Guerra in Libia: Tripoli sotto attacco, Haftar rifiuta il cessate il fuoco

Focus

Scambi di accuse tra Sarraj e il generale. Il ministro russo Lavrov: “Lavoriamo per aiutare i libici a raggiungere un accordo di riconciliazione nazionale”.

Dal deserto del Sahara alle coste del Mediterraneo, l’odore bruciato della guerra copre la Libia. La Libia della Tripolitania, dove ieri notte i raid delle milizie dell’Lna, l’esercito nazionale libico fedele al generale Haftar, hanno colpito la popolazione civile; quella della Cireneica, dove Bengasi, roccaforte di Haftar, è diventata obiettivo dell’esercito governativo di Al-Sarraj; quella del Fezzan, dove le tribù sostengono al momento Haftar che, a quanto riferisce il quotidiano di proprietà saudita Asharq al-Awsat, ha “respinto offerte di Italia e Francia per arrivare a un cessate il fuoco“.

Vittime civili a Tripoli

La situazione sembra essere a un punto di non ritorno. Gli attacchi missilistici su quartieri popolari di Tripoli hanno provocato cinque morti, tra cui un’intera famiglia di tre persone, e 23 feriti, alcuni in gravi condizioni.

Il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale in memoria dei civili innocenti rimasti uccisi nei bombardamenti e dopo due settimane di scontri nella capitale libica, il bilancio delle vittime complessivo, secondo i dati dell’Associazione medici di origine straniera in Italia, è di 190 morti, tra cui 60 minorenni, e 850 feriti, mentre il numero degli sfollati è salito a 25mila.

Bengasi obbiettivo militare

Al tempo stesso, il colonnello Mohammed Qannouno, portavoce della ‘war room’ delle forze governative, ha specificato che “l’ordine del comando centrale è di andare in ogni città della Libia che non è sotto controllo del governo di accordo nazionale. Quando parlo di ogni città libica intendo anche la Cirenaica”, ha sottolineato l’alto ufficiale fedele a Sarraj, intendendo che quella regione, sotto controllo di Haftar, ora deve ritenersi obbiettivo militare.

La guerra in Libia tra propaganda e alleanze

Come in ogni confronto bellico, contano non solo i missili, ma anche propaganda e alleanze. Per Sarraj il generale Khalifa Haftarè un criminale di guerra” ed ha annunciato, visitando le zone della capitale libica colpite dai bombardamenti, una denuncia alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità. Da parte sua Haftar nega di essere il responsabile dell’attacco e accusa “le milizie terroristiche che controllano Tripoli” di aver lanciato i missili.

Sul fronte delle alleanze la situazione è ancora più complicata, sia all’interno sia all’esterno. La Libia conta 140 differenti tribù e l’importanza dei clan è fondamentale per cercare di capire ciò che accade oggi; ad esempio la tribù dei Warfalla, la più numerosa del paese, è schierata con Haftar.

Sul piano internazionale, Francia e Arabia Saudita appoggiano Haftar, e in molti sospettano che l’esercito del generale sia armato anche grazie all’apporto di paesi stranieri. In realtà, i medesimi sospetti riguardano Sarraj: oggi il portavoce portavoce dell’Lna di Haftar ha denunciato l’arrivo di un carico di armi all’aeroporto di Zuwara di Tripoli, affermando che l’Lna “conosce la provenienza delle armi”, facendo riferimento in particolare a Turchia e Qatar. “Altre armi turche – ha aggiunto – stanno arrivando alle milizie islamiste che combattono al fianco delle forze del Governo di accordo nazionale del primo ministro Fayez al Sarraj”.

Il ruolo della Russia

Nello scacchiere, un attore pesante è certamente la Russia: è al fianco di Haftar, perché il generale avrebbe promesso a Mosca – come oggi scrive il quotidiano tedesco Die Welt – di continuare la cooperazione militare con la Libia, di attuare gli accordi multimiliardari già firmati da Gheddafi e il progetto di investimento nella ferrovia Tripoli-Bengasi.

A nessuno, però, fa comodo una lunga guerra che destabilizzi di nuovo il paese nord-africano, nemmeno alla Russia, e oggi il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, a margine del Forum di cooperazione russo-arabo che si tiene a Mosca, ha dichiarato che “La Russia sta lavorando con tutte le forze politiche libiche, senza eccezione, per aiutare i libici a superare le loro attuali divergenze e raggiungere un accordo stabile sulla riconciliazione nazionale”.

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