Guido Rossa, storia di un operaio

Focus

Quaranta anni fa l’uccisione del sindacalista della Fiom. Mattarella: “La democrazia difende se stessa se non rinuncia ai propri valori”

Questa è la storia di un operaio. E anche la storia di un pentimento collettivo e tardivo per ciò che poteva essere fatto e non si fece, come spesso è accaduto (e continua ad accadere) nella storia d’Italia. Guido Rossa, veneto di nascita, nel 1978 aveva 44 anni, lavorava all’Italsider di Genova (oggi Arcelor Mittal), era un sindacalista della Fiom-Cgil membro del consiglio di fabbrica, un iscritto al Partito comunista. E un padre.

Dopo il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, avvenuto quell’anno, aveva abbracciato con convinzione la posizione che, mai così forte come in quell’occasione, il sindacato aveva assunto contro il terrorismo.
“Fra le Br e la classe operaia ci deve essere la stessa frattura politica e ideale che c’era tra partigiani e brigate nere – aveva detto quell’anno Luciano Lama -. Non è più tollerabile qualsiasi forma ambigua di connivenza con la pratica della violenza e del terrorismo”.

Una posizione fatta propria da Guido Rossa, senza tentennamenti, con coraggio ed estrema convinzione, in un ambiente, quello della fabbrica, in cui continuavano ad esistere, ancora tante, troppe connivenze con il mondo della lotta armata.
Il 25 ottobre del 1978 quelle contraddizioni e quelle ambiguità presentarono il loro conto tutte insieme, quando Rossa, accanto alla macchinetta del caffè, trovò un plico con dei volantini delle Br e notò un collega, Francesco Berardi, che proprio in quel momento si allontanava in bici con un pacco sospetto nascosto sotto la giacca.

La regola, fino ad allora mai applicata, che si era data il sindacato era che attività del genere, se scoperte, venissero denunciate al consiglio di fabbrica. E così fece Guido Rossa, immediatamente. La storia successiva è nota: Berardi che viene fermato e che subito si dichiara prigioniero politico, la firma di Guido Rossa (e solo la sua) sotto la denuncia, la testimonianza al processo e la condanna.

Guido Rossa non aveva esitato, ma tutti sapevano che quel gesto, il primo del genere in una fabbrica, lo avrebbe messo nel mirino. Per questo i compagni della Cgil decisero di fargli da scorta, per qualche settimana. Ma non bastò. La mattina del 24 gennaio del 1979, esattamente 40 anni fa, Guido Rossa era da solo quando, poco dopo l’alba, mentre come ogni giorno si recava al lavoro, incontrò il commando delle Brigate Rosse incaricato di farla pagare a quello che definivano “una spia”.

Le testimonianze dei membri del commando e le successive ricostruzioni hanno chiarito che l’intenzione delle Br era di gambizzare, e non di uccidere, l’operaio. Ma dopo i primi quattro colpi esplosi alle gambe qualcosa scattò nella testa del capo del commando, Riccardo Dura, che dopo essersi allontanato tornò indietro e freddò Guido Rossa con un colpo al cuore.
Un gesto che decreterà, dopo l’ondata di indignazione che era seguita alla vicenda di Aldo Moro, l’inizio della fine della lotta armata in Italia, segnandone il declino definitivo.

E che con l’uccisione, per la prima volta, di un operaio, un sindacalista, un comunista, le Br fossero giunte a un punto di non ritorno, dopo anni in cui avevano potuto contare su una rete vasta di omertà e complicità negli ambienti più insospettabili, si capì il giorno dei funerali di Guido Rossa, quando 250 mila persone, arrivate da tutta Italia, riempirono le strade di Genova.

“Guido Rossa ebbe il coraggio di non cedere di fronte alla minaccia e alla violenza. Ha pagato il prezzo supremo di chi ha voluto tenere fede ai valori della Repubblica, che a Genova e nelle sue fabbriche ha trovato radice profonda nei valori nati nella Resistenza”, ha detto questa mattina Sergio Mattarella dallo stabilimento Arcelor Mittal di Cornigliano, dove ha preso parte alla commemorazione per il 40esimo anniversario della morte del sindacalista.
“Dalla nostra storia, dai testimoni di cui facciamo memoria – ha aggiunto il Capo dello Stato -, abbiamo imparato che la democrazia si difende se resta se stessa e non rinuncia ai propri valori, scolpiti nella Costituzione”.
“A decenni di distanza – ha sottolineato il Presidente -, quell’impegno non può dirsi del tutto concluso. L’azione delle istituzioni per ristabilire piena luce non può fermarsi. Una definitiva chiusura di quella pagina richiede che sia resa compiuta giustizia” affinché “ scontino la quanti si sono macchiati di gravi reati e vi si sono sottratti con la fuga”.

Un monito che, alla luce di quanto avvenuto oggi a Genova, dove alcune scritte contenenti insulti nei confronti di Guido Rossa e inneggianti a esponenti delle Br sono apparse sui muri, suona più mai attuale.

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