Articolo 1? No, articolo 3. La “nuova proposta” di Pietro Grasso

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Nasce a Roma la nuova formazione a sinistra del Pd, guidata dal presidente del Senato

Dall’articolo 1 all’articolo 3. La cosa che colpisce di più del debutto di Pietro Grasso come leader della nuova formazione nata a sinistra del Pd è il cambio di riferimento costituzionale rispetto a Mdp che, appunto, aveva scelto l’articolo 1 della Carta come cifra politica, tanto da inserirlo nel proprio nome. Ma è già acqua passata, da oggi il simbolo della “nuova proposta” a sinistra (che ingloba, di fatto, gli scissionisti dem, Sinistra Italiana e Possibile di Pippo Civati) è il presidente del Senato, che ha spostato il focus sull’articolo 3.

In un intervento conclusivo piuttosto parco di novità ma frequentemente interrotto dagli applausi e dalle standing ovation della platea dell’Atlantico live di Roma, Grasso ha provato a dare il segno dell’identità politica leggendo il secondo comma di quell’articolo: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. L’articolo 3, ha sottolineato Grasso, “dice tutto quello per cui vale la pena lottare”.

“Ora tocca dimostrare che le istituzioni sono di tutti, che fare politica è un orgoglio e non un vergogna, ripartiamo dai principi fondamentali, è questa la nostra sfida, batterci perché tutti, nessuno escluso siano liberi e uguali, liberi e uguali, liberi e uguali!”. Concetto ripetuto e che dovrebbe essere il nome della lista per “Grasso presidente”.

Diverse allusioni polemiche ma nessun attacco diretto al Partito Democratico. Almeno non da parte di Grasso, che però ha rivelato che “quando sono uscito dal gruppo del Pd mi hanno offerto seggi sicuri, mi hanno detto di fermarmi un giro, di fare la riserva della Repubblica. Mi dispiace questi calcoli non fanno per me”.

Attacchi più pesanti sono arrivati da Civati, che ha accumunato Renzi a Berlusconi e Di Maio, parlando di “caricature”, e dall’immancabile Massimo D’Alema che è arrivato a imputare al Pd “i rigurgiti di fascismo nel Paese”.

La sensazione è che la vera sfida di Grasso, ora, sarà proprio quella di “tenere a bada” la grande ed eterogenea corte di ceto politico che, è vero, gli ha affidato le chiavi di casa ma gliele può togliere in qualsiasi momento. Una specialità per la quale alcuni dei capi della nuova sinistra, più liberi e meno uguali degli altri, hanno un curriculum ricchissimo.

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