Governo contro tutti: Mario Draghi nel mirino

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Mario Draghi Imagoeconomica

Draghi chiede rispetto delle regole e dialogo, Salvini e Di Maio gli sbattono le porte in faccia: la manovra non cambia, il 2,4% non si tocca

Il tempo del governo che indossa anche i panni dell’opposizione deve finire. Il monito lanciato ieri dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, alla fin fine è un richiamo forte alle responsabilità della maggioranza gialloverde: dopo aver cavalcato l’onda facile per conquistare le simpatie di un elettorato sfibrato e stanco – quella dell’anti-europeismo populista, del no-euro, dell’Unione Europea come nemica dell’Italia – adesso è ora di affrontare la realtà.

 

Regole e dialogo

La linea da seguire nel rapporto con l’Italia, secondo Draghi è quella del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: rispettare regole e cercare dialogo.
Regole e dialogo, avendo però consapevolezza che, come ha sottolineato nella conferenza stampa alla fine della riunione del Consiglio dei governatori della Bce, «lo spread danneggia le banche e le famiglie» e che «anche l’Italia, come Brexit e la guerra commerciale, è fra le incertezze per lo scenario economico dell’eurozona».

Come evidenzia questa mattina sulle pagine della Stampa, Marcello Sorgi, «Draghi ha fischiato la fine della ricreazione. Spiegando che se la strategia giallo-verde è di attendersi un aiuto, anche in extremis, dalla Bce, perché l`Italia è un Paese di dimensioni tali da non lasciarla precipitare, si tratta di un’illusione, dato che non è compito di Francoforte finanziare spese pubbliche in deficit».

Quando i giornalisti gli hanno posto la domanda relativa alla bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione europea, Draghi ha risposto che “Si devono osservare e applicare le regole, ma anche cercare il dialogo”, citando, come dicevamo,le parole di Dombrovskis, peraltro pure lui presente alla conferenza stampa di Francoforte.
«Non ho la sfera di cristallo – ha sottolineato Draghi – ma abbassare i toni potrebbe essere utile, resto fiducioso che Italia e Ue troveranno un accordo».

 

I gialloverdi alla guerra

I toni, però, non si sono abbassati. Da parte del governo, anzi, si è alzato ancora una volta il muro, mostrando una strategia precisa di Lega e 5 Stelle: quella di attaccare tutte le istituzioni dell’Unione Europea, e oggi, appunto, è il turno della BCE.

Giusto per citare alcune dichiarazioni: Paolo Savona, ministro agli Affari europei, ha replicato che «non c’è alcun dubbio» che il governo rimanderà la manovra tale e quale a Bruxelles. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini fa lo spiritoso dichiarando: «anch’io sono per un accordo, ma sulle nostre posizioni».
Un gruppo di senatori M5s attacca direttamente Draghi, rispondendo che «se i mercati stanno prezzando la possibile uscita dall’euro è perché ogni giorno da parte dei commissari europei e, ci duole dirlo, anche del governatore della Bce, arrivano attacchi all’Italia».

Ieri sera, intorno alle 21.30, c’è stata la riunione del premier Conte con i due vice premier Salvini e Di Maio. È durata un paio d’ore e al centro del confronto ci sarebbero stati diversi i temi, primo fra tutti le parole di Mario Draghi; il governo, tuttavia, non avrebbe alcuna intenzione di cambiare la manovra nelle prossime tre settimane – il 2,4% non si tocca, viene ribadito – e andrà avanti compatto sulle misure economiche decise.

Stamattina, un ascoltato consigliere di Salvini, l’economista Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, ha affermato a Rai Radio Anch’io, in merito alle parole del numero uno della Bce: «Mi sembra improprio che il massimo responsabile della stabilità finanziaria in Europa emetta degli allarmi, seppur poi velati, circa la tenuta delle banche di un Paese che è sotto il controllo della sua vigilanza».

L’unico che pare appoggiare il governo gialloverde e la politica anti Ue, è, guarda caso, Donald Trump che ieri ha twittato i suoi complimenti al primo ministro Conte, al quale riconosce di stare «lavorando duro per l’economia italiana», concludendo con un vero e proprio endorsement per il premier: «Avrà successo».

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