La lezione di Lodi, Italia

Focus

E’ di un evidenza lampante che a Lodi è stato commesso un fatto grave. E’ il momento di rimediare. Riparare a un’ingiustizia non è debolezza, ma buon senso

Lodi, Italia. Da un lato una amministrazione e un sindaco che, contro ogni logica, emanano un regolamento che oggettivamente differenzia, discriminandola, una parte dei propri concittadini, rendendogli impossibile l’esercizio di un diritto. Dall’altra bambini che non possono più frequentare i propri compagni anche nel momento della mensa, che non è estraneo al percorso scolastico, e che probabilmente si chiedono il perché, soffrendo di questa separazione, al pari dei loro genitori.

Lodi, Italia. Con un ministro dell’Interno che riduce tutto a una questione economica, dando un prezzo alle persone, e non perde occasione di fare propaganda anche sulla pelle dei più indifesi, piegando la sua funzione a soli fini demagogici, senza mai indicare una soluzione. Ma anche con una grande comunità di cittadini, associazioni, movimenti, forze politiche che si indignano e reagiscono rispondendo con senso di civiltà e di solidarietà. Una lezione che chi svolge ruoli istituzionali non può non ascoltare. E che non è una sorpresa per chi conosce Lodi (io sono stato sindaco fino al 2012) e i suoi cittadini.

Lodi, Italia e la possibilità, o meglio la necessità, di una società giusta, integrata e sicura. Perché di questo si sta parlando, questa è la sfida che abbiamo di fronte e che dovrebbe chiamare tutti a un senso di responsabilità superiore. A patto di non lasciarsi travolgere da un furore ideologico incomprensibile quanto inefficace. Continuare a insultare le persone come fa il ministro dell’Interno, definendo furbetti dei bambini, speculando ancora una volta su di loro, oltre ad essere inaccettabile è anche del tutto improduttivo.

Separare, distinguere, discriminare produce solo meno coesione sociale e quindi meno sicurezza non il contrario. Mentre l’obiettivo dovrebbe essere una maggiore e sempre più intensa integrazione, presupposto necessario e indispensabile per una convivenza civile degna di questo nome.

Una questione centrale che non pare interessare a chi oggi è al governo. Se la Lega prosegue su questa strada discriminatoria, il silenzio imbarazzato e complice dei vertici politici del Movimento 5 stelle durato fin troppo tempo ne è la prova più evidente per quanto incomprensibile. Con significativo ritardo e ormai costretti da un moto popolare imponente, alla fine hanno prodotto qualche parola di circostanza, senza dire però che cosa fare e di fatto continuando ad essere corresponsabili.

Ma è evidente a tutti che ormai i 5 stelle sono diventati gli interpreti più autentici del cinismo cui chiama la realpolitik delle poltrone. Chi sta al governo può anche dire di fregarsene, utilizzando un’espressione inquietante, ma non può scappare dai suoi compiti ed è chiamato a trovare le soluzioni più giuste. Innanzitutto, smettendola di giocare sulla pelle dei bambini, tornando ai valori di fondo che contraddistinguono la nostra civiltà, e poi ascoltando i cittadini che in questi giorni hanno detto con forza che cosa significa essere solidali, fornendo un esempio chiaro e limpido.

E tutt’altro che ingenuo come qualcuno vuol tentare di far credere. E’ di un evidenza lampante che a Lodi è stato commesso un fatto grave.
Adesso è il momento di rimediare. Anche perché quando ci si accorge di aver fatto un errore, ad essere buoni, tornare indietro e riparare a una ingiustizia non è sintomo di debolezza, ma solo di buon senso e di intelligenza.

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