Il 25 aprile di Milano. Stop ai neofascisti

Focus

Pesa, alla fine, il pressing del sindaco Giuseppe Sala, che da subito aveva rilanciato l’allarme e il monito dei partigiani, raccolto in prima pagina su l’Unità lo scorso 11 aprile.

Dopo quattro anni, Milano dice “no” alla parata dei neo fascisti di “Lealtà e Azione” e Casapound. Ieri la svolta di prefettura e questura, comunicata all’Anpi che contro la manifestazione «offensiva» degli estremisti di destra aveva presentato anche un esposto a queste stesse autorità. Una decisione che dovrebbe riportare il sereno dopo giorni di tensione, specie tra i centri sociali, finora insoddisfatti della linea tenuta dalle autorità nei confronti dei neofascisti. Pesa, alla fine, il pressing del sindaco Giuseppe Sala, che da subito aveva rilanciato l’allarme e il monito dei partigiani, raccolto in prima pagina su questo giornale lo scorso 11 aprile.

Almeno a Milano, dunque, l’Anpi può dirsi soddisfatta. «Lo stop è un segnale importante di discontinuità rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni – plaude il presidente provinciale Roberto Cenati -, è il segnale che aspettavamo». I partigiani, come sindacati e associazioni che a loro si erano uniti nell’esposto di protesta, avevano ancora davanti agli occhi le immagini dello scorso anno. La mattina del 25 aprile 2016, tra i 300 e i 400 militanti di estrema destra avevano di fatto sfilato per commemorare i caduti della Repubblica sociale italiana al Campo 10 (qui sono seppelliti, ricorda l’Anpi, «gerarchi fascisti, torturatori, alcune SS e i fucilatori dei martiri di piazzale Loreto»). Con tutto un corollario di «saluti romani, aquile della Rsi, drappi di Salò issati illegalmente sulle tombe», come denunciava l’esposto. Molti più che negli anni precedenti, quando l’iniziativa per quanto comunque grave era stata meno appariscente. Da qui l’ultimatum di Anpi, sindacati e associazioni: «Diciamo basta a questa vergogna». La giunta di centrosinistra aveva formalizzato una analoga richiesta di divieto, tramite l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza, all’ultimo Comitato per l’ordine pubblico e alla sicurezza, ovvero al questore e alla neo prefetto Luciana Lamorgese. Lo stop alla parata però non era arrivato, e si era parlato solo di maggiori controlli degli estremisti, senza vietarne l’assembramento. Così martedì 19 il sindaco era tornato sul tema: «Cercheremo di disincentivare questa parata e questa provocazione. Milano proprio non la merita». Da parte sua avrebbe evitato per prima cosa la deposizione di una corona del Comune, come pure era stato fatto in passato: «Non era scontato non farlo più, ma mi sembra giusto anche con questo gesto rendere onore a quelli che io credo siano i valori di Milano».

Niente vessilli né gruppi riconoscibili
Ora invece le autorità confermano che non verranno bloccati gli accessi al cimitero, ma chiariscono che non sarà permesso l’ingre ss o di alcun gruppo riconoscibile, «nessun corte, né saluti romani né vessilli», sottolinea il presidente provinciale dell’Anpi Roberto Cenati. Da cui arrivano anche parole di apprezzamento per il ruolo giocato dal Comune, «del resto il sindaco Sala si è sempre mostrato molto attento alla memoria». Il primo cittadino accoglie la decisione di questura e prefettura come assolutamente giusta, e ammette che da parte di palazzo Marino «un richiamo c’è stato». «Quello che si decide è legato al momento storico e in questo – spiega – le tensioni sono alte, come il rischio di un certo tipo di ritorno al passato, di populismo, dunque ho deciso di fare così. Credo che se fosse stato sindaco Pisapia, in questo contesto avrebbe fatto lo stesso».

Sala con la Brigata ebraica
Il punto fermo messo dalle autorità non è stato bene accolto da Casapound e dagli altri militanti di estrema destra: bisogna vedere se sfideranno il divieto, nel qual caso – spiega ancora Cenati – scatterà subito la denuncia per apologia del fascismo. E se viste le novità sembra scongiurata una reazione “forte” del presidio antifascista, previsto quasi in contemporanea e a poca distanza dalla manifestazione di “Lealtà e Azione”, ora l’attenzione di tutti si sposta sulle contestazioni annunciate, come negli scorsi anni, alla Brigata ebraica. L’Anpi milanese ha già lanciato un segnale: se a Roma la Brigata ebraica sarà addirittura assente dal corteo del 25 per la presenza di gruppi filopalestinesi, sotto la Madonnina il comitato promotore delle celebrazioni della Liberazione ha deciso di coinvolgere quest’anno anche la comunità ebraica nell’organizzazione della giornata. Lo spezzone della Brigata sfilerà sotto l’occhio vigile di un cordone che non si vuole definire di sicurezza, e che però come tale si presenta. Una scelta per la quale Cenati è stato addirittura bersaglio di proteste e insulti sui social media, poi girati alla Digos. Anche il sindaco però si schiera: «Certamente per buona parte del corteo sarò vicino al gonfalone del Comune, però vorrei anche muovermi e in particolare passare al fianco della Brigata Ebraica».


Leggi anche: “Spero che diventi un precedente a livello nazionale”, parla Pierfrancesco Majorino

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli