I miei incontri con George Michael

Focus

Il ricordo, apparso sul The Guardian, di Simon Hattenstone, giornalista autore delle due interviste più toccanti mai fatte al cantante. Un ritratto a tutto tondo, che comprende arte, droga, sesso e un pietoso affresco dello star-system, da cui emerge l’eccezionalità e il lato sofferente dell’uomo George Michael

Il suo ufficio stampa lo reputava una “canaglia” da giornale scandalistico, ma George Michael era molto soddisfatto del lavoro di Simon Hattenstone, l’autore di due memorabili interviste al cantante, che ne hanno messo a nudo l’anima. In questo pezzo uscito sul The Guardian il giornalista ricorda un uomo generoso, brillante e onesto – e che ti faceva voglia di essere suo genitore.

C’era qualcosa di meraviglioso in George Michael. Grande cantante (quando non aveva fumato troppo), bell’aspetto (anche se lui non si piaceva del tutto), magnifico autore di canzoni (prima del blocco creativo), grande personalità (quando non era strafatto), e una fonte inesauribile di scandali per i giornali. Non ha concesso molte interviste durante la sua carriera, ma quando lo faceva ne rilasciava di interessanti (io l’ho intervistato due volte, nel 2005 e nel 2009). Non era uno che reputava sensato risparmiarsi.

schermata-12-2457749-alle-17-58-16L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato a casa sua ad Highgate (sobborgo di Londra nord n.d.t.) per la nostra seconda intervista. Di nuovo, questo era un aspetto tipico di Michael: poche pop star ti lasciano avvicinare alla loro vita reale; Michael invece ti mostrava tutto, quando era il momento giusto. Era una specie di recluso ma si nascondeva in bella vista. Tutti sapevano che George viveva davanti al grande pub, che poteva capitargli di andare a sbattere con la macchina contro la finestra centrale di Snappy Snaps (un negozio di fotografia n.d.t.) quando si era fumato una canna di troppo, che frequentava Hampsted Heat (uno spazio verde pubblico nella zona nord di Londra n.d.t.) per sesso occasionale.
I fan più ossessivi erano soliti appostarsi per giorni fuori da casa sua sperando di intravederlo, fotografarlo o magari chicchierarci un po’. Ce n’erano un paio quando sono andato lì – erano arrivati dalla Germania per approfittare della remota possibilità di avvicinarlo. La sua abitazione era spesso preda di stalker.

Era una giornata scura di Dicembre, e George era in vena di confessioni. Quando lo avevo intervistato quattro anni prima, gran parte del nostro discorso ebbe a che fare con la morte (sentiva di avere addosso una specie di maledizione a causa della morte della madre e dei suoi compagni, perfino il cucciolo che aveva comprato dopo la morte del suo cane era annegato) e con il suo blocco creativo. Era letteralmente ossessionato da questa mancanza d’ispirazione, anche se aveva insistito sul fatto che gli mancasse solo un ritornello giusto per ultimare un capolavoro.

George era un uomo complesso. Ciò che c’era di più privato nella sua vita (la sessualità) era diventato un libro aperto. Ciò che era maggiormente pubblico (la musica) era diventato in modo strano un qualcosa di privato. Mi disse che era stato in studio per scrivere nuove canzoni, ma quando cercai di approfondire l’argomento divenne schivo e pieno d’imbarazzo.
Fumava canne una dopo l’altra e si soffermava su ciò che reputava un territorio sicuro – la droga e il sesso. C’erano state delle voci, circolate sui giornali scandalistici, riguardo al fatto che fosse stato sorpreso a fare sesso all’aperto, ad Hampted Heat, con un pensionato che assomigliava a Bernard Manning (comico britannico n.d.t.). Michael si indignò per quegli articoli. C’era qualcosa di dolce e allo stesso tempo di narcisistico in lui. E sì, era leggermente imbarazzato rispetto al fatto che quella storia potesse deteriorare la sua reputazione, ma era anche dispiaciuto per quell’uomo. “Il suo unico crimine è stato quello di essere la persona dall’aspetto più infelice a uscire dal parco dopo di me”. Ma il sesso all’aperto c’era comunque stato? Naturalmente, disse. E come se non fosse abbastanza, mi fornì la descrizione tipo di una sua giornata. “Generalmente mi alzo alle 10 di mattina, il mio assistente mi porta la colazione e poi dò un’occhiata alla mail, poi, se sono dell’umore giusto, salgo nel mio ufficio ad Highgate, lavoro un po’, scrivo, arrangio: quello che capita. Poi torno a casa, Kenny [il suo compagno di allora] è lì, insieme ai miei cani. Magari mangiamo qualcosa, usciamo, e dopo con molta probabilità andiamo a farci una scopata, o invitiamo qualcuno qui per farci una scopata.”

Michael tirava fuori una specie di istinto genitoriale sopito in me. C’erano state cronache che riferivano fosse stato fermato dalla polizia per possesso di crack, ma lui non ne aveva mai parlato esplicitamente. Come gli chiesi di parlare della cosa, sentii il tono della mia voce cambiare. Avevamo la stessa età, ma avrei potuto essere suo padre. Gli ho chiesto se avesse fumato crack, e lui ha iniziato a strepitare, accennando a cose che si fanno in certi momenti, ma di cui non si va particolarmente orgogliosi. Alla fine, gli ho chiesto di guardarmi negli occhi e di dirmi se avesse o meno fumato crack in quell’occasione. “L’ho fatto? In quell’occasione? Sì.” Ha mormorato come un ragazzino spaesato.

schermata-12-2457749-alle-18-02-23L’intervista poi è finita con lo scoop. Non si trattava solo del crack e del sesso all’aperto, fu quello che disse riguardo a Elton John, che andava dicendo a tutti di essere preoccupato per Michael. “Elton vive di queste cose. Non sarà felice finché non busserò alla sua porta nel bel mezzo della notte dicendogli ‘Ti prego, ti prego, aiutami, Elton. Portami in rehab.’ Ma non accadrà. Sai cosa mi è giunto all’orecchio l’altro giorno? Che Bono …mio Dio” soffoca una risata “Insomma, Geri Halliwell ha detto a Kenny che Bono, mentre era con Elton, l’ha approcciata per chiederle, ‘Cosa possiamo fare per George?’. E io devo avere a che fare con queste cose solo perché non voglio far parte di quella “cricca’. Tutto ciò che dovrei fare per fermare il gossip sarebbe uscire a Londra, così che la gente si renda conto che non assomiglio a qualcuno che sta per morire”. Ma, naturalmente, tutti avevano ragione a preoccuparsi per lui.

Michael viveva a pochi minuti di macchina da me. Nonostante tutte le canne che si era fatto, insistette per accompagnarmi a casa. Tipico della sua generosità, e anche un po’ incosciente da parte mia (accadde solo pochi mesi prima del sovra citato incidente allo Snappy Snaps). Gli chiesi di bussare alla porta di casa mia mentre mi nascondevo. Rispose mia sorella maggiore, disse “È George Michael!” e quasi ci riamase secca.

Il suo ufficio stampa odiò l’intervista, e disse che ero il peggiore prototipo di canaglia da giornale scandalistico. George invece ne fu molto soddisfatto. Mi diede la sua email, ma era un pessimo corrispondente e non rispose mai. Poi, un giorno, completamente inaspettata ricevetti da lui una e-mail magnificamente ottimistica.

Ciao Simon,
Sono sicuro che arriverà il momento per un’altra intervista. Col senno di poi considerami pure un po’ meno paranoico di quello che hai pensato che fossi l’ultima volta che ci siamo incontrati. Ho preso in considerazione di unirmi a quel fiasco che si è rivelata la commissione Leveson (istituita nel 2011 da Cameron per fare chiarezza su presunti metodi ricattatori utilizzati dalla stampa per creare scoop n.d.t.), ma poi ho scelto di non farlo, in parte perché c’erano un sacco di idioti coinvolti, ma anche perché pensavo che non sarebbe cambiato un cazzo. Ho comunque inviato loro l’esaustiva lettera che il vecchio disgraziato che hanno cercato di “collegare’ a me (in tutti i sensi…) ad Hampstead Heat mi ha mandato. Mi ha spiegato di come lo hanno ricattato senza nemmeno dirgli chi era colui che avrebbe dovuto aver incontrato lassù nell’oscurità, e di alcuni dettagli raccapriccianti del suo calvario, povero disgraziato… tutto ciò ha avuto un effetto devastante su di lui, e siccome nessuno dà retta in questi casi alle celebrità ho pensato che le prove fornite da lui potessero essere più utili. Inoltre, per completa onestà, non potevo fare a meno di voler far sapere al mondo che i pensionati corpulenti non sono di mio gusto: nemmeno al buio 🙂

Mi sento alla grande in questi giorni, pulito come non mai, e con quasi un album completo pronto a uscire: quest’anno sarà un anno buono, me lo sento. Vorrei fare un bel cambiamento. Spero che te e la tua famiglia stiate bene, è stato bello incontrarli.

Abbi cura di te, Il Greco che Canta xx

Questo successe quattro anni fa. L’album di cui mi scriveva non si materializzò mai.

 

Articolo di Simon Hattenstone apparso sul The Guardian

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