Imprese, quel sostegno di M5S al capitalismo “bonsai”

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E’ importante sostenere le piccole imprese, ma ciò va fatto attraverso una politica accorta che ne favorisca lo sviluppo, non il nanismo

Nel nostro Paese è ormai noto il problema del nanismo aziendale. Il sistema produttivo italiano è frammentato in una moltitudine infinita di piccole imprese, tra loro slegate e autosufficenti. Si tratta di imprese “bonsai”, inflazionate, decisamente in soprannumero rispetto alla maggior parte delle altre economie più avanzate. Ciò rappresenta un handicap, una controtendenza dello sviluppo. Specialmente oggi, dove l’economia internazionale richiede ingenti capitali da investire e reti imprenditoriali diffuse. Come ci ricordano molti sociologi, la competitività si sposta sulle economie di agglomerazione.

In tal senso, qualsiasi politica industriale degna di nota dovrebbe frenare, o quantomeno scoraggiare, il proliferare diffuso delle imprese padronali. Invece no. La manovra di bilancio attuale sembra andare il direzione contraria. “Più sei piccolo, più ti sostengo”: è questo lo slogan che sottendente le riforme economiche portate avanti dall’attuale maggioranza politica. Dato che le piccole imprese sono troppe, si fa in modo che vengano sostenute e alimentate. Come? Basta vedere gli ultimi ritocchi alla manovra approvati dalla Commissione Bilancio.

Parliamo della cosiddetta “formazione 4.0”, ovvero dell’aggiornamento delle competenze dei lavoratori per migliorare il sapere tecnologico. Sono centinaia le qualifiche professionali oggi ricercate dalle imprese, ma si fatica a trovare coloro che le posseggano. Molti posti di lavoro si creano con il progresso industriale, ma mancano i giovani con le capacità professionali adeguate. Ben venga quindi la tax credit. Il problema però è che il credito d’imposta, concesso alle imprese per la formazione tecnologica, è tanto maggiore quanto più piccola è l’impresa: 50% per le piccole imprese, 40% per le medie imprese e 30% per le grandi.

Un fenomeno analogo si è già riscontrato anche per la politica industriale 4.0. L’iperammortamento, costituito dal rinnovo degli incentivi fiscali per il paino Impresa 4.0, non riguarda un unico valore. Ora prevede delle aliquote variabili, che decrescono all’aumentare dell’investimento effettuato. Per gli investimenti previsti nel 2019, la maggiorazione del costo di acquisizione dei beni ai fini della deduzione delle quote di ammortamento, sarà del 150% per gli investimenti inferiori a 2,5 milioni. Il valore poi diminuirà: 100% per gli investimenti oltre i 2,5 milioni  fino a 10 milioni, quindi 50% oltre 10 milioni fino a 20 milioni.

E’ importante sostenere le piccole imprese, ma ciò va fatto attraverso una politica accorta che ne favorisca lo sviluppo, non il nanismo. Dare incentivi a pioggia a imprese sottocapitalizzate e autocentrate, per mantenere in vita un sistema economico arretrato, è anacronistico. Si mantengono in vita imprese prive di management, senza capitali da investire, ignare di un piano strategico, impossibilitate a fare ricerca e ad attrarre talenti. Forse le scelte da fare sono altre. Una politica industriale seria oggi favorisce l’ambiente economico in cui le piccole imprese possono unirsi, relazionarsi o cooperare tra loro. Questo per creare sinergie, ampliando le risorse a disposizione e ottimizzare i risultati. Parliamo dell’open innovention, dei cluster tecnologici, delle aree sistema, ovvero di azioni contestualizzate necessarie anche per il Made in Italiy, anch’esso in sofferenza per l’arretratezza dei vecchi distretti industriali.

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