Antiparlamentarismo di governo

Focus

L’attività della Camera dei Deputati viene sospesa per un’intera settimana. Niente di particolarmente eccezionale, se guardiamo alla costante umiliazione cui è stato sottoposto il Parlamento da questa maggioranza

Ammettiamolo, siamo un po’ ingenui a stupirci per il disprezzo con cui Lega e Cinque Stelle stanno trattando il Parlamento nello svolgersi della sceneggiata di questi giorni. Il povero Conte convoca una conferenza stampa per pietire una buona parola ai suoi due vice imbufaliti, senza neanche il buon gusto di presentarsi alle Camere per informare l’Italia della crisi politica? Salvini e Di Maio rispondono raccontando alle agenzie della loro ultima telefonata, come due fidanzati glamour?

L’attività della Camera dei Deputati viene sospesa per un’intera settimana, con continui cambi di programma, in attesa che i due partiti di maggioranza si accordino sul “Decreto Crescita”? Niente di particolarmente eccezionale, se guardiamo alla costante umiliazione cui è stato sottoposto il Parlamento da questa maggioranza: da mesi la gran parte dell’attività parlamentare è dedicata alla discussione di provvedimenti marginali (e comunque confusi), gli indicatori di produttività legislativa sono ai minimi storici, lo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento ha recentemente preconizzato che “i politici non saranno più indispensabili” una volta realizzati i disegni del Movimento Cinque Stelle.

In un altro momento storico sarebbe stato giusto denunciare lo stallo politico del governo e il conseguente blocco dell’attività parlamentare, come da copione già visto in altri passaggi della nostra vicenda repubblicana. Ma oggi siamo ormai ben oltre il “normale malfunzionamento” dei rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo, essendo entrati a pieno titolo nell’epoca dell’antiparlamentarismo di governo.

D’altra parte se guardiamo al profilo dei due partiti che compongono la maggioranza ritroviamo – sia nella Lega sia nei Cinque Stelle – un coerente percorso di demolizione della credibilità della democrazia rappresentativa e di capitalizzazione dei sentimenti antipolitici dell’elettorato, costruito nel corso degli anni a colpi di delegittimazione dei governi parlamentari (la Lega) e di costruzione di una articolata macchina del fango rivolta contro gli istituti e i protagonisti della rappresentanza (i Cinque Stelle).

In questo senso Salvini e Di Maio si limitano a raccogliere quanto è stato seminato negli anni dai loro partiti, mentre il governo che ne è diretta emanazione si è mosso dal primo giorno per mettere nell’angolo il Parlamento italiano svuotandolo della sostanza se non della forma. Su questo sfondo, persino il genere giornalistico in cui si maramaldeggia sul grande classico dei “parlamentari terrorizzati per la fine anticipata della legislatura” (che vediamo ricomparire in questi giorni su alcuni quotidiani) appare un riflesso vecchio e inadeguato a raccontare la novità di questo passaggio.

Perché non siamo dentro una crisi normale della credibilità parlamentare né in una fase ordinaria di arroganza governativa, ma in una fase in cui la trasfigurazione della nostra democrazia perseguita da Lega e Cinque Stelle passa anche per la costante emarginazione delle Camere e per il rischio di consegnare al prossimo futuro un Parlamento ridotto a poco più di una scatola vuota.

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