Huawei: manette, spie e affari milionari

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Meng Wanzhou

La vicepresidente e direttore finanziario del colosso cinese Huawei arrestata dagli Usa per un’indagine sulle violazioni delle sanzioni all’Iran

Nuova puntata della guerra commerciale fra Usa e Cina. Meng Wanzhou, 46 anni, figlia del fondatore di Huawei, vicepresidente e direttore finanziario del colosso cinese delle telecomunicazioni, è stata arrestata, sabato 1 dicembre, a Vancouver, in Canada, in base a un mandato di arresto emesso dagli Usa per un’indagine sulle violazioni delle sanzioni all’Iran. Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione e l’udienza è stata fissata per domani.

Un brutto episodio che ha già provocato ribassi in tutti i mercati internazionali e che potrebbe incrinare la tregua commerciale tra Usa e Cina raggiunta sabato scorso da Trump e Xi Jinping alla fine del G20 a Buenos Aires.
La Cina ha chiesto l’immediato rilascio della donna, accusando gli Usa di violazione dei diritti umani, ma il messaggio americano potrebbe non riguardare solo il paese asiatico, ma qualunque paese continui a rispettare l’accordo sul nucleare del 2015 con l’Iran, accettato da Obama ma ora disconosciuto da Trump.

C’è, poi, un’altra questione, che riguarda la sicurezza. L’arresto della dirigente Huawei è arrivato a un paio di settimane dopo l’invito degli Usa agli alleati di evitare di usare la compagnia cinese per “rischio spionaggio“. Il tema è stato affrontato anche dal Copasir che, dopo aver già sentito il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha chiesto al vicepremier Di Maio come intenda tutelare l’Italia dal rischio di spionaggio da parte dei cinesi. Come scrive La Repubblica, “Oggi in Italia gli apparati di Huawei sono dentro le reti di tutti gli operatori, a tutti i livelli: accesso radio, accesso fisso, layer ottico di trasporto. Praticamente tutto il traffico Internet italiano prima o dopo passa per un router Huawei”.

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