Il governo è una pantomima, l’Italia costretta ad assistere a uno spettacolo indecente

Focus

Il cdm sul decreto crescita si trasforma in uno psicodramma con punte tragicomiche. Lega e Cinque Stelle giocano con il futuro del Paese

La nottata più triste, surreale e ridicola di questa già fallimentare esperienza di governo si consuma nella notte tra il 23 e il 24 aprile. C’era grande attesa per il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto dare il via libera al decreto crescita (già approvato, salvo intese, due settimane fa e di cui resta poco o niente), dentro il quale era finita anche la cosiddetta norma Salva-Roma, quella che avrebbe dovuto di fatto chiudere la gestione commissariale del pachidermico debito pubblico della Capitale. Una norma caldeggiata dal Movimento 5 Stelle e osteggiata, soprattutto negli ultimi giorni, dalla Lega.

Ebbene, il cdm si è trasformato in uno psicodramma, con punte tragicomiche. Conte che sbotta contro i diktat di Salvini, Di Maio che arriva un’ora dopo “perché dovevo registrare un’intervista”, la grillina Castelli che tira fuori una mail in cui il leghista Garavaglia avrebbe dato a suo tempo il via libera al Salva-Roma. E poi minacce di crisi, non si sa quanto esplicite o quanto no. Insomma, una pantomima, in cui la sensazione di una gigantesca presa in giro nei confronti dei cittadini italiani (e dei romani in particolare) diventa sempre più realtà. A condire il tutto, il braccio di ferro sulle dimissioni (richieste dal M5s ma respinte con sdegno dal diretto interessato e da Salvini) del sottosegretario Siri, al centro di una vicenda piena di ombre inquietanti sull’eolico in Sicilia.

Ma tant’è. Dopo circa quattro ore termina uno dei Consigli dei ministri piu’ tesi della storia giallo-verde. La riunione, alla fine, vede Salvini ottenere quanto aveva annunciato prima del Cdm alle telecamere: lo stralcio di gran parte della norma Salva Roma dal decreto crescita, in particolare dei commi 2,3,4,5 e 6. Ma le scorie della riunione non finiscono qui. Il M5s perde in Cdm ma annuncia battaglia in sede di conversione di legge del decreto e avverte il leader della Lega che non farà sconti sulla vicenda Siri.

La mossa del leader della Lega di annunciare lo stralcio del Salva Roma ai cronisti davanti Palazzo Chigi prima del Cdm fa andare su tutte le furie il premier Giuseppe Conte. “Non siamo tuoi passacarte”, avrebbe detto il capo del governo a Salvini invitandolo ad avere rispetto per l’organo collegiale di governo. Ad alzare la tensione della riunione è, come detto, anche il caso Armando Siri. Il M5s pone la questione al centro delle battute iniziali del Cdm, mantenendo il punto sulla necessità che il sottosegretario leghista si dimetta. I toni si alzano attorno al tavolo di governo dove, alle 20, si presentano i ministri leghisti al gran completo mentre tra i M5s sono presenti solo Alberto Bonisoli, Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi. Luigi Di Maio arriva alle 21.

“La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”, esulta Salvini a fine serata. “La norma è stata approvata a metà, con i commi 1 e 7. E’ un punto di partenza, sul resto decideranno le Camere”, replicano fonti di governo M5S. Mentre, dal Campidoglio, la reazione allo stralcio della norma è secca. Se la norma alla fine non passasse Lega avrebbe fatto un dispetto a tutti i romani, sarebbe stato lo sfogo della sindaca Virginia Raggi ai suoi.

Durissimo il commento del segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Un vicepremier, Salvini, dice che c’è un ottimo decreto crescita. L’altro vicepremier, Di Maio dice che non si è discusso nessun decreto crescita. Ma non provano un po’ di vergogna? La verità è che in Italia non c’è più un governo. E questa sera il nostro Paese ha assistito a uno spettacolo indecente: attaccati alle poltrone con la colla”.

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