Il governo nemico della scuola, della cultura e della crescita

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Rispettato in pieno lo stile del “governo del cambiamento”: annunci, promesse disattese e tagli. L’istruzione vittima sacrificale

Ormai quasi tutti in questo Paese, chi più velocemente chi meno, hanno capito il copione su cui il “governo del cambiamento” recita riguardo a qualsiasi tema. Proviamo a riassumerlo insieme.

Fase 1: annunciare la cancellazione totale di ciò che il PD, nemico del popolo italiano, ha fatto.

Fase 2: fare una promessa, sparandola più grossa possibile.

Fase 3: rilasciare interviste per due mesi, svicolando ogni ragionevole obiezione con bugie.

Fase 4: arrivano i “numerini” nero su bianco: le promesse ovviamente non sono realizzate perché tutte le risorse andranno, se va bene, in quota 100 e reddito di cittadinanza. Se va male, come probabile, le risorse disponibili andranno solo in tassi d’interesse aumentati a causa dello spread più alto.

Fase 5: derubricare l’importanza dei “numerini” e-o dare la colpa ai governi precedenti. “E allora il PD?”.

Il ministro dell’Istruzione Bussetti ha seguito il copione in maniera abbastanza fedele. Purtroppo per lui, ma soprattutto per il paese, i “numerini” che riguardano l’istruzione nella legge di bilancio sono drammatici. Ci sono 200 milioni di tagli e il ministro festeggia perché forse, ma è tutto da dimostrare, è riuscito a recuperarne 40. Più probabilmente, il ministro fa finta di festeggiare, perché in conferenza stampa si trova costretto a dichiarare che “al di là delle cifre, quel che è importante sono gli obiettivi raggiunti”. Come a dire, che l’importante non è vincere ma è partecipare: ci manca solo che il ministro ci dica che “ha vinto lo sport” (che poi, a volerla dire tutta, perde pure lo sport con questa legge di bilancio).

E poi ci sono le bugie del mentitore seriale: Di Maio ha promesso il tempo pieno per tutti, per aiutare le famiglie in cui ambo i genitori lavorano. E invece, nella legge di bilancio sono previste solo 2000 nuove assunzioni, mentre alla scuola italiana per realizzare davvero il tempo pieno servono più o meno 40000 insegnanti: con questi ritmi, le famiglie italiane preoccupate per la scuola dei loro figli vedranno le promesse realizzate tra 20 anni.

Si potrebbe infierire sul governo del cambiamento e ricordare che i governi del PD hanno immesso in ruolo più di 160000 insegnanti in un triennio (115800 precari stabilizzati e 52000 nuove assunzioni): fanno in media più di 50000 all’anno, altro che i 2000 sventolati da Di Maio.

Per non parlare delle altre risorse sono state investite nell’istruzione durante la precedente legislatura: dal Piano Nazionale Scuola Digitale, che prevedeva stanziamenti per infrastrutture, formazione dei docenti e innovazione dei contenuti didattici, al piano sull’edilizia scolastica, all’alternanza scuola-lavoro.

In particolare, la scure dei tagliatori di fondi, a caccia di risorse per il libro dei sogni di Salvini e Di Maio, si è abbattuta sugli stanziamenti sulla formazione dei docenti, sulla valutazione, sull’alternanza scuola-lavoro. Questo è un errore molto grave, perché al nostro paese mancano strumenti che facciano incontrare domanda e offerta di lavoro sin dai banchi di scuola. Altro che reddito di cittadinanza, ai ragazzi bisogna dare le opportunità che solo un sistema di istruzione di qualità è in grado di fornire. E che invece subisce, dopo anni di investimenti, gli stessi tagli destinatagli dai governi di destra.

Ma il governo del cambiamento questo è: è nemico di chi vuole conoscere, studiare, impegnarsi, migliorarsi, produrre ricchezza per il paese. È nemico della cultura, è nemico della crescita. Nemico dell’Italia.

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