Addio agli anni del riformismo, siamo allo statismo da “happy hour”

Focus

Il Pd è l’unico partito che possa assumersi la responsabilità di un Paese dal volto altro. Purché lo voglia

Per una volta non parlerò solo del Pd. Pur nella necessità di un’opposizione che sia anzitutto culturale ed all’altezza del mandato, senza stare a rimorchio dell’agenda gialloverde che nasconde i suoi veri intendimenti.

I fatti di questi giorni ci raccontano di un Paese che rilancia il provincialismo connaturato. Consacrando lo statismo da “happy hour” sui presunti mali del nostro tempo, invogliati da uno scenario internazionale a cui l’Italia si attiene fedelmente. Anche nella guerra mediatica ad ogni diversità.

Gli anni del riformismo sembrano isolati e dimenticati. Un ricordo che andrebbe ripreso anziché affossato da approcci timidi e di maniera, quasi un mezzo per timbrare il cartellino di una partecipazione più che di un’esistenza vera e propria.

Negli Usa, intanto, Trump fa Putin e con i suoi messaggi anti Ue, separa i figli dai genitori immigrati irregolarmente. Un atto in controtendenza rispetto a tutte le precedenti amministrazioni, contro Onu e parti importanti del Partito Repubblicano. Che conferma l’ascesa di un nuovo e preparatorio ordine mondiale che mette insieme le inciviltà di una politica volutamente senza morale, imbarbarendo il sentire comune.

Se davvero l’obiettivo è quello di colpire l’Europa, le rappresentanze poco sociali autorizzano a preoccupazioni che vanno oltre la fisiologica schermaglia in stile social. Per il progressivo impoverimento di una coscienza che dovrebbe superare le devianze culturali di un altro tempo. A cui è essenziale contrapporre una ferma alternativa che usi il simbolo della “piazza” per ricomporre il fronte delle sensibilità ma senza autopropagandarsi. Non già, in sostanza, il gruppone del tutti contro uno col profilo di un famoso 4 dicembre, ma un modo per resettarsi dai vecchi vizi recuperando un’umanità diffusa che esista a prescindere dalle urgenze elettorali.

È necessario, però, muoversi in fretta ed oltre i perimetri e le emozioni convenzionali. Mettendo da parte le convenienze di segreterie e maggiorenti verso una civiltà che recuperi se stessa. E se questo dovesse essere, la naturale conseguenza sarebbe quella di un riformismo ampio e sovranazionale, per rispondere al degrado di un’epoca che appartiene a tutti Pd incluso. L’unico, nonostante tutto e nel bisogno spasmodico di un leader vero, che possa assumersi la responsabilità di un Paese (e, ora più che mai, di un pezzo d’Europa) dal volto altro. Purché lo voglia, finalmente, sino in fondo e senza falsi attendismi.

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