Pirozzi accusa, la Procura lo smonta. Un flop la prima mossa di campagna elettorale

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Il sindaco di Amatrice sembra essere già pronto per la campagna elettorale con FdI

“Secondo quanto abbiamo appreso dai giornali si va secondo me verso l’insussistenza della notizia di reato, perché se i fondi raccolti sono confluiti nelle casse della Protezione civile il fatto si rivelerà una grossa bolla di sapone“.

Il procuratore di Rieti Giuseppe Saieva smonta così il caso dei fondi raccolti per Amatrice e Accumoli con gli sms solidali. Sul caso è stata aperta un’inchiesta con un fascicolo a modello 45, senza indagati. Ma secondo Saieva si tratterà con tutta probabilità di un’inchiesta breve: “Se gli elementi sono questi   finisce in una bolla di sapone”.

Il procuratore risponde così alle accuse lanciate dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che sabato dal palco di Atreju aveva fatto sapere che i fondi non erano mai arrivati a destinazione e che in questo modo era stata “tradita la volontà degli italiani”.

Pirozzi aveva parlato – intervenendo alla manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia – dei fondi degli sms solidali che non erano mai arrivati a destinazione, cioè ad Amatrice e ad Accumoli, ma “altrove”. Altrove, come a insinuare che quei soldi donati tramite sms fossero finiti chissà dove anziché nella ricostruzione. E che lui non ne sapeva nulla.

Ma non è così per la Procura di Rieti: dai verbali dell’incontro dello scorso 5 luglio all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione con sede a Rieti, tutti i sindaci del cratere – e quindi anche il primo cittadino di Amatrice – erano stati informati della destinazione dei quasi 4 milioni di euro raccolti ripartiti alla Regione Lazio. Questa informazione era stata inoltre pubblicata sul sito della Protezione civile.

Pirozzi però non disse nulla al riguardo e non partecipò neanche ai lavori della riunione del Comitato istituzionale per la ricostruzione post-terremoto del 2016 dove si discusse la ripartizione delle risorse. Infatti il piano di intervento, ratificato durante la seduta di luglio, non ebbe nessun parere contrario, né durante la seduta, né al momento della pubblicazione della notizia, pochi giorni dopo.

Dal verbale successivamente notificato a tutti i Comuni convocati viene specificato che i fondi sarebbero stati usati per la ricostruzione delle scuole nei Comuni di Poggio Bustone, Rivodutri e Collevecchio.

La scelta era ricaduta su questi tre Comuni dal momento che le opere negli edifici scolastici non avevano ottenuto la copertura economica nel primo finanziamento stanziato da Stato e Regione Lazio nel quale, invece, rientravano tutte le opere pubbliche di Amatrice e Accumoli.

Nel verbale del direttore dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Lazio, Stefano Fermante si legge: “Ai fini dell’ammissione e del finanziamento delle opere è stato individuato quale criterio base quello di includere gli enti cui non fosse stato già assegnato il finanziamento per la ricostruzione delle scuole”.

Perché allora Pirozzi ha detto che Amatrice sarebbe stata aiutata solo dalla solidarietà degli italiani? Il sindaco ha ribadito oggi, quanto detto nei giorni scorsi: “Mi sono fatto portavoce dell’indignazione degli italiani, di chi mi ha scritto e di chi mi ha fermato per strada. Di coloro che quando hanno versato i soldi intendevano darli ad Amatrice. Chi decide non è mai sprovveduto, è sbagliato da un punto di vista morale. È stata tradita la fiducia degli italiani”.

Il messaggio lanciato proprio dal palco di coloro che gli hanno offerto una candidatura fa pensar male.

Non è un mistero che Pirozzi ha intenzione di candidarsi con il partito della Meloni: forse questo è solo l’antipasto della sua campagna elettorale.

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