Il governo sfonda il deficit a 2,4%. Tria stava lasciando?

Focus

Accordo sul Def, incognita mercati

Alla fine hanno vinto i grillini e Giovanni Tria ha ceduto: il deficit sale al 2.4% per recuperare una decina di miliardi da destinare un po’ alle varie promesse elettorali.

È possibile che Tria abbia pensato alle dimissioni. Se è vero che, come riporta il Sole24ore, Mattarella in persona gli avrebbe telefonato per dissuaderlo.

Entusiasta Di Maio, che pensa di pareggiare il conto d’immagine con Salvini. Davanti a palazzo Chigi scene di giubilo di parlamentari e supporter di M5s, un’immagine un po’ sudamericana con le bandiere sventolanti davanti alla sede del governo.

Nel merito stasera nulla di ufficiale. Solo l’annuncio di Di Maio dell’avvio del reddito di cittadinanza e un assaggio di flat tax.

Duro il commento del pd Luigi Marattin: “Portare il deficit al 2,4% del PIL non è la rivoluzione del popolo contro i mercati, ma è una manovra irresponsabile che va contro gli interessi di questo Paese”.

Vedremo domani la risposta dei mercati. C’è molta preoccupazione sull’andamento dello spread: è naturale, l’Italia stasera si è indebitata ulteriormente. Già oggi i titoli di Stato italiani hanno subito una forte pressione in avvio di giornata soprattutto sulle scadenze più brevi, biennali e triennali.

Un commento a caldo di un funzionario europeo, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, definisce l’asticella dell’indebitamento un target “troppo alto”.

E già gli osservatori esteri cominciano a puntare il dito sulla scelta del governo: secondo il Financial Times un deficit per il 2019 al 2,4% del Pil rischia di mettere Roma in “rotta di collisione con Bruxelles e turbare i mercati finanziari”.

Analoga l’analisi del Wall Street Journal, secondo il quale il governo italiano ha “significativamente aumentato il target del deficit per il prossimo anno per finanziare le sue promesse elettorali, in una mossa che lo porrà probabilmente in rotta di collisione con l’Unione Europea”.

 

 

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