Governo nel caos, la Legge di bilancio è un rebus

Focus

Di Maio e Salvini spingono per provvedimenti spot, Tria prova a resistere. E l’Europa sta perdendo la pazienza

Ormai Luigi Di Maio non ci sorprende più. Fa sempre così. Se ne esce con una tirata delle sue (o fa uscire qualcuno dei suoi sodali) e poi fa un passo indietro. Tutta tattica. L’ha fatto quando ancora non era al governo (ricordate la richiesta di impeachment?), ha continuato a farlo anche nelle vesti di vicepremier e ministro del Lavoro. E allora via con la nazionalizzazione di Autostrade (quando? come? boh…), con la chiusura dell’Ilva (idea archiviata, per fortuna) e ora con il reddito di cittadinanza da fare senza se e senza ma. Anche a costo di sacrificare Giovanni Tria, ministro dell’Economia che rappresenta l’unico argine alla deriva pentaleghista. Almeno agli occhi dell’Europa.

La logica è chiara. Di Maio vuole far credere di voler mantenere le promesse e quindi spara le sue cartucce su Facebook o in tv. Poi, sapendo benissimo che sono irrealizzabili, torna indietro per rassicurare mercati e investitori, che altrimenti abbandonerebbero in tempo zero il nostro Bel Paese. Ai suoi fan il buon Gigino dirà che è colpa di Tria e dell’Europa se non riesce a realizzare i suoi progetti. Agli alleati europei e alle poche persone responsabili che lo circondano dirà invece che è talmente un governante illuminato da mettere da parte i suoi cavalli di battaglia. Da mesi assistiamo a questo teatrino. E siccome ieri proprio Tria ha deciso di sottrarsi al giochetto, davanti alle ennesime minacce anonime ricevute dalla galassia grillina, Di Maio è costretto al passo indietro: “Mai chieste le dimissioni di Tria, per noi la priorità è mantenere le promesse e i conti in ordine“. Come dire che si vorrebbe andare in montagna per fare un bel bagno al mare.

L’avvicinamento alla Legge di Bilancio, così, assume le sempre più le forme di una lenta agonia. Non tanto lenta, in realtà, se il presidente della Bce si è affrettato a dire che “finora le parole hanno fatto solo danni per i risparmi di operai e famiglie italiane” e il commissario agli Affari europei Pierre Moscovici è già arrivato a dire che “l’Italia è un problema per l’eurozona”. Evidentemente le rassicurazioni di Tria hanno esaurito il loro effetto. L’Italia deve presentare “un bilancio credibile, in termini di numeri ma anche di sforzi strutturali”, ha avvertito Moscovici nel corso di una conferenza stampa a Parigi, ed è nel suo interesse ridurre l’indebitamento perché “non si può vivere con un debito pubblico sopra il 130 per cento”. Il commissario francese ha messo in guardia il governo italiano dalla tentazione di superare la soglia del 3% di deficit, perché “sarebbe una bugia pensare che si possa investire di più con un deficit più elevato”.

Un ragionamento che Tria aveva già provato a fare a Di Maio: “Se le risorse che mettiamo per sforare il deficit si trasformano in miliardate che escono sotto forma di spread e interessi sul debito, non ha molto senso“. Un ragionamento semplice, evidentemente non per tutti. Di Maio e Salvini sono alla ricerca di un segnale da dare ai loro elettori. Il leghista con una brutta copia della Flat tax presentata in campagna elettorale, il grillino con il feticcio del reddito di cittadinanza. Senza il quale, chiosa la ministra per il Mezzogiorno Barbara Lezzi, “il governo è a rischio”.

 

 

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