Un intero governo impegnato a spegnere gli incendi di Salvini

Focus

Anche il sonnolento Conte è dovuto intervenire per limitare i danni provocati in poche settimane dal ministro dell’Interno

Una macchina propagandistica che nulla ha a che fare con la politica. E’ quello che ha messo in piedi nelle ultime settimane il ministro dell’Interno Matteo Salvini, sempre più a suo agio nel ruolo di capopopolo. Prima la battaglia contro i migranti, poi contro le ong e la telenovela della nave Aquarius, infine il censimento dei rom. Una strategia della tensione ormai oliata dal punto di vista mediatico ma che si sta rivelando controproducente dal punto di vista politico. Tanto che il sonnolento premier Giuseppe Conte e solitamente molto flessibile vicepremier Luigi Di Maio sono stati costretti a richiamarlo all’ordine.

Spegnere gli incendi provocati da Salvini è ora l’attività principale del governo. In questo senso sono impegnati in prima persona lo stesso Conte, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Perché mentre il capo leghista è intento a racimolare facili consensi, agitando spettri di ogni tipo, il mondo là fuori va avanti e non si ferma certo dietro agli “spottoni autocelebrativi” di Salvini.

A Bruxelles (e pure a Roma) non sono piaciute le uscite sul censimento dei rom, che rischiano di far naufragare quanto faticosamente si sta facendo a livello diplomatico per gestire i due dossier più spinosi: quello dell’emergenza migranti e quello dei conti economici. Sollevare polveroni come è successo per l’Aquarius e per i rom può servire a far balzare la Lega in testa ai sondaggi ma non certo a smussare gli angoli tra gli alleati europei, anzi. E non aiuta di certo la sintonia sbandierata da Salvini con i quattro Paesi del Gruppo di Visegrad e il fantomatico “asse dei volenterosi” siglato con Austria e Baviera. Tutto ciò che non serve all’Italia.

E l’ha capito anche Conte. Che domenica vola a Bruxelles per il pre-vertice con Juncker, in cui ribadirà la proposta italiana di creazione di hotspot sulle sponde del Nordafrica e, soprattutto, proverà riportare sui tavoli dell’Ue l’idea di riforma del trattato di Dublino. Una missione impossibile per il momento, anche grazie al fatto che proprio Salvini sembra averla messa in cavalleria per non disturbare i suoi nuovi alleati, da Orban al governo di destra austriaco guidato da Sebastian Kurz e dal suo amico Heinz-Christian Strache, con cui ieri si faceva selfie sui tetti di Roma. Tutti – ovviamente – contrari alla redistribuzione dei migranti, che conviene molto all’Italia e molto poco agli altri.

Intanto, a livello diplomatico, il titolare della Farnesina prova e mettere una pezza a quello che fu il primo danno di Salvini, quando attaccò la Tunisia dicendo che “esporta galeotti verso l’Italia”. Peccato che proprio con la Tunisia sia in vigore uno dei pochi accordi di respingimenti ed espulsioni che funzionano per il nostro Paese, motivo per il quale Moavero Milanesi si è sentito in dovere di incontrare il suo omologo tunisino per provare ad appianare le divergenze.

In questo clima, infine, secondo Salvini e Di Maio, “l’Italia dove andare a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo” per avere maggiori concessioni in termini di flessibilità economica. Da questo punto di vista il ministro Giovanni Tria è impegnato ad ottenere quel minimo di credibilità che possa evitare un’ulteriore chiusura dei rubinetti, altro che concessioni. Anche perché il mantra di Lega e Cinque Stelle è quello dello scorporo degli investimenti dalla contabilità del deficit. Peccato che non abbiano ancora spiegato quali dovrebbero essere questi investimenti, se non proposte sempre più indefinite di flat tax e reddito di cittadinanza.

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