Orizzonte governo, Salvini: “Il premier spetta al centrodestra”

Focus

Berlusconi e Salvini aprono a un governo con i cinquestelle ma con un centrodestra unito. E senza reddito di cittadinanza

Neppure il tempo di incassare l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e riparte subito il gioco delle parti tra Movimento Cinque Stelle e centrodestra. Questa volta l’orizzonte è quello del governo, in attesa che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella apra ufficialmente le consultazioni da cui scaturirà l’incarico per la formazione dell’esecutivo.

Salvini: “Il premier spetta al centrodestra”

Incarico che, secondo il leader della Lega Matteo Salvini, non può che toccare al centrodestra come ha ribadito anche oggi, intervistato dal Messaggero. “Il premier spetta al centrodestra” che “rimarrà compatto”. Salvini si dice “pronto a fare il premier” ma “prima viene il programma”.

Berlusconi: “Governo Di Maio-Salvini? Ipotesi assurda”

Quindi sì a un esecutivo con i grillini, ma di certo non senza Forza Italia e Fratelli d’Italia. Come è ovvio, Berlusconi esclude un esecutivo Di Maio-Salvini da soli. In un’intervista al Corriere della Sera, infatti, parla dell’ipotesi come di “un ircocervo, l’animale mitologico spesso citato dai filosofi antichi come esempio di assurdità, perché in esso convivono caratteri opposti e inconciliabili. E poi perché Salvini dovrebbe fare il socio di minoranza di un governo Cinquestelle? Non credo che l’elettorato di centrodestra lo perdonerebbe”.

“Si tratta di ipotesi del tutto teoriche – aggiunge l’ex Cavaliere – con il leader della Lega e con Giorgia Meloni abbiamo accordi chiarissimi: è il centrodestra unito che lavorerà per una soluzione della crisi e per assicurare un buon governo all’Italia”.

E la Lega sa – prosegue Berlusconi – che la possibilità di governare dipende proprio dall’unità del centrodestra. Se la coalizione si rompesse, oltre a essere tradito il mandato degli elettori, nessuno di noi avrebbe più titolo per rivendicare la guida del governo”.

Berlusconi esclude anche un’ipotesi Di Maio premier: “Matteo è persona intelligente – dice in un’altra intervista a Repubblica – sa benissimo che senza di noi è il leader di un partito del 17%, che va ad allearsi con un altro che vale il doppio. Che vantaggio avrebbe nel fare lo junior partner di Di Maio? E poi vi immaginate gli elettori leghisti, i piccoli imprenditori e gli artigiani del Nordest, che accettano Di Maio premier o qualcuno con caratteristiche simili? Io non voglio che accada questo, non è nei miei progetti. Voglio che Matteo provi a governare. Con noi, e con chi ci sta. Abbiamo vinto le elezioni, perché dovremmo regalare una vittoria ai nostri avversari?”.

Sì a un governo con il M5s ma senza reddito di cittadinanza

Nel frattempo flat tax e reddito di cittadinanza sembrano essere usciti dai programmi di governo. E non può essere un caso. Un messaggio inviato in primo luogo a Luigi Di Maio, “promesso sposo” di Salvini: dopo essere riuscito a tenere insieme il centrodestra (che venerdì sera sembrava finito), il segretario della Lega, come ha ribadito anche oggi Berlusconi, non ha alcuna intenzione di fare il socio di minoranza di un governo Lega-M5s.

E in particolare su due punti di un eventuale programma con i pentastellati, Salvini chiarisce: “Sul Sud ci dovremo chiarire bene” e “non ho approfondito bene la proposta sul reddito di cittadinanza. Ma io sono culturalmente ed economicamente contrario all’assistenzialismo”. Per il leader del Carroccio, “non servono regalie ma garanzie che permettono di rientrare nel mondo del lavoro. Più assistenza, ben finalizzata, occorre nel Mezzogiorno e non assistenzialismo”.

“Ci presenteremo con una proposta di governo al presidente della Repubblica – spiega Salvini al Messaggero – e auspicabilmente al Parlamento, dentro la quale ci sarà ciò che abbiamo promesso in campagna elettorale e che è diverso da ciò che qualcuno a Bruxelles vorrebbe farci fare”, dichiara Salvini. I punti del programma li ha ricordati più volte nei giorni scorsi: abolizione della legge Fornero e dello spesometro, giù tasse e accise, taglio degli sprechi, riforma della scuola e della giustizia, legittima difesa, revisione dei trattati europei, rilancio dell’agricoltura e della pesca italiane, ministero per i disabili, pace fiscale fra cittadini ed Equitalia, autonomia e federalismo, espulsione dei clandestini e controllo dei confini.

Quindi, per il leader della Lega, bisogna partire “dal programma del centrodestra”, ma tenendo presente che la coalizione non ha i numeri per governare da sola. E allora, aggiunge Salvini, “siamo disposti ad ampliare e a modificare il nostro programma, tutelandone la coerenza”. E per poter raggiungere i numeri per governare, il leader della Lega apre alla possibilità di un governo con i Cinquestelle.

Martina: “Non vogliamo interferire con il lavoro di Mattarella”

Al presidente della Repubblica spetterà sbrogliare questa matassa, cercando di capire chi potrà offrire più garanzie per il futuro. Di certo Mattarella ha già avuto delle indicazioni dal voto per le presidenze delle Camere.

Quanto al Pd, il reggente Maurizio Martina chiarisce che “noi ascolteremo le indicazioni del Capo dello Stato, non voglio neanche lontanamente strattonare il Quirinale, saremo con lui nella valutazione dello scenario”. Secondo Martina, “l’intesa raggiunta tra destra e Cinquestelle sulle Camere è un fatto politico nuovo, non mi si dica che è una partita distinta dal governo. Lo dicano ai loro elettori, tra Lega e M5s c’è un disegno complessivo”. E infine: “Se non saranno in grado di garantire una prospettiva, dovremo lavorare sodo e mettere a disposizione la nostra forza per il Paese. Ma oggi si deve rendere evidente che c’è chi sposta l’asse programmatico rispetto alle promesse fatte prima del 4 marzo”.

E per Ettore Rosato, intervistato da Repubblica, si può entrare nelle partita “ma da opposizione, rappresentando una parte di questo Paese, con valori e programmi alternativi a quelli della Lega e dei Cinquestelle”. I dem non vogliono “sfuggire alla responsabilità – aggiunge Rosato – Ma non sarà necessario un governo di tutti perché leghisti e grillini hanno un accordo solido. Che era già evidente in aula, trasparente nelle cose che dicevano con toni simili e declinazioni uguali, prima della campagna elettorale”.

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