Il governo senza aspettative: nel caos fra Veneto e Russia

Focus

L’esecutivo insabbia le proprie difficoltà parlando d’altro. Ma la divisione è ormai su troppi temi

Distanti in tutto. Il premier Conte e i suoi vice Salvini e Di Maio si preparano alla settimana che potrebbe segnare la crisi del governo. Le fibrillazioni sono ormai un dato di fatto: su tanti temi, forse troppi.

A tenere maggiormente alta la tensione è lo strappo sull’autonomia differenziata. Le Regioni a guida leghista, tramite i governatori Fontana e Zaia, se la prendono con l’inquilino di Palazzo Chigi (“Siamo stati feriti, così l’autonomia è una farsa, non firmiamo”), al punto che il premier Conte si è trovato costretto a mediare dichiarando di essere pronto a incontrare i due governatori in settimana (“Vediamoci”).

Ma in queste ore si riaccende anche lo scontro su un altro tema molto divisivo tra M5s e Lega, quello sulla Tav. E mentre Salvini attacca (“O si fanno le cose o ce ne andiamo”), Roberto Fico prova a difendere il suo Movimento sostenendo che dietro ci sono una serie di progetti (“Non è vero che diciamo solo no”). Parole difensive, alle quali arriva in soccorso il solito refrain che i grillini sventolano nei momenti di difficoltà: “Salvini ricordi che abbiamo noi la maggioranza in Parlamento, seppur relativa”.

Ma il ministro dell’interno sembra davvero intenzionato a tagliare definitivamente i ponti con il Movimento. E secondo alcuni retroscena di oggi starebbe valutando due alternative. La prima, quella più netta, lo vedrebbe desideroso di staccare la spina al più presto per tornare al voto (“Il Paese non crede più ai grillini, posso governare da solo”, avrebbe detto ai suoi). L’altra strada (meno catastrofica?) sarebbe quella di sostituire il premier per evitare il voto e tenere allo stesso tempo in vita l’asse gialloverde (che a quanto pare continua a farlo crescere nei sondaggi). La dimostrazione di questa seconda ipotesi è la tenaglia messa a punto dai governatori leghisti, che nella loro lettera hanno bene evidenziato un passaggio da non sottovalutare, tutto indirizzato al premier: “Lei ha l’opportunità di scrivere una pagina di storia di questa Repubblica. Se non lo farà lei, lo farà qualcun altro”. Parole casuali? Forse nemmeno tanto.

Ma è vero anche che in tutto questo trambusto politico il ministro dell’Interno si trova davvero a proprio agio. Agitare le polemiche, infatti, rappresenta il modo perfetto per continuare a insabbiare le proprie difficoltà. Perché Russiagate, va ricordato, non è per nulla un capitolo chiuso. Anzi, la vicenda si allarga e si contorna ogni giorno di nuovi sviluppi, non certo piacevoli a Salvini. E su questo tema sale l’attesa per le parole di Conte di giovedì prossimo, quando dovrà parlare in Parlamento in un’audizione sui fondi russi alla Lega. Già si sente qualche scricchiolio sulle pareti che ancora tengono insieme la maggioranza.

Prima ancora, domani, ci sarà però un’altra giornata di fuoco per la tenuta del governo: il vertice ristretto a palazzo Chigi per sciogliere il groviglio sull’autonomia.

Ma in settimana c’è anche altro. Il segretario dem, Nicola Zingaretti, parlando in mattinata a margine di un evento a Roma ha ricordato che ci sarà “una forte battaglia politica” da parte delle opposizioni, citando il “decreto insicurezza” e l’inizio della discussione in commissione sul decreto Pillon, “contro il quale – ha assicurato – il Pd lotterà con tutte le sue forze”.
Sono insomma giorni di tensione. Il governo rischia.

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