I surfisti del No che cavalcano l’onda dell’antipolitica

Focus

Sa Salvini a Di Maio è tutto un gridare al complotto, ma…

Lo hanno detto e probabilmente lo faranno: il Movimento Cinquestelle e la Lega hanno già minacciato l’Aventino e manifestazioni di massa e ora che l’incarico a Paolo Gentiloni si avvicina da Salvini a Di Maio è tutto un gridare al complotto.

“Incredibile. Domenica scorsa 32 milioni di italiani hanno votato per scegliere la loro Costituzione e la maggioranza ha bocciato Renzi. Oggi il PD, Mattarella e Napolitano si inventano il quarto Premier non eletto da nessuno, la fotocopia sfigata e inutile di Renzi. Questi ci prendono per il c..o! Noi non ci arrendiamo, daremo battaglia a questa cricca. #votosubito”. Così il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che conferma la manifestazione di piazza per il 17 e il 18 dicembre prossimi.

“C’è un Paese che vuole votare. I cittadini non vedono l’ora di cambiare l’Italia con il proprio voto. I partiti in queste ore stanno fabbricando l’ennesimo Governo in provetta per continuare a mantenersi i loro mega stipendi, le loro pensioni e i benefit. Noi stiamo con il popolo italiano. Non con questa banda di voltagabbana. Non staremo a guardare”.  Dice invece in un post su Facebook, il vice presidente della Camera ed esponente del M5S Luigi Di Maio.

Eppure coloro che si avvantaggiano di questo governo sono proprio loro. I partiti e movimenti populisti che gridano al complotto, ma che sono stati gli artefici in prima linea della situazione attuale. Come dei veri surfisti cavalcano l’onda dell’antipolitica meglio di chiunque altro. Hanno contribuito a farla crescere e ora più che mai stanno in perfetto equilibrio.

L’orizzonte del voto, non è una scoperta di questa mattina, deve essere preceduto dall'”armonizzazione” della legge elettorale per la Camera e il Senato, così come ha anche invocato chiaramente il massimo garante del nostro sistema parlamentare: il presidente Mattarella.

Intanto la linea dei Cinquestelle è già chiara su Gentiloni. Per Di Battista: “È un renziano di ferro” che “potrebbe fare il presidente qualche mese senza mettere in pericolo Renzi il quale si potrebbe preparare ad un ritorno”. Di Maio ancora più duro: “È un governo avatar, Renzi si dimette ma resta lì”. Eppure la parentesi di Gentiloni serve più che mai ai pentastellati che non possono più bivacchiare sulle domande ancora non chiuse. Chi sarà il loro candidato Premier? Chi controllerà la scelta della base grillina? Solo la Casaleggio Associati?

In attesa di queste fondamentali risposte, la narrazione dell'”apriscatole ” che deve scardinare le istituzioni prosegue indisturbata. E l’onda lunga dell’antipolitica continua ad ingrossarsi.

 

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