I grillini espulsi-non espulsi e la doppia morale M5S

Focus
luigi-di-maio

Prima delle elezioni Di Maio aveva dichiarato che i parlamentari eletti con il M5s che erano stati espulsi avrebbero rinunciato all’elezione. A sei mesi di distanza siedono ancora al loro posto

Qualcuno si ricorda i tanti casi che durante la campagna elettorale hanno investito il M5s? Tra finte restituzioni, massoni e personaggi con affitti di 7,75 euro al mese per una casa popolare e con frequentazioni discutibili, ben 8 degli eletti grillini dovevano rinunciare all’elezione, almeno questa era la promessa di Luigi Di Maio.

Ma ormai abbiamo imparato a conoscere il vicepremier e la sua tendenza a far cadere nel dimenticatoio le promesse che non può mantenere. Già in campagna elettorale avevamo scritto che i deputati eletti non si sarebbero dimessi (per dimettersi c’è bisogno anche del voto favorevole della Camera di appartenenza), ma Di Maio ha continuato con la sua propaganda durante tutta la campagna elettorale, salvo poi dimenticarsi di quello che ha detto dopo il voto.

E così non solo gli otto parlamentari che dovevano rinunciare all’elezione siedono in Parlamento da ormai sei mesi, ma addirittura tutti hanno votato la fiducia al governo Conte e spesso e volentieri votano in conformità al gruppo M5s (dati completi su open parlamento).

Il caso Dessì

Tra gli otto, sette siedono tra i banchi del gruppo Misto, mentre Emanuele Dessì è stato reintegrato, così come Giulia Sarti per cui sin da prima delle elezioni si era paventata questa possibilità. In piena campagna elettorale Luigi Di Maio, leader del M5s, una volta venuto alla ribalta il caso Dessì aveva dichiarato in pompa magna: “Ho parlato con lui e, in seguito ai tanti attacchi ricevuti, ha deciso di fare un passo indietro per tutelare la sua persona e il Movimento 5 Stelle, impegnandosi a rinunciare alla candidatura e in ogni caso all’elezione alla carica di senatore”.

Quel documento è rimasto carta straccia e Dessì è stato riabilitato e iscritto al gruppo del M5s quasi subito dall’allora capogruppo e oggi ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli affermando che “dopo una attenta analisi”, non erano state riscontrate “incompatibilità con l’incarico” di senatore e che non erano emersi “elementi di natura penale, civile o fiscale” che gli impedissero di “partecipare alla vita politica del gruppo in cui è stato regolarmente eletto”.

Niente da eccepire nelle parole di Toninelli, il problema è che nulla era cambiato da prima le elezioni, Dessì non era nè è indagato per nessun reato, ma c’era solo una questione di opportunità. Ed è questo il punto perché Luigi Di Maio per opportunità politica ha mentito spudoratamente agli italiani, e poi ha lasciato cadere la cosa. Oggi Dessì non solo siede nei banchi del M5s, ma addirittura è colui che per primo parla – in rappresentanza del gruppo più rappresentato, il M5s – dopo l’audizione su Genova del ministro Toninelli.

La falsa morale grillina

Il vero problema è proprio la falsa morale del M5s, la loro abitudine a mentire sapendo di farlo, il giustizialismo a giorni – meglio dire a partiti – alterni. La verità è che quegli otto parlamentari, oggi sette, espulsi dal M5s fanno comodo. I loro voti servono e dopo sei mesi in molti, quasi tutti, si sono addirittura dimenticati della loro esistenza. L’immagine è salva, e per il M5s è questa l’unica cosa che conta.

Vedi anche

Altri articoli