Grillo, il blog e Casaleggio. C’era una volta la trasparenza

Focus

Il mistero del dominio registrato da un attivista modenese e la difesa del comico

Dicono che Beppe Grillo, da buon genovese, l’abbia fatto proprio per evitare il rischio di dover pagare di tasca propria i risarcimenti per gli insulti e la diffamazione sistematica che va in scena quotidianamente sul suo blog. O meglio, sul blog che porta il suo nome visto che prima attraverso i propri legali e poi a mezzo web Beppe Grillo ha pubblicamente disconosciuto la sua creatura di cui, hanno scritto i suoi avvocati nella memoria difensiva contro la querela presentata dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, «non è responsabile, quindi non è autore, né gestore, né moderatore, né direttore né titolare del dominio, del blog né degli account twitter, né dei tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione e controllo sul blog né sugli account twitter e su ciò che viene postato».

«Il Blog beppegrillo.it è una comunità online di lettori, scrittori e attivisti a cui io ho dato vita e che ospita sia i miei interventi sia quelli di altre persone che gratuitamente offrono contributi per il Blog – ha poi spiegato ieri il comico – Il pezzo oggetto della querela del Pd era un post non firmato, perciò non direttamente riconducibile al sottoscritto. I post di cui io sono direttamente responsabile sono quelli, come questo, che riportano la mia firma in calce».

«Nessuno scandalo, nessuna novità – prosegue Grillo – Se non il rosicamento del Pd per aver per il momento perso la causa, cosa che Bonifazi ha scordato di dire. Nessuna diffamazione. Nessun insulto». Le cose, però, non stanno affatto così, come si legge dai documenti pubblicati via twitter dal deputato Pd Ernesto Carbone. La giudice del tribunale di Genova Anna Canepa lo scorso 15 febbraio ha deliberato l’incompetenza territoriale e fissato «il termine di tre mesi per la riassunzione della causa davanti al tribunale di Roma».

Il gioco degli specchi

In ogni caso, è tutto così semplice e lineare come dice il comico? Niente affatto, e basta andare un po’più in profondità per scoprire che il blog di Beppe Grillo è gestito attraverso un sistema di specchi che sembra studiato apposta per nascondere “off shore” la responsabilità dei suoi contenuti e dirottare verso gli uffici milanesi della Casaleggio tanto il controllo assoluto del megafono del Movimento quanto la monetizzazione del traffico generato. Partiamo dal dominio beppegrillo.it registrato il 15 marzo del 2001 e intestato a tal Emanuele Bottaro, residente a Modena.

Ma chi è Emanuele Bottaro? Ex presidente regionale dell’«Associazione consumatori utenti» dell’Emilia Romagna, in una vecchia intervista a Panorama diceva di essere un amico del comico. «Ho chiesto a Beppe se potevo registrare il suo nome nel 2001 prima che qualcun altro lo facesse ed è rimasto a me – spiegava – Ho una delega ma non ho accordi di tipo economico o di tutela legale. Nel mio piccolo, partecipo in questo modo al Movimento».

Una partecipazione scomoda però, se è vero che Bottaro si è già visto costretto a rispondere in tribunale delle querele per le diffamazioni compiute via blog. A difendere Bottaro in quelle occasioni era Enrico Grillo, nipote del comico e avvocato penalista del foro di Genova che risulta come membro dell’associazione «Movimento 5 Stelle», secondo quanto scritto nell’atto costitutivo firmato davanti al notaio Filippo D’Amore il 14 dicembre 2012. In quello stesso documento, a pagina 2, si legge che «Giuseppe Grillo, in qualità di titolare effettivo del blog raggiungibile dall’indirizzo www.beppegrillo.it »e del marchio a 5 stelle, «mette a disposizione della costituita Associazione, esclusivamente per il perseguimento delle finalità dell’Associazione medesima, la pagina del blog www.beppegrillo.it/movimento5stelle».

«Spettano quindi al signor Giuseppe Grillo titolarità, gestione e tutela del contrassegno; titolarità e gestione della pagina del blog www.beppegrillo.it/movimento5stelle ». Grillo, quindi, da atto costitutivo del M5S è titolare e gestore del blog che ora i suoi avvocati sembrano disconoscere per evitare guai giudiziari. Come apparterrebbe a Grillo, secondo la certificazione di autenticità segnalata con la famosa spunta bianca su fondo blu, anche l’account twitter ufficiale @beppe_grillo di cui secondo i legali il comico non ha «potere di direzione e controllo».

Insomma, l’account è ufficialmente di Beppe Grillo, ma i contenuti non sono attribuibili a lui. Parla a sua insaputa, verrebbe da dire. E scrive anche a sua insaputa visto che basta scavare nell’architettura html della pagina dell’articolo per cui il tesoriere del Pd ha presentato querela per scoprire che l’autore indicato nell’apposita stringa (https://plus.google.com/100316447977798313854) è l’account ufficiale di Beppe Grillo del social Google+. Un altro account che si muove a sua insaputa, evidentemente. È Beppe Grillo, ma neanche questo è Beppe Grillo.

Alla Casaleggio i diritti d’autore

Ancora più complicata, invece, è l’architettura costruita attorno al blog ufficiale da cui il capo politico del Movimento impartisce ordini, mette a tacere polemiche interne e ritira l’uso del simbolo ai dissidenti espulsi. Scrollando in fondo alla pagina, infatti, si legge: «Credits, Casaleggio Associati» con link diretto alla pagina web dell’agenzia di comunicazione fondata da Gianroberto Casaleggio e oggi guidata dal figlio Davide. Significa, in soldoni, che la titolarità dei diritti d’autore della pagina è della Casaleggio che quindi “possiede” e può utilizzare commercialmente tutto ciò che è contenuto nel blog. Ricapitolando: beppegrillo.it è di Beppe Grillo, che però tramite i suoi avvocati nega di avere alcuna responsabilità sul contenuto o di esserne autore e persino gestore di quanto contenuto, mentre il dominio è di Emanuele Bottaro, che però nega di avere alcun incarico nel Movimento di cui il blog è organo ufficiale. Per quanto invece riguarda i contenuti, sono di proprietà della Casaleggio che su delega del leader si occupa anche del trattamento dei dati per la privacy. «Titolare del trattamento ai sensi della normativa vigente è Beppe Grillo – si legge sul blog – mentre il responsabile del trattamento dei dati è Casaleggio Associati srl, con sede in Milano, Via G.Morone n.6».

E qui entra in gioco addirittura un terzo soggetto, ossia l’Associazione Rousseau di cui fanno parte Davide Casaleggio, il consigliere comunale bolognese Davide Bugani, l’europarlamentare David Borrelli (responsabile della figuraccia per il divorzio poi rientrato dal gruppo“U k i p” e del mancato matrimonio con l’Alde) e Pietro Dettori, dipendente dell’agenzia di comunicazione che secondo indiscrezioni si occuperebbe di gestire i social media riferibili a Grillo e al M5S. «I dati acquisiti – si legge ancora – verranno condivisi con il “Blog delle Stelle”(che fa sempre parte di beppegrillo.it ndr) e, dunque, comunicati alla Associazione Rousseau, con sede in Milano, Via G. Morone n.6 che ne è titolare e ne cura i contenuti la quale, in persona del suo Presidente pro-tempore, assume la veste di titolare del trattamento per quanto concerne l’impiego dei dati stessi». Chiaro come tutta l’architettura che ruota attorno al blog e ne disperde in mille rivoli responsabilità, gestione, controllo e guadagni. Alla faccia della trasparenza.

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