L’editto di Grillo: sospendere Nuti e gli altri ribelli

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Il leader entra a gamba tesa nella faida siciliana e chiede la sospensione degli onorevoli ribelli

Il leader del M5S Beppe Grillo, sul suo profilo Facebook, ha chiesto al collegio dei probiviri “di valutare nuove sanzioni oltre a quelle già applicate” nei confronti dei deputati Nuti, Mannino e Di Vita “in seguito alle loro dichiarazioni riportate dai giornali, in cui viene attaccato il candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle a Palermo e in cui vengono fatte considerazioni sulla magistratura che non coincidono con i nostri principi”.

L’editto di Grillo, in cui il leader 5stelle chiede anche la sospensione dal gruppo parlamentare, interviene direttamente nella polveriera palermitana colpendo i tre deputati nazionali che tra ieri e oggi hanno ribadito più volte la loro posizione in merito alla vicenda che riguarda la designazione dell’attuale candidato a sindaco di Palermo Ugo Forello. Secondo Nuti, che ha affrontato la questione in un’intervista sul Corriere della Sera, il problema era un conflitto d’interessi che interessava Forello e che ha creato il contrasto tra i tre onorevoli e l’area vicina al candidato sindaco pentastellato. “Da avvocato difendeva i commercianti con Addiopizzo, – ha sottolineato Nuti – ma con la stessa organizzazione chiedevano i risarcimenti e stavano nella commissione ministeriale che assegnava i risarcimenti”. E così, per vendicarsi – riassumendo il pensiero di Nuti – la compagine palermitana ha orchestrato lo scandalo delle firme false per coinvolgerli e danneggiarli politicamente.

Sempre Nuti, insieme ai deputati Di Vita e Mannino, ha poi firmato una nota diffusa nel pomeriggio di oggi chiedendo le dimissioni dei compagni di partito dell’Ars che hanno confessato il loro coinvolgimento nell’inchiesta sulle cosiddette “firme false” che ieri ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 14 persone. “Ha ragione Luigi Di Maio – hanno scritto Nuti, Di Vita e Mannino -, le espulsioni dal Movimento 5stelle conseguono alla condanna in primo grado. Tuttavia, i deputati regionali della Sicilia Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio dovrebbero essere espulsi dal Movimento, in quanto hanno confessato d’aver partecipato alla vicenda delle firme per le ultime comunali di Palermo. Che abbiano assunto il ruolo di accusatori non elimina le responsabilità penali che i due hanno ammesso, apparendo all’opinione pubblica come paladini e dunque estranei”.

 

 

 

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