Acciaio e infrastrutture, i rischi della propaganda grillina

Focus

Il Paese rischia danni culturali, sociali e economici irreparabili

Questi primi giorni di governo gialloverde sono una specie di manifesto di cosa ci aspetterà per gli anni a venire: un equilibrio precario tra i partiti, un continuo tira e molla tra propaganda e realtà. Un gioco tutto politico, in cui a pagare saranno i cittadini, quel popolo che l’avvocato Giuseppe Conte si è proposto di “difendere” ad ogni costo. In questo teatrino, la posizione più difficile da decifrare sarà quella del Movimento Cinque Stelle, subalterna alla prepotenza della Lega di Salvini (il vero socio di maggioranza del governo, nonostante alle urne abbia raccolto circa la metà dei voti grillini). Questa continua propaganda rischia di provocare dei danni irreparabili per il Paese, danni culturali, sociali e economici.

Prendiamo due casi scuola: la questione dell’Ilva e quella del Terzo Valico. Due casi che conosco in prima persona perché toccano la città di Genova e la Liguria. Partiamo dall’Ilva. L’acciaio, come noto, è il prodotto di base per ogni paese che voglia conservare una vocazione manifatturiera. L’Italia è il secondo polo manifatturiero europeo. Ilva va salvata e il “ripensamento” dell’ultimo minuto di Di Maio misura la distanza tra la propaganda dell’opposizione e la complessità del governo. Il giudizio su Grillo, il fondatore-garante che “parla a titolo personale” è una triste finzione. Quello non è parere personale, è quello che il movimento dice da anni, il programma con cui si è presentato alle elezioni. L’idea che i 14mila occupati di Ilva possano essere riconvertiti nel turismo è la bugia più irresponsabile che sia mai stata pronunciata.

Quel che va fatto a Taranto è seguire l’esempio di come si è operato a Genova: salvare il sito produttivo, investire sulla sua ambientalizzazione e difendere i lavoratori. E anche in questo caso serve un accordo a tre: istituzioni, sindacati e impresa. Il nostro governo ha fatto un buon lavoro e ha subordinato il passaggio di proprietà a un accordo sindacale. Ovviamente l’importanza di avere un investitore industriale è segno che il mercato crede nell’azienda.

Occorre un bagno di realtà, di serietà, di responsabilità, un “patto d’acciaio” per salvare la filiera. Per non perdere l’investitore, destinare ingenti risorse per l’ambiente e difendere i diritti dei lavoratori e i posti di lavoro. Noi non cambiamo idea a seconda della nostra collocazione politica: perché l’Italia conta più di tutto.

Lo stesso discorso, benché si tratti di un campo totalmente diverso, può essere fatto per le grandi opere di cui questo Paese ha bisogno. Dalla Tav Torino-Lione, dalla Gronda autostradale al Terzo Valico, che deve collegare Genova e la Liguria al resto del Nord Italia e all’Europa in maniera più veloce e efficace. Quale sarà la posizione del Movimento 5 Stelle? Quella espressa in campagna elettorale, quando è andato a lisciare il pelo ai comitati del No? Oppure riusciranno a capire che questa è un’opera fondamentale per il rilancio economico e turistico della città e del suo porto? Noi ovviamente facciamo il tifo per gli interessi dei cittadini genovesi e liguri, che non possono essere messi a rischio da logiche di diatriba politica di basso livello. Quando di mezzo ci sono gli interessi della collettività, come nel caso del Terzo Valico e della Gronda autostradale di Genova, si discute, si cerca una soluzione e si porta a compimento l’impresa. Le beghe della politica vengono dopo, infinitamente dopo.

La speranza, in questo caso è che il ministro Toninelli – che ha detto di voler analizzare costi e benefici di ogni opera – mostri più autonomia di quanto non abbia fatto nelle ultime ore, in cui si è piegato senza fiatare all’imposizione di Salvini riguardo la chiusura dei porti alla nave Aquarius che trasporta oltre 600 disperati (di cui più di cento tra minori non accompagnati e bambini). Cosa farà Toninelli se Grillo o lo stesso Di Maio (o magari Di Battista dall’America) gli diranno che il Terzo Valico (così come la Tav o gli adeguamenti autostradali) non vanno fatti?

Quel che è certo è che ora il Movimento (così come tutto il governo) non ha più alibi. Sui settori strategici per il Paese (la filiera dell’acciaio, le infrastrutture e tutti gli altri) ora ha l’onore e l’onere della responsabilità di decidere. E in caso di scelte sbagliate saranno i cittadini a presentare il conto, come hanno già cominciato a fare nelle ultime tornate elettorali amministrative.

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