parere giuridico positivo. Forse il vero motivo, come ipotizzato da alcuni attenti osservatori, potrebbe essere legato a qualche dirigente Consob, vicino alla nuova maggioranza gialloverde, che sarebbe in cerca di incarichi più alti.

Ma l’attacco a Nava avrebbe anche risvolti politici visto che rafforzerebbe l’offensiva portata avanti nelle ultime settime dai gialloverdi contro i “burocrati”, rinvigorendo quella base grillina di stampo populista, contagiata ormai dal virus dell’indignazione automatica, cui tanto piace l’assalto alle “elite”.

Insomma, ogni volta che ci sono tecnici di mezzo, soprattutto se indipendenti, l’esecutivo punta il proprio dito contro. Mettendo così in perenne discussione la competenza.

Si pensi a tutti i soggetti attaccati negli ultimi tempi: Bankitalia, l’Fmi, le agenzie di rating, i mercati, la Bce, l’Abi, Confindustria, Confcommercio. Tutti attacchi che fortificano la narrazione del complotto, della “manina” che non vuole il cambiamento, dei i poteri forti sabotatori e inaffidabili.

In questo senso è interessante l’equazione messa in evidenzia dal direttore del Foglio Claudio Cerasa in un suo editoriale di due giorni fa: se sei “elite”, sei nemico del popolo; e se sei nemico del popolo, meriti il trapasso politico.

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