Il governo vola nella nebbia

Focus

Manca il coinvolgimento di un partner “vero” che abbia competenze nel settore del trasporto aereo

A pochi giorni dalla scadenza della data di presentazione dell’offerta finale di FS, a valle del quarto rinvio, la situazione Alitalia appare ancora avvolta nell’incertezza. Il Governo italiano vola nella nebbia.
Dopo l’entrata in vigore del dl 34/2019 – cosiddetto “crescita”- che ha stabilito che lo Stato direttamente con il Ministero dell’Economia e Finanze possa entrare quale azionista nella nuova Alitalia – la situazione non ha subito sostanziali passi avanti. E a meno di fatti inaspettati siamo esattamente dove eravamo alcune settimane fa.

Ad una soluzione che vede per Alitalia la presenza preponderante dello Stato – direttamente col MEF e indirettamente con Ferrovie dello Stato – nel capitale sociale per un valore attorno al 45/50 %, e una quota minoritaria, attorno al 10/15 %- dell’America Delta con la perdurante mancanza di un altro socio di carattere industriale. Su quest’ultimo partner vi sono le ipotesi più disparate e anche non del tutto credibili. La soluzione, a quanto si apprende dalla stampa, che Delta preferirebbe, ovvero il coinvolgimento di Atlantia del gruppo Benetton (che controlla fra le altre cose Aeroporti di Roma e Società Autostrade) si scontra con una gestione da parte del governo del tutto schizofrenica.

Ad oggi, è chiaro, non manca solo un ultimo partner industriale per chiudere la compagine sociale. Manca il coinvolgimento di un partner “vero” che abbia competenze nel settore del trasporto aereo. L’idea di altre compagnie, come Easy Jet, Avianca o altre, appare più nel novero delle boutade che nella prospettiva delle cose reali.
Di sicuro c’è una visione diversa fra i due partner di governo, M5S e Lega, su come debba essere articolata la nuova Alitalia. Alcune cose sono però chiare. In primis, c’è una compagnia che, operando in perdita, ha oggi la concreta prospettiva di diventare a completo controllo pubblico. C’è, poi, la quasi definitiva certezza che il prestito ponte di circa novecento milioni di euro, dopo quanto previsto dal DL 34/2019, non sarà rimborsato. C’è ancora la sicurezza che queste perdite troveranno copertura sulla bollette energetiche degli italiani perché questa voce sarà coperta attraverso la Cassa Servizi Energetici e Ambientali.
Se a tutto ciò aggiungiamo che mancano i partner industriali, un piano industriale credibile e una solida prospettiva futura, questo significa anche assenza di certezze per i circa undicimila dipendenti e per l’indotto.  Un banco di prova dunque, quello di Alitalia, che insieme all’Ilva, è delicatissimo e difficile da affrontare sia per la politica industriale di questo Governo che il futuro dello stesso.

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