Gli errori del “compagno” Grasso

Focus

Se, anche a causa di Leu, dovesse esserci un governo guidato dalla destra, che fine faranno tutte le leggi sui diritti civili approvate dal Pd?

Pietro Grasso parla chiaro, equipara senza appello e senza distinzioni Matteo Renzi a Salvini, Berlusconi e Di Maio. E lo fa con quelle argomentazioni, poche settimane dopo aver proposto l’abolizione delle tasse universitarie (meno tasse per tutti?). L’approfondimento del messaggio sul Corriere non è meno perentorio di quello del tweet.

La prima domanda che viene in mente è “perché, se sono tutti così ugualmente brutti sporchi e cattivi, aprite al M5S e investite ogni energia per attaccare il Pd e il suo segretario?”.

Ma in questo tranciante giudizio del presidente del Senato c’è qualcosa di molto più serio su cui riflettere, senza bisogno di approfondire i palesi motivi che hanno portato alla scissione: fuggire dalle primarie, ossia dal giudizio del proprio elettorato, quindi salvare la candidatura (una volta mancata la rimozione di Renzi dalla segreteria nonostante il “duro travaglio” e l’aiuto “scafartiano” dell’House Organ grillino).

Grasso mette sullo stesso piano dei leader delle tre destre italiane (Lega, Forza Italia e M5S) il segretario del partito cardine di una maggioranza di governo che ha prodotto le seguenti leggi:

Legge che istituisce il biotestamento

Legge sulle unioni civili

Legge sul dopo di noi per persone con disabilità

Legge che introduce il reato di tortura

Legge contro il caporalato

Legge contro il femminicidio

Legge contro le dimissioni in bianco

Legge per il contrasto al consumo di suolo

Legge di riforma del terzo settore

Legge sull’autismo

Legge sui minori non accompagnati

Legge sul divorzio breve

In questo elenco ci sono tre quarti della vita di ogni attivista o semplice elettore della sinistra in Italia di tutto il dopoguerra. Ma invece di lavorare al miglioramento di queste leggi e a una loro efficace applicazione, Grasso e compagni fanno spallucce, quasi non ne parlano, e se invitati a farlo esibiscono un’aria di sufficienza, nel tentativo bieco di celare il rancore per il successo recente di altri in luogo di tanti fallimenti del passato. Ed ecco spuntare l’alibi per mandare i diritti civili al macello: il Jobs act, la nuova peste. Basta poco.

Al di là di ogni discussione sui veri motivi della contrapposizione di D’Alema e Bersani (quindi, d’ufficio, anche del loro leader-portavoce Grasso) a senso unico al Pd e a Renzi, i fatti sono i seguenti: il M5s, con la scusa di regole interne che costituiscono un mix voluto di cabaret ed eutanasia della personalità, sta fornendo con le espulsioni una sempre più nutrita pattuglia di prossimi “responsabili” su cui Berlusconi ha già lanciato un’OPA. Diciamo che il M5S sta restituendo “i vuoti e i voti” al legittimo proprietario.

D’altronde, Roberto Casaleggio aveva già tentato in passato di buttarsi in politica candidandosi con una lista alleata con Forza Italia, senza poi essere eletto. Il piano B invece gli è riuscito benissimo. E oggi la parola “antifascismo” risulta impronunciabile fra i grillini di peso, per intenderci, quelli da talkshow. (Devono essere state queste “convergenze parallelle 2.0” tra Grillo e Berlusconi a confondere l’ineffabile Bersani e fargli sembrare il M5s un partito centrista e moderato). Ma torniamo a noi.

Il punto è che, Jobs act o non Jobs act, se questo mondo destrorso, in qualunque sua declinazione, dovesse prevalere tanto da accedere al governo in solitaria beatitudine, le leggi di quell’elenco sarebbero una ad una smantellate.

Chi spiegherà tutto questo a coloro che non potranno più unirsi civilmente, ai minori non accompagnati che di nuovo non saranno più tutelati adeguatamente, ai disabili di nuovo abbandonati a se stessi etc.?

Quale profonda riflessione farà da arringa difensiva per giustificare la prossima mattanza di diritti a lungo desiderati e solo ora raggiunti?

Verrà detto che il cammino dei diritti si è interrotto perché il Pd renziano che lo ha avviato non è di sinistra?

Brindate pure se il 4 marzo il centrodestra trionferà e il Pd andrà male, così come avrete brindato il 4 dicembre 2016. A tutti gli altri, renziani in primis, non resterà che rosicare. Chapeau compagni!

Ma se questo dovesse accadere, voi che equiparate chi ha fatto quelle leggi a chi vuole cancellarle, a partire dal 5 marzo a chi sarete equiparati dal mondo reale, quello che brulica incasinato fuori dall’ideologia, dall’orgoglio, dall’odio cieco e tifoso?

Come vi chiamerà quel mondo a cui saranno tolti i diritti che oggi la parte che voi combattete (come mai avete fatto contro la destra) ha contribuito più di tutti a far diventare realtà?

Vi chiameranno ancora “compagni”?

Auguri.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli