“Con lo spread bruciati finora 6,5 miliardi”. Parla Luigi Marattin

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“Negli emendamenti del governo mance e assunzioni a gogo e nulla su quota 100 e reddito di cittadinanza. Sulla manovra non sanno che fare”

Circa otto miliardi in ballo e un governo che, dopo l’esultanza dal balcone di Palazzo Chigi per l’indebitamento portato fino al 2,4% del Pil, sembra stia tornando sui propri passi per evitare la procedura di infrazione annunciata da Bruxelles. Questo, in sintesi, il punto sulla manovra di Bilancio, che da mercoledì sarà in discussione alla Camera ancora monca, così pare, dei punti sostanziali su crescita, reddito di cittadinanza e quota 100. Ne parliamo con Luigi Marattin, tra i più attivi deputati del Pd in commissione Bilancio a Montecitorio.

Marattin, dopo la melina dei giorni scorsi, sono finalmente arrivati gli emendamenti del governo?
Sì sono arrivati. Ci aspettavamo emendamenti che dessero risposte sui grandi temi, ad esempi su che tipo di accordo si farà con l’Unione europea, quale sarà il deficit, come funzioneranno quota 100 e reddito di cittadinanza, come si risponde al fatto che l’economia comincia a dare segnali di recessione. Invece sono arrivati emendamenti che distribuiscono un po’ di mance in giro e che fanno assunzioni a gogo, dal ministero del’Economia alla Arera, dall’Avvocatura di Stato all’Accademia della Crusca. È evidente che i nodi veri non saranno affrontati nel corso della lettura alla Camera, vedremo al Senato la settimana prossima. Nel frattempo, il dato vero è che mentre il Paese è in seria difficoltà, questo governo propone il sostegno all’apicoltura. L’impressione è che si tratta di gente che non sa né dove sta andando, né tanto meno come andarci.

Due mesi fa Di Maio era sul balcone di Palazzo Chigi ad esultare per lo sforamento al 2,4%, mentre oggi è proprio su questo che il governo probabilmente farà un passo indietro…
Sì è proprio così. Tra l’altro proprio in questi giorni il balcone di Palazzo Chigi è in ristrutturazione, si vede che l’ultima volta lo avranno danneggiato con le loro sciocchezze.

Quanto ci è costato finora l’atteggiamento del governo M5S-Lega?
Con lo spread sono stati buttati via 6,5miliardi e si è perso il 2% di ricchezza delle famiglie, e purtroppo è solo l’inizio. Il punto vero è che stanno facendo una manovra che non recepisce nulla delle questioni aperte, semplicemente perché non sanno che fare.

Quali sono state le proposte del Pd?
Le nostre proposte, tutte bocciate, andavano dal raddoppio del Reddito di inclusione, a 4 punti di abbassamento di cuneo fiscale all’abolizione dell’Irap. Tutte scelte perfettamente coperte, invece di buttare via 15 miliardi per quota 100 e reddito di cittadinanza.

A questo proposito, sul tavolo a Bruxelles ballano 8 miliardi. Alla fine chi ci perderà di più tra M5S e Lega?
Vedere le cose come un equilibrio tra le forze di governo ci porta a sbattere. Dobbiamo porci il tema di cosa serve al Paese, con un’economia che rischia di andare in recessione. Vedere tutto in termini di consenso dell’uno o dell’altro è il loro modo di gestire le cose, ma quello che oggi serve sono misure forti per far ripartire l’economia, e non la conta.

C’è il rischio concreto che anche le banche entrino in sofferenza. Il governo dovrà intervenire?
Assolutamente sì. Se continua la tensione sui titoli di Stato le prime ad andare in difficoltà saranno le banche, e se vanno giù le banche va giù l’economia. Vedremo cosa farà questo governo, ma già sul ristoro ai risparmiatori delle banche fallite, alla fine hanno fatto esattamente come noi, ossia rimborsare solo i truffati con sentenza arbitrale, e non tutti tout court, come sbandierato in campagna elettorale. Già su questo hanno perso la faccia e se sarà necessario intervenire sulle banche, la perderanno anche su quello, perché aiutare gli istituti non vuol dire aiutare i banchieri, ma i cittadini

Secondo un sondaggio di Ipsos il 60% degli italiani tifa per un accordo con l’Unione europea. Che segnale è?
È il segno che gli italiani sono molto più responsabili di chi oggi li governa. L’idea che questo governo voleva far passare di Bruxelles come una gabbia è una bugia di cui ci si sta accorgendo. I vincoli di Bruxelles non sono norme contro i cittadini, ma misure per una gestione il più possibile sana delle finanze pubbliche.

In effetti sul tavolo tra Italia e Unione europea sembrano esserci sullo sfondo le elezioni europee di maggio.
Quando ci si avvicina alle elezioni è normale che la discussione si faccia più orientata al consenso. Ma c’è un punto fondamentale da sottolineare: nessuno dice che le regole europee siano il meglio possibile, ma l’alternativa non è fregarsene alzando il debito. Noi abbiamo passato anni a contestare l’austerità, ma lo abbiamo fatto con civiltà e non con attacchi scomposti. Abbiamo fatto al contrario un’opera di convincimento, e sette Paesi hanno firmato la nostra lettera per l’allentamento di vincoli. La gente seria fa così.

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