Lasciare la politologia per la politica

Focus

Opposizione qui e ora a un governo che traballa ma non cade, il resto ė politologia

“Sembra un sogno eppure è tutto vero e il duello senza fine e senza vergogna tra i due innominabili ancora tiene la scena”, scrive sconsolato il filosofo Biagio De Giovanni chiedendosi “quando si sveglieranno gli italiani?”. Già, la domanda è esattamente questa. Il governo degli “innominabili” (ma certo, Salvini e Di Maio) è nel discredito più totale, non governa, traballa ogni giorno: eppure è in sella. I sondaggi per quello che valgono gli vanno bene. Ma tanta gente è schifata. Il popolo sa tutto: che stanno insieme solo per il potere, che non hanno una straccio di idea per l’Italia, che intorbidano le acque e avvelenano Il dibattito pubblico. Magari avverte il fetore degli affari sporchi. Sa che Salvini odia Conte e Di Maio, cordialmente ricambiato. Intuisce che nella  catastrofe politica del M5S l’avvocato si sta ritagliando un suo personale spazio mentre Salvini – come ha scritto Giuliano Ferrara – non porta a casa niente di concreto. E che nessuno  si fida dell’altro, come nella scena del triello finale de Il Buono, il Brutto e il Cattivo. Ma il popolo si chiede quale sia l’alternativa alla stagnazione gialloverde.

Che fare? Una prima risposta è: tutto tranne che baloccarsi con dispute politiciste usando i partiti come se fossero i pezzi del Lego: tolgo questo, metto quello, allunga di là, stringi di qua. Eppure l’analisi è abbastanza chiara. La destra è al governo con un’alleanza cementata dal potere e da una propensione antidemocratica tipica del sovversivismo di cui parlava Gramsci nei Quaderni, un sovversivismo nutrito di “apoliticismo del popolo italiano che viene espresso con le frasi di ribellismo e di antistatalismo primitivo ed elementare”. Su quest’humus hanno germogliato pulsioni di vario tipo – alcune anche giuste – frullate in una cinica pratica di governo. Ecco perché discettare astrattamente se sia meglio il M5S o la Lega appare sterile. La Direzione del Pd ha chiarito che nel vivo della lotta d’opposizione questa querelle ha poco senso. Il problema del Pd infatti è qui e ora, quando c’è poco da sottilizzare. Salvini chiude i porti con il consenso di Di Maio. Le fabbriche vanno in crisi nell’insipienza di quest’ultimo e il silenzio del suo compare. Il ministro dell’Interno scappa dal Parlamento e dai tribunali con la compiacenza grillina. Ma di che stiamo parlando? Opposizione forte adesso soprattutto nel Paese: questo ci pare il messaggio di Zingaretti accompagnato dall’allarme per una situazione insostenibile ormai (quasi) anche dal punto di vista istituzionale, con gruppi di maggioranza che lasciano l’aula mentre parla il premier o il presidente della Camera che fa altrettanto sul decreto sicurezza. 

Se tutto questo è vero, bisogna che il Pd lasci la politologia per la politica. E lo deve fare in fretta. Deve far capire, oggi, che il Pd può essere apprezzato in positivo, per quello che propone, e non solo per un messaggio difensivo, perché è l’unico argine a questa gente del governo, cosa pur vera ma che non è sufficiente. Solo con un forte messaggio propositivo e ideale si può uscire dal guscio dell’autoreferenzialità quando non dell’autolesionismo.

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