Così i populisti stanno distruggendo la scienza italiana

Focus

I casi di “allontanamento” di scienziati poco graditi al governo gialloverde, le denunce di Nature e Lancet: e l’Italia perde quota nel mondo della ricerca

Dice la Costituzione italiana all’articolo 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Purtroppo, nel cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo, l’Italia è sì sulla stampa scientifica internazionale, ma per il motivo opposto: l’inanellarsi di decisioni politiche in contrasto con l’enunciato dell’articolo 33, che fanno emergere un quadro preoccupante riguardo al futuro della scienza e quanto meno imbarazzante di fronte al mondo.

Tra gli scienziati italiani più citati nei primi sei mesi del governo pentastellato figurano Stefano Vella, Roberto Battiston, il comitato di esperti chiamato a decidere sulla presidenza dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), i componenti del Consiglio Superiore di Sanità, Walter Ricciardi. Tutti di altissimo profilo. Tutti entrati in rotta di collisione col governo gialloverde, alla faccia dell’art. 33 della Carta.

Primo conflitto, Vella

Il primo a confliggere col governo è stato Stefano Vella, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), medico e ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, il 25 agosto, per mantenere un principio per lui inderogabile: “Prima l’assistenza sanitaria, poi le scelte politiche ed economiche”. La rottura è esplosa in modo insanabile durante la vicenda dei migranti sulla nave Diciotti. Dichiarò Vella “Non mi è possibile
tollerare come medico e presiedere un ente di salute pubblica in un momento in cui persone vengono trattate in questo modo sul nostro territorio, dove esiste un sistema universalistico di garanzia della salute”.

Quello che in agosto poteva ancora sembrare un caso di conflitto individuale tra l’interpretazione deontologica della propria missione di medico e la politica dei porti chiusi si è invece rivelata solo il primo anello di una catena.

Secondo conflitto, Battiston

In novembre, il ministro del Miur Marco Bussetti destituisce il fisico Roberto Battiston dalla presidenza dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Il motivo ufficiale è in una imperfezione formale nella nomina di Battiston da parte del governo Gentiloni. Mentre il prof. Battiston ha presentato ricorso contro le motivazioni addotte, le
reazioni della comunità scientifica internazionale non si sono fatte attendere, come efficacemente riassume il sito http://spacenews.com/italian-space-agency-head-dismissed/

Ha twettato Jan Woerner, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea: “Mi dispiace molto che Battiston lasci l’Asi, esprimo grande apprezzamento del suo lavoro”. Ancor più forte il commento di Thomas Zurbuchen, amministratore scientifico alla Nasa, direttamente a Battiston: “Grazie per i tuoi anni di
servizio. Sotto la tua direzione, abbiamo collaborato con Asi in missioni che si sono estese da studi sulla terra e i suoi vicini all’esplorazione dell’universo remoto. Ad astra!”.

Lusinghiero per Battiston, imbarazzante per il profilo scientifico dell’Italia, che appare un paese privo di una politica scientifica internazionalmente riconosciuta, un Paese che caccia i suoi scienziati prestigiosi.
Spacenews racconta anche la reazione del mondo scientifico italiano alla cacciata di Battiston, con il lancio di una petizione che ne chiede il reintegro alla presidenza dell’Asi o – qualora fossero davvero ineludibili i rilievi formali addotti a giustificazione – quanto meno una politica che assicuri continuità nella successione e riduca l’impatto negativo della perdita di prestigio conseguente alla perdita di Battiston. Nella petizione, gli scienziati italiani, con 25 mila firme, esprimono anche il loro “dubbio che una figura più preparata di Battiston possa essere trovata facilmente”. Dubbio che attraverso Spacenews rimbalza al mondo intero.

Terzo conflitto, dimissioni del comitato di esperti

Il Miur, allora, volendo apparire attento al prestigio scientifico dell’Asi, e soprattutto non volendo sembrare meno capace di fare scelte di eccellenza rispetto al governo Gentiloni, insedia un comitato di esperti di altissimo profilo (tra gli altri, comprende il Presidente dell’Accademia dei Lincei, Lamberto Maffei, e la presidente del Cern, Fabiola Giannotti). Peccato però che il Miur inserisca modifiche al bando che in
sostanza ridimensionano la qualità scientifica dai requisiti a favore delle capacità manageriali del candidato: il comitato di esperti legge nel bando modificato il “suggerimento” del governativo che il presidente Asi potrebbe quindi anche avere caratteristiche diverse, e che sull’eccellenza del suo profilo in fondo si può
transigere. Come risultato, si dimette all’inizio di dicembre, alludendo a “pressioni” del governo. Bussetti minimizza, ma non può che incassare le dimissioni, mentre all’Asi – e nel mondo della ricerca aereospaziale – si resta in attesa della sentenza sul ricorso di Battiston (attesa per marzo 2019) sotto gli occhi del mondo.

Altro ministero altra ricerca, ma stesse interferenze governative sulle attività scientifiche. In dicembre è la ricerca sanitaria che si viene a trovare nell’occhio del ciclone governativo. La ministra della salute Grillo “licenzia” l’intero consiglio del Consiglio Superiore di Sanità, il massimo comitato di esperti tecnico-scientifici, consigliere del governo sulla politica sanitaria. In questo caso la motivazione è addirittura impalpabile: “Fare spazio al nuovo”. L’organizzazione March for Science, la più attiva organizzazione pro-scienza che si pone come contraltare alle politiche di Trump, particolarmente sui cambiamenti climatici,
riporta la notizia con clamore: racconta al mondo che l’inopinata decisione della ministra Grillo ha “scioccato il mondo scientifico italiano” e la connette alla militanza della Grillo nel Movimento 5 Stelle – definito partito vaccino-scettico e supporter di terapie non comprovate per il cancro. Anche questa decisione suscita incredulità e disapprovazione della comunità scientifica internazionale.

La dura critica di Nature

E’ in questo clima che la rivista scientifica più prestigiosa, Nature, nella sua riflessione annuale sulle principali scoperte, progressi, tendenze o criticità nella ricerca scientifica nell’anno appena trascorso, allarga l’analisi e titola così il suo editoriale del 18 dicembre 2018  dal significativo titolo “Le notizie del 2018: gli eventi che hanno dato corpo allo sconvolgimento populista”.

Nature passa in rassegna le molte facce della preoccupazione suscitata da visioni contrarie alla scienza: le posizioni di Jair Bolsonaro in Brasile, che come deputato aveva votato con i conservatori a favore della trasformazione di parte della foresta Amazzonica in attività di interesse economico; le posizioni della ministra Grillo nel ridurre l’obbligatorietà dei vaccini in Italia; la volontà dichiarata di Orbán di controllare l’Accademia delle Scienze Ungherese, ponendo a rischio le ricerche negli istituti scientifici dell’Accademia, e al tempo stesso rendendo impossibile la permanenza dell’Università dell’Europa Centrale di Budapest
(università internazionale fondata da Soros) che sta infatti trasferendo gran parte delle ricerche a Vienna.

Un posto centrale nelle preoccupazioni di Nature, antica rivista inglese, ha naturalmente la Brexit: con previsioni piuttosto fosche Nature calcola che la ricerca britannica potrà perdere oltre 1 miliardo di sterline all’anno per la perdita dei finanziamenti Europei. Chiude con Trump e con una piccola nota di speranza
dopo le elezioni di midterm dello scorso novembre, in cui i Democratici, che hanno riguadagnato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, avranno almeno 12 rappresentanti con formazione scientifica o tecnologica, dai quali ci si aspetta una puntuale disamina dei documenti e delle politiche dell’amministrazione Trump. La deputata democratica Eddie Bernice Johnson, in particolare, si impegna a
difendere la scienza da ogni “attacco politico e ideologico”.

Quarto conflitto, Ricciardi

Il 2019 invece non si apre da noi con note di speranza. Dopo l’articolo di Nature, a fine dicembre si è dimesso il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi. Le sue motivazioni sono state riprese con grande puntualità da Lancet, una delle più importanti e più lette riviste mediche.

Lancet focalizza tre punti denunciati da Ricciardi: la posizione anti-scientifica del governo italiano, la retorica anti-migratoria e la difficoltà del governo ad interagire con la scienza. Lancet riporta le dichiarazioni in cui Ricciardi racconta che, dopo un tempo di attesa “le posizioni anti-scientifiche che il governo ha preso mi
hanno fatto realizzare che fosse meglio dimettermi piuttosto che approvare opinioni che non potrei condividere”. Sulla questione dei vaccini Ricciardi era del parere di confermarne l’obbligo, contro l’opinione di Salvini per il quale “10 vaccini erano inutili e, in molti casi, pericolosi”. Dice Ricciardi che un simile comportamento, associato alla sostanziale ignoranza del popolo italiano su questioni scientifiche, rischia di minare la fiducia della gente nelle istituzioni scientifiche, incoraggiandola ad eludere l’obbligo di vaccinare.

Lancet riporta un altro punto nodale del disaccordo di Ricciardi col governo circa la presunta correlazione tra l’incremento delle malattie infettive (tubercolosi in particolare) nel nostro paese e i flussi migratori.
Secondo Ricciardi, invece, i dati epidemiologici non supportano tale correlazione; pertanto, il conflitto tra scienza e politica e il non tener conto delle evidenze scientifiche rappresentano un rischio per il Paese.

Il governo italiano come Trump

Anche l’altra grande rivista medica, il British Medical Journal, giudica severamente la situazione del massimo ente di ricerca sanitaria nel Paese. Il British Medical Journal pubblica un lucido articolo di Michael Day, il quale rende conto delle posizioni di Ricciardi e le contrappone alle posizioni antiscientifiche del governo italiano, interpretando queste ultime come un soccombere sotto lo stesso tipo di politica populista che segna il governo Trump negli Usa.

Alle dimissioni di Ricciardi sono seguite a catena quelle di una serie di suoi collaboratori. Come nel caso del massimo Ente di ricerca areospaziale, vedremo quali
soluzioni si prospetteranno per il massimo Ente di ricerca sanitaria.

E così, come la stampa scientifica internazionale non manca di notare, l’Italia ha conquistato il suo posto al sole nella desolante rassegna della regressione scientifica, tecnologica, ecologica e sanitaria in atto, collocandosi a buon diritto tra i paesi a leadership conservatrice che attuano politiche contro l’indipendenza della ricerca.
Buon cinquecentenario della morte di Leonardo, con buona pace all’articolo 33 della Costituzione.

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