Il governo vuole mettere le mani sullo sport, ma il Cio non ci sta

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In una lettera viene chiesto ai membri italiani del Cio di convincere il governo ad un passo indietro. Se così non fosse l’Italia rischia una sospensione

L’Italia potrebbe essere sospesa dal Cio. Tradotto: la partecipazione italiana agli eventi organizzati dal Cio (Olimpiadi su tutte) è a forte rischio. Così come l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. E’ l’ultimo, di una serie, capolavoro del governo gialloverde.

Il Cio ha scritto ai membri italiani del comitato (Franco Carraro, Ivo Ferriani e Giovanni Malagò) rivolgendo loro  loro un invito pressante affinché si facciano parte responsabile presso il governo e le altre istituzioni italiane, perché la riforma non venga approvata così com’è. Il Cio chiede che sia modificata. Secondo Losanna sono almeno 6 i punti da rivedere.

Nella lettera esplicano che nel caso la riforma fosse approvata, al Senato oggi per l’approvazione definitiva, si aprirebbe un contenzioso dagli sviluppi imprevedibili. Sicuramente gravi. Il Cio potrebbe mettere sotto indagine il Coni, sotto osservazione, e in ultimo potrebbe escludere l’Italia.

La riforma voluta da Giorgetti, e firmata anche dall’omologo M5s Simone Valente violerebbe la carta olimpiaca in ben sei punti. Cosa ampiamente anticipata dal presidente del Coni Giovanni Malagò. Per il Cio l’indipendenza dello sport dalla politica è vitale. La riforma, invece, ridimensionerebbe il Coni, dando più potere alla politica.

Al punto 5 della carta olimpica si legge: “Riconoscendo che lo sport si pratica nell’ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico devono essere politicamente neutrali. Hanno il diritto e l’obbligo di autonomia comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport; la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il godimento del diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabile di assicurare che i principi della governance siano applicati”.

La riforma va proprio contro questo principio, che sancisce il diritto e l’obbligo di autonomia.

C’è poi l’articolo 27 – sempre carta olimpica – che ai comma 2-3 prescrive: “Incoraggiare lo sviluppo di sport di alta prestazione così come pure dello sport per tutti”. Al Coni è rimasta l’alta prestazione, è vero, mentre nel collegato sport gli organi territoriali del Coni avrebbero compiti di sola rappresentanza. E questo va contro la Carta Olimpica.

Dunque il governo sta facendo un gioco pericoloso, pur di mettere le mani su tutto – lo sport è una delle poche cose che oggi non è sotto il loro controllo -. Ma il gioco non vale la candela, il rischio esclusione c’è e sarebbe un colpo di grazia per lo sport nazionale. Il Pd in Aula farà ostruzionismo, ma la riforma passerà. E pensare che il premier Conte aveva rassicurato il presidente Cio Bach durante la cerimonia di assegnazione delle Olimpiadi invernali.

Alle preoccupazioni espresse da Bach, Conte aveva promesso che se ne sarebbe occupato. Dal risultato non si direbbe.

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