Grasso ricorda Beppe Montana: il poliziotto ucciso per suo coraggio

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Il Presidente del Senato onora la memoria di una delle tante vittime di mafia

“Ogni ragazzo o ragazza che desidera indossare la divisa della Polizia di Stato dovrebbe conoscere la storia di Beppe Montana: scoprirà un cristallino esempio di coraggio, dedizione e professionalità”. Lo ha scritto su Facebook il presidente del Senato Pietro Grasso ricordando l’anniversario dell’omicidio per mano di mafia 32 anni fa del dirigente della squadra mobile della Polizia di Palermo . “Il mese di luglio – ricorda Grasso- è purtroppo colmo di tristi anniversari. Era il 1985, la tensione in Sicilia era alle stelle: la mafia decise di colpire Beppe Montana, eccezionale dirigente della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo. Montana, insieme al suo grande amico Ninni Cassarà, non aveva alcuna intenzione di dare tregua a ‘Cosa nostra’ e la incalzava con tutti gli strumenti a disposizione, riuscendo ad arrestare numerosi latitanti: la sua tenacia e il suo talento facevano paura, per questo bisognava ucciderlo”.

Il 28 luglio 1985, il giorno prima di andare in ferie, venne ucciso a colpi di pistola mentre era con la fidanzata a Porticello, frazione del comune di Santa Flavia, nei pressi del porto dove era ormeggiato il suo motoscafo.

Dal giorno della sua uccisione iniziò un’estate che vide la città di Palermo immersa nel sangue delle vittime della mafia: in soli dieci giorni vennero assassinati tre investigatori della squadra mobile di Palermo. Lo stesso Montana qualche anno prima aveva dichiarato: “A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà”.

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