Non è il momento dei minuetti tra i partiti

Focus

Facciamo un governo di tutti ma per introdurre le modifiche d’emergenza costituzionali ed elettorali che permettano alla maggior minoranza di governare

La pressione sul Pd del partito della responsabilità a senso unico, s’è attenuata, ma riprenderà nelle prossime settimane.
Cosa penso l’ho detto. C’è chi ha ingannato gli elettori nel 2016 e di nuovo nel 2018, costruendo un contesto di percezioni non basate su fatti, e fingendo di ignorare quanto le elezioni del 2013 avevano rivelato: che il sistema politico era diventato tripolare per restare tale chissà quanto. Il Parlamento aveva saputo reagire: messo in mora dal presidente Napolitano, grazie al dinamismo di Renzi e all’iniziale lungimiranza di Berlusconi, ha dato al paese una riforma elettorale e una revisione costituzionale che avrebbero consentito di far fronte (anche) a tale realtà. Sapendo, va da sé, che a vincere, la prima volta, avrebbero potuto essere anche “quelli sbagliati”: non s’era detto che le istituzioni non si costruiscono per impedire di vincere a questo o quello?

Invece, dopo le amministrative 2016, a partire dal nostro campo, son cominciate le paure; la guerra insensata, interna ed esterna, a Renzi (di cui Renzi s’è accorto quando era tardi, mettendoci del suo) e la poca lungimiranza della Corte costituzionale han fatto il resto: ed è andata come è andata.

Perciò ora siamo in una situazione con due vincitori che han vinto per modo di dire: tanto che nessuno di lor vuole governare, o meglio: vorrebbero, ma temono di scottarsi col fantasma di nuove elezioni comunque alle porte. E han ragione perché i numeri son quelli che sono.

Il caso italiano è grave per la natura delle forze in campo (M5s, Lega) e la debolezza dei moderati di destra e di sinistra. Ma il problema è europeo.

In Europa le trasformazioni sociali e i nuovi sistemi politici che hanno prodotto stanno paralizzando i governi parlamentari: perché è via via più difficile aggregare le maggioranze necessarie, ed è sempre più raro farlo col voto. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti a partire dalla Germania.

Per quanto ci si voglia alambiccare il cervello molte soluzioni non ci sono.

Una prima soluzione è politica. I partiti stabiliscono salde convenzioni in base alle quali vengono sempre costruite coalizioni postelettorali (a) oppure i partiti accettano che una minoranza governi pur essendo tale (b). La strada (a) è quella perseguita dai più, a partire dai tedeschi, ma con crescente difficoltà; la strada (b) è quella seguita in Spagna e Danimarca. In entrambi i casi però il presupposto è il medesimo: una omogeneità minima fra partiti che si alleano o… che si sopportano: per quanto alternativi, Popolari e Psoe son partiti tradizionali, figuriamoci Cdu e Spd.

Una seconda soluzione è istituzionale. In Svezia è la Costituzione riformata nel 1974 che prevede come cosa ordinaria la costituzione di governi di minoranza. In Francia è la Costituzione che prevede l’elezione di un presidente (Costituzione) e dopo due mesi l’elezione di un’assemblea più o meno conforme (con sistema uninominale a doppio turno). In entrambi i casi governa la maggior minoranza, di norma.

Questa allora dovrebbe oggi essere la proposta del Pd alle altre forze politiche, fondata sul vero senso di responsabilità verso il Paese: non perdiamo tempo col minuetto stile prima repubblica; facciamo un governo di tutti (o anche un governo di nessuno) non per fare una qualche ennesima legge elettorale (non ce n’è ad esito garantito), ma per introdurre insieme quelle modifiche d’emergenza costituzionali (niente fiducia al Senato: senza di che il discorso è chiuso) ed elettorali (con copertura costituzionale) che permettano, anche da noi, alla maggior minoranza di governare.

Dopo di che vinca il migliore, o più esattamente: la forza che gli elettori decideranno, consci di poter cambiare la volta dopo. Tutti legittimati dall’impresa comune, tutti ugualmente responsabili davanti ai cittadini. Senza pasticci che nessuno capirebbe.

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