Governo nel caos totale, anche la Lega si divide

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Siamo al redde rationem. In questo clima diventa difficile, se non impossibile, capire come possa essere scritta una nuova legge di bilancio in questi giorni

Il governo è sempre più in balia di se stesso, diviso non più tra l’anima leghista e quella grillina, ma ormai spaccato in numerosi corpuscoli che frammentano i partiti stessi al loro interno. Minibot, flat tax, coperture, salario minimo, procedura d’infrazione: parole ormai pronunciate in libertà, in un tutti contro tutti che non sta portando a nulla e che rischia seriamente di far precipitare il Paese verso un futuro sempre più pericoloso e difficile da decifrare.

Lo scontro è totale. Da una parte c’è il Salvini balneare che dalla spiaggia di Milano Marittima, in costume da bagno, minimizza la minaccia legata alla procedura d’infrazione e assicura che abbasserà le tasse qualunque cosa succeda (finora il governo le ha solo alzate), garantendo che i 15 miliardi di coperture sono già stati trovati, ma non spiegando dove troverà i soldi per evitare l’aumento dell’Iva scritto in manovra.

Dall’altra c’è un Di Maio sempre più seccato ed emarginato, che suggerisce di evitare “di giocare a nascondino con 15 miliardi per fare la flat tax” ed invita la Lega a spiegare dove starebbero questi soldi: “Non devono dirlo a Di Maio ma a tutti gli italiani”. E aggiunge: “Spero siano 15 miliardi freschi, di risorse che non tolgono nulla agli italiani”. Una reazione stizzita del capo politico del M5s, che segue le parole del viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia che, dopo minuti prima, aveva affermato, a proposito delle risorse: “Non le dico dove sono, altrimenti Di Maio me le ruba…”. Insomma, uno scontro degno di quello che potrebbe essere un litigio tra due bambini che frequentano l’asilo nido.

Anche perché, è stato lo stesso Garavaglia a bocciare senza appello la proposta del “salario minimo” del Movimento 5 Stelle, dicendo che il parere negativo “è stato espresso non da me, ma da tutto il mondo produttivo, che è molto preoccupato per questa eventualità”.

Ma come si diceva, ormai il caos è generalizzato, e sta travolgendo anche gli stessi partiti. Dentro la Lega tengono banco le parole con cui Giancarlo Giorgetti ha cassato la proposta dei minibot di Claudio Borghi. “Ma davvero c’è ancora chi crede a Borghi – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti”. Un’uscita che ha provocato la reazione dello stesso Borghi, che, ha detto come per l’istituzione dei minibot ci voglia coraggio, sottintendendo che Giorgetti non ne abbia.

Ma c’è chi vede, dietro questa presa di posizione del leader dei leghisti razionali, un’accelerazione verso la chiusura dell’esperienza di governo, avallata dallo stesso Salvini. Non è un caso che i poveri grillini abbiano definito “sorprendenti le parole di Giorgetti, perché quella dei minibot è una proposta che la Lega aveva voluto inserire nel contratto di governo e n0n ci aspettavamo la retromarcia”.

Forse si sta materializzando ciò che va dicendo da giorni Alessandro Di Battista, ossia che l’obiettivo di Salvini sia provocare l’incidente per far cadere il governo. E a proposito di Di Battista, c’è da registrare l’attacco senza precedenti rivoltogli da Di Maio, che ha scritto su Facebook che “chi destabilizza il Movimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la nostra capacità di orientare il governo“.

Insomma, siamo al redde rationem. In questo clima diventa difficile, se non impossibile, capire come possa essere scritta una nuova legge di bilancio in questi giorni. Anche perché il ruolo di Conte e di Tria è ormai limitato a quello di passacarte ed osservatori inermi di uno scontro suicida che sta facendo imboccare all’Italia la strada del disastro economico.

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